sabato, 2 Luglio 2022

Media, scuola e politica: Cloe Bianco è morta 3 volte

Cloe Bianco, professoressa di 58 anni, morta suicida. Nata come Luca, cresciuta con la frustrazione di non essere se stessa. Nel 2015 ha fatto coming out, poi un declino di solitudine e disperazione. Nella sua emarginazione è morta tre volte.

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Prima l’annuncio sul suo blog e poi le fiamme. La professoressa Cloe Bianco si è abbandonata silenziosamente alla morte. “Ho festeggiato con un pasto sfizioso e ottimi nettari di Bacco”, queste le parole nell’ultimo comunicato sul suo blog. Ha continuato: “Questa semplice festa della fine della mia vita è stata accompagnata dall’ascolto di buona musica nella mia piccola casa con le ruote, dove ora rimarrò”. Sabato scorso, 11 giugno, il corpo carbonizzato della professoressa è stato trovato nella sua roulotte nel Bellunese, tra Auronzo di Cadore e Misurina. I Vigili del Fuoco sono intervenuti per soffocare le fiamme, ma non c’è stato nulla da fare. Le indagini sono in corso, si ipotizzava inizialmente potesse trattarsi di un incidente, che magari il mezzo avesse preso fuoco e la docente fosse rimasta intrappolata; in realtà, dopo la lettura del suo ultimo post, non ci sono praticamente più dubbi sul fatto che si tratti di suicido premeditato.

Cloe Bianco, chi era?

Cloe Bianco, originaria di Marcon in provincia di Venezia, aveva 58 anni. Venuta al mondo come Luca, cresciuta con la frustrazione di sentirsi donna e dover tacere, perché il Paese “non era pronto” alle persone trans, e probabilmente non lo è ancora. Ha studiato, si è formata, è diventata una professoressa. Poi è arrivato il declino, è il 2015 quando diventa insegnante di ruolo in un istituto tecnico di San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Forse con il riconoscimento di “essere qualcuno”, di “contare” all’interno di un’Istituzione, trova il coraggio di esprimersi. Un giorno decide di fare il suo ingresso in aula con abiti femminili, come segno di affermazione: anch’io esisto, ecco chi sono. Non si sarebbe mai aspettata che da lì avrebbe ricevuto solo schiaffi morali dal mondo.

Il papà di uno studente: “Si faccia qualcosa perché non accadano più queste cose”

L’Istituzione scolastica le ha voltato le spalle. Dopo essersi presentata semplicemente come si sentiva di essere, indossando comuni vestiti, non di certo abiti succinti che non rispettavano il decoro della scuola, il papà di uno studente che era venuto a sapere dell’episodio, ha scritto una lettera ad un’allora assessora del Veneto, in cui tra le tante cose diceva: “Ma davvero la scuola si è ridotta così?”, per poi aggiungere quasi preoccupato: “Ho voluto metterla al corrente di quanto accaduto sperando che con il suo ruolo di assessore possa fare qualcosa perché in futuro queste cose non accadano più”. Cloe ha dovuto fare i conti con una società retrograda. Eppure, quando si è presentata in classe, si era presa la briga di spiegare ai suoi alunni il perché si fosse presentata così, ha spiegato chi fosse davvero. Non si è trattata di provocazione, o di chissà cos’altro, semplicemente ha mostrato chi aveva represso per tutti questi anni. Lei non era Luca e aveva chiesto ai suoi studenti proprio questo: “Da oggi, chiamatemi Cloe”. E se la comunità ha iniziato a polemizzare, ci si aspettava una risposta positiva da chi dovrebbe rappresentarci, da chi ricopre un ruolo autorevole: la politica.

Ex assessora: “Chiederò di prendere provvedimenti”

Anche la politica ha voltato le spalle a Cloe Bianco. L’assessora, dopo aver accolto la preoccupazione di quel papà, in tutta risposta si è scagliata contro la docente: “Chiederò di prendere dei provvedimenti. La sua sfera dell’affettività è un fatto personale. Ma quello che è accaduto è grave. Ci preoccupiamo molto del presepio a scuola per non urtare la sensibilità degli studenti musulmani. E questo allora?”. Questo, come l’ha definito l’assessora, è affermazione di se stessi, è libertà d’espressione. Questa è ignoranza, il sociale e la politica hanno sempre ignorato queste tematiche. E se ci fosse stato il Ddl Zan? Probabilmente le cose sarebbero andate diversamente; infatti, all’interno del disegno di legge, la contestata e mal interpretata “ideologia gender”, che sarebbe servita come supporto per la crescita e formazione personale dello studente e docente, aveva come obiettivo soltanto insegnare, istruire e rendere palesi realtà da sempre esistenti, ma taciute, per paura e per timore. Ricordiamo il perché ad oggi esistono i Pride. Giugno, il mese della morte di Cloe, è il mese di questi “moti rivoluzionari” nati a Stonewall nel 1969, quando gruppi di omosessuali, che si ritrovavano in bar gay, decisero di ribellarsi e reagire ai soprusi della Polizia. Da qui, è avvenuta “ufficialmente” la nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Ancora una volta, l’orgoglio di essere se stessi ha portato alla morte.

