sabato, 2 Luglio 2022

RollingStones e l’articolo “boomer” sul BookTok

Qualsiasi cosa facciano i giovani non va mai bene, se leggi non sai cosa stai facendo, se non lo fai sei ignorante. La polemica si propaga tra i lettori.

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Negli ultimi anni, grazie a un massiccio utilizzo dei social, sono aumentati i lettori. Sempre più giovani si avvicinano alla lettura, indipendentemente dal fatto che leggano i libri di Sarah J. Mass rispetto a Dostoevskij. Questa distinzione di cosa, quanto e quando si legge non è di certo specchio dell’intelligenza di una persona.

Nell’articolo pubblicato da RollingStones “BookTok: può un hashtag di lettura spopolare tra gli adolescenti che non sanno leggere?”, oltre a dati ormai datati che di certo non rispecchiano la realtà dei fatti. Paragonare i libri che si vedono sui social, quali Tiktok, nell’ultimo periodo con quelli assegnati dai professori a scuola è un chiaro esempio di non aver la capacità di vedere nella lettura uno svago e una passione, non solo il compitino assegnato e noioso da portare a termine. Molti giovani, infatti, preferiscono la compagnia di un libro al fare serata in qualche discoteca chiassosa. Il fattore che le generazioni precedenti preferissero tutt’altro pur di non leggere, cosa che rispecchia anche un po’ la realtà dei fatti, non dipesa di certo dalla voglia o da un alfabetismo funzionale, ma da un sistema scolastico che non incentiva e invoglia i giovani.

“Invece di incoraggiare e puntare i riflettori su un bellissimo traguardo della generazione Z, ecco l’ennesimo articolo acido e spocchioso”, questo è solo uno dei commenti presenti sotto l’articolo.

Il fatto che alcuni dei titoli presenti sul #BookTok siano poi diventati dei casi editoriali, nel bene o nel male, fa riflettere su come un social spinga all’acquisto, influenzi delle menti e faccia andare avanti quel sistema editoriale italiano che ormai zoppica. Basti pensare che le stesse case editrici contattano i bookinfluencer per sponsorizzare le nuove uscite, consapevoli del fatto che ormai non basta una pubblicità in televisione.

“La canzone di Achille”, “Fabbricante di lacrime” o altri titoli virali sul BookTok sono egualmente validi nella sfera personale di un lettore rispetto a grandi classici come “Il giovane Holden” o “Lolita”. La mancata conoscenza di questi titoli, che spesso vengono propinati durante il periodo scolastico, dipesa sempre da un sistema educativo ormai arretrato e che non si sposa con la mentalità delle nuove generazioni.

Al Salone del libro, quest’anno sono stati registrati numeri da record, questo è dipeso dall’aumento durante la pandemia dell’utilizzo dei social e di conseguenza all’avvicinarsi alla passione per la lettura. Sicuramente, un altro ruolo, in questo caso, l’ha giocato la presenza di famosi Booktoker che hanno spinto il più possibile sulla partecipazione a questi eventi.

Condividere sui social le passioni è un modo per evadere, un posto sicuro e facile da raggiungere da milioni di persone. L’articolo tende a ridicolizzare i diari di lettura, le reaction ai finali strappalacrime, quando non si hanno problemi a guardare programmi beceri sulla televisione, dove relazioni sentimentali e lacrime sono in mondovisione.

Insomma, se i giovani non leggono non va bene, ma allo stesso tempo se leggono in realtà non lo fanno, perché non ne sono in grado e quindi via di finzione e video dove si piange per avere due like e far avvicinare, in maniera falsata e senza una base culturale a libri senza un briciolo di spessore diversi da quelli che ti propinano nelle scuole.

 

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