domenica, 3 Luglio 2022

Lavoro sostenibile, apre “Bay View”: primo campus completamente elettrico di Google

Si tratta di un campus che vanta il più grande impianto geotermico del Nord America, dal design e dall’architettura completamente sostenibile e incentrato sul concetto di uomo che “vive” il luogo di lavoro.

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Il campus di Bay View nella Silicon Valley è stato finalmente aperto ai Googler. Il progetto di Google Charleston East giunge quindi quasi alla fine, dopo i lavori avviati nel 2017. Si tratta di un campus completamente elettrico, che vanta il più grande impianto geotermico del Nord America, dal design e la struttura architettonica sostenibile e incentrato sul concetto di uomo che “vive” il luogo di lavoro. “È la prima volta che realizziamo uno dei campus principali di Google. Un processo ingegneristico altamente innovativo, che ha ripensato l’idea stessa di ufficio” spiega David Radcliffe, vicepresidente, servizi immobiliari e per l’ambiente di lavoro che ha seguito il progetto. Ma quali sono stati le fasi di sviluppo dell’opera? Da quale idea si è partiti?

Per progettare un luogo di lavoro sano e adattabile bisogna partire dalle persone che lo vivono

Lo studio e la realizzazione è iniziata con un’immersione totale degli addetti ai lavori in ciò che realmente alimenta Google: le persone. L’ideazione del campus è dunque partita avendo come priorità l’esperienza e le esigenze dei dipendenti che vivono il posto di lavoro, piuttosto che la forma esterna da dare all’edificio. Dopo aver parlato con i Googler riguardo a ciò di cui hanno bisogno in ufficio, dal confronto è emerso che i lavoratori sono molto più soddisfatti, produttivi e creativi quando si riuniscono in team e si concentrano meglio in spazi protetti da rumori e eccessivi movimenti. “Abbiamo quindi progettato – prosegue Radcliffe – spazi per i team al piano superiore e spazi di aggregazione al piano inferiore per separare le aree di concentrazione da quelle di collaborazione, con un facile accesso a entrambe. Il piano superiore è suddiviso in piccoli quartieri separati da cortili e collegati da rampe di scale, che salgono gradualmente verso il centro dell’edificio. Questa variazione della pianta offre ai Googler un’area designata che cambia in base alle loro esigenze, pur mantenendoli vicini al più ampio gruppo di lavoro. Il risultato è un edificio in cui è possibile sentirsi in contatto con le persone, sia che si tratti di un’organizzazione di 2mila dipendenti sia che si tratti di un team di 50 persone o di un gruppo di lavoro improvvisato di 10 persone”. L’attenzione rivolta alle persone si è tradotta in un’accurata attenzione agli elementi visibili e percepibili, come i materiali, la luce naturale, la qualità dell’aria, il comfort termico e l’acustica.

Finestre a lucernario, spazi verdi, ventilazione dell’aria: come pensare al benessere dei propri dipendenti

Il campus incorpora i principi di progettazione biofilica, come il verde, la luce naturale e la vista sull’esterno da ogni scrivania, per migliorare la salute e il benessere dei lavoratori. Le finestre a lucernario modulano la luce diretta su ogni postazione con tende automatiche, che si aprono e si chiudono durante il giorno. “Il sistema di ventilazione utilizza il 100% di aria esterna, un risultato notevole se si considera che un sistema tipico ne utilizza solo il 20-30%. Per creare un ambiente il più salubre possibile, abbiamo visionato migliaia di prodotti e materiali edili per eliminare le tossine. Ogni cosa, dalle piastrelle di moquette alle vernici, dalle tubature al compensato e ai mobili, è stata valutata utilizzando la Lista Rossa del Living Building Challenge. Le opere d’arte realizzate da artisti locali per il progetto “Artist In Residence” di Google decorano e abbelliscono i cortili, richiamando la natura della Baia e aiutano clienti, ospiti e dipendenti a sapersi orientare all’interno dell’edificio. Il campus è inoltre capace di adattarsi ai cambiamenti del nostro modo di lavorare. Con una forza lavoro distribuita, infatti, un ufficio deve creare armonia tra chi è in ufficio e chi è altrove. La natura flessibile degli spazi di concentrazione e collaborazione di Bay View è solo un modo per adattarsi a questi cambiamenti. Sono davvero convinto – dichiara il vicepresidente – che questi edifici saranno al passo con l’introduzione di nuovi spazi per migliorare il lavoro ibrido”.

Acqua riciclata e generata in loco per soddisfare tutte le richieste di acqua non potabile dell’edificio

Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile Onu, in particolare di eliminare l’uso di CO2 entro quell’anno, gli addetti hanno realizzato un impianto utilizzando solo energie rinnovabili, massimizzando il potenziale solare degli edifici. Il primo impianto solare a scala di drago di Bay View e i parchi eolici vicini lo alimenteranno per il 90% del tempo con energia a zero emissioni. Il campus è in procinto di essere anche il più grande progetto certificato dall’International Living Future Institute (ILFI) nell’ambito dei suoi programmi. “Stiamo puntando ad ottenere una certificazione Water Petal: tutte le richieste di acqua non potabile saranno infatti soddisfatte utilizzando solo acqua riciclata e generata in loco. Gli stagni esterni che raccolgono l’acqua piovana tutto l’anno e il sistema di trattamento delle acque reflue dell’edificio serviranno come fonti d’acqua per le torri di raffreddamento, per gli sciacquoni dei bagni e l’irrigazione del paesaggio. Si tratta di un grande passo avanti per concretizzare il nostro impegno a reintegrare il 120% dell’acqua che consumiamo entro il 2030” continua David Radcliffe.

Bay View, campus 100% elettrico con un’edilizia completamente rigenerata

Sempre nell’ottica di ripensare al modo di costruire un complesso avendo rispetto per l’ambiente, si è puntato su un’edilizia completamente rigenerata. Ad esempio:

  • le due cucine che riforniscono i sette bar sono dotate di apparecchiature totalmente elettriche anziché a gas, quindi un modello di bar e cucine completamente privi di carbonio;
  • ci sono 17,3 acri di aree naturali intorno al complesso, tra cui prati umidi, boschi e una palude, progettati per ristabilire paesaggi autoctoni e riabilitare le zone umide della Bay Area. Un aspetto particolarmente importante dal momento che Bay View si trova vicino alla baia di San Francisco;
  • gli stagni di ritenzione idrica non solo raccolgono l’acqua per il riutilizzo, ma fungono anche da barriera protettiva contro l’innalzamento del livello del mare e da accesso alle zone umide naturali. I nuovi saliceti lungo i bacini di raccolta delle acque piovane forniscono risorse per la fauna selvatica;
  • infine, il sistema integrato di pali geotermici contribuirà a riscaldare e raffreddare il campus. L’enorme campo di geoscambio è integrato nel sistema strutturale e riduce del 90% la quantità di acqua tipicamente utilizzata per il raffreddamento, pari a cinque milioni di galloni d’acqua all’anno.

“Il nostro obiettivo era quello di superare i limiti di un edificio adibito ad uffici, non solo a beneficio dei Googler ma anche della comunità e dell’industria in generale. Il campus di Bay View è in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze del luogo di lavoro, in modo che gli uffici rimangano vivaci per decenni. Abbiamo anche scritto un libro su questi progetti– conclude Radcliffe – che speriamo ispiri altri a costruire luoghi più sostenibili a vantaggio delle persone e del pianeta”.

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