La reazione di Cloe

Cloe proprio nel 2015, anno della sua solitudine, dell’evidente rifiuto da parte del mondo, ha iniziato a scrivere sul suo blog. Parlava di tutto, delle sue considerazioni legate all’esperienza delle persone trans in Italia, da cui si distanziava perché considerava “desertica” e “malata” perché non voleva “seguire i dettami della collettività trans italica, specialmente le modalità di transizione da un genere all’altro”. Cloe aveva subito una doppia discriminazione perché lei era una donna trans che, però, non ha mai voluto sottoporsi al percorso di transizione vero e proprio, interventi sia psicologici sia chirurgici. Lei voleva esprimersi come meglio credeva.

Preside: “Sospensione per 3 giorni”

Ha incontrato ancora una volta qualcuno che le voltasse le spalle quando, dopo le polemiche sollevate in diversi ambiti, anche il preside della sua scuola, che all’inizio le aveva mostrato sostegno, successivamente, si è appreso, l’aveva sospesa per 3 giorni. Cloe a quel punto aveva deciso di presentare ricorso al Tribunale, ma ha perso la causa perché il Giudice aveva considerato la modalità di fare coming out come “irresponsabile e scorretta”. La docente di ruolo era stata trasferita in segreteria per non essere più a contatto con gli studenti.

L’isolamento di Cloe

Arriva l’isolamento. Cloe si era rintanata nel suo blog e nella sua casa a 4 ruote. Disperazione e dolore hanno accompagnato i suoi ultimi anni di vita. La scuola come ha risposto in questo frangente? Con uno studente gay deriso e attaccato nel silenzio degli insegnanti nel 2018 a Milano, e questo è uno dei tanti casi accaduti tra le 4 mura di quell’edificio che dovrebbe insegnare integrazione, accettazione e cooperazione, che forma i giovani del domani e che, invece, preferisce restare fermo, inerme, in silenzio.

Cloe e i media

Cloe è l’ulteriore vittima della discriminazione sociale e, purtroppo, anche mediatica. È stata uccisa 3 volte: nel 2015 per mano dell’Istituzione scolastica e politica, nel 2022 per mano sua e nel post-mortem dai media. Grandi testate giornalistiche non le hanno reso giustizia. I titoli successivi alla sua morte continuavano a darle del “lui”, ad utilizzare termini come “travestito” o a porre tra virgolette il nome con cui si faceva chiamare. Non si conoscono le motivazioni reali del perché la docente abbia deciso di compiere un gesto così estremo, probabilmente è stato anche a causa di questo. La vita di Cloe è stata segnata e tagliata dalla transfobia, dalla discriminazione. Gettata ai margini della società, ci è rimasta. Era sola, nell’intimità della sua casa e diversi sfoghi sul suo blog, ha vissuto la sua vita cercando di affermarsi, ma i suoi sforzi non sono stati abbastanza. Ora resta un corpo carbonizzato che racconta una storia fatta di ingiustizie, silenzi, solitudine. Una morte premeditata, pensata per essere vissuta fino all’ultima goccia di dolore. Bruciare tra le fiamme dell’emarginazione è stato un fine vita straziante. Cloe non è morta in pace, ha vissuto un Inferno sulla terra ed è tra le fiamme che ci ha lasciati.

Cloe, addio

Sempre sul suo blog aveva detto di essere “brutta” e il suo addio è stato accompagnato da “se mai qualcuna o qualcuno leggerà questo scritto”. Pensava di non essere notata, di passare inosservata come tante altre volte nel corso della sua vita. Cloe non esisteva, guardava da dietro le quinte la vita di Luca. Tra le fiamme, però, è morta Cloe Bianco ed è così che deve essere ricordata. Urge, per Cloe, per tante altre vittime della comunità LGBTQ+, una legge nel nostro Paese che le tuteli, come servirebbero determinate attività educative adeguate per condurre tutti alla conoscenza delle tante sfaccettature dell’essere umano.

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