lunedì, 4 Luglio 2022

“Jurassic World – Il dominio”: record immeritato al box office

Dopo anni di attesa, "Jurassic World - Il dominio" è uscito ieri, 2 giugno, richiamando nelle sale migliaia di fan tra grandi e piccini. Spietata campagna pubblicitaria della Universal Pictures per un film con grandi effetti speciali, enorme potenziale e trama surreale e deludente.

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Uscito ieri nelle sale di tutta Italia, “Jurassic World – Il dominio” ha richiamato al cinema grandi e piccini, carichi di aspettative e di trepidazione per il tanto amato mondo dei dinosauri. E di dinosauri era davvero piena la pellicola, ma in un’ambientazione completamente distante e profondamente inadeguata rispetto all’idea con cui è nata la saga. Questo film è iniziato con presupposti molto promettenti, sia per le prime avvincenti scene che per la spietata campagna pubblicitaria, come quella del disastroso evento alle Terme di Caracalla, che la Universal Pictures ha portato avanti nell’ultimo anno, permettendo alla pellicola di finire in testa al box office, con un incasso di 1.185.305 euro nella sola prima giornata.

L’idea di vedere insieme i protagonisti della trilogia originale, Alan Grant, Ellie Sattler e Ian Malcolm, e quelli dello spin-off, Owen Grady, Claire Dearing e Maisie Lockwood, era grandiosa, se non fosse che è stata resa forzata da una trama illogica e inconcludente. Gli sceneggiatori hanno fatto riemergere dagli abissi del 1993 il personaggio di Dodgson, mente della società di ingegneria genetica Biosyn, rivale della InGen. In questa pellicola Dodgson ha il potere sulla creazione di nuovi dinosauri, tiene in pugno il genetista Herny Wu, che ha realmente clonato fin dagli albori questi animali e detiene un impero economico non indifferente. Più che una storia basata sulle creature dell’era giurassica, è un film d’azione in piena regola con dinosauri che fanno da contorno, che vengono usati per scopi personali, vengono venduti al mercato nero e vengono fatti combattere. Si ha una discutibile alternanza tra lunghe scene statiche e lente con altre di pura adrenalina; ritorna una banale corsa in moto con i raptor alle calcagna, già vista nel primo “Jurassic World”; si ha un dialogo forzato tra Alan Grant ed Ellie Sattler che si erano lasciati come amici nel terzo capitolo di “Jurassic Park”, ma che qui mostrano chiaramente di non avere contatti da anni e, in un frame di pochi minuti, si raccontano interamente le loro vite. Tutte scelte che si sarebbero potute ovviare con diversi escamotage narrativi, e questi sono solo alcuni esempi di ciò che il film, in due ore e mezza, è stato in grado di fornire. Come in ogni pellicola della saga, ricorre adeguatamente lo schema dei colori e delle luci, molto chiari, solari e accesi per la prima metà del film, e molto dark nel momento in cui il pericolo inizia seriamente a incombere, scelta funzionale e ben orchestrata a cui i fan sono abituati e legati fin da “Jurassic Park”. Nonostante i fenomenali effetti speciali, la meravigliosa riproduzione dei dinosauri, realizzati in maniera assolutamente realistica, e il ritorno al rapporto di fiducia ed empatia tra il velociraptor Blue e il suo addestratore Owen, chiave fondamentale del secondo capitolo della trilogia, la trama surreale e deludente ha reso probabilmente questo film il peggiore della serie.

Jurassic Park“, nel 1990 con il libro e nel 1993 con il film diretto da Spielberg, aveva un’idea di base decisamente geniale: un mondo in cui, grazie all’ingegneria genetica, è stato possibile creare in laboratorio e riportare in vita creature estinte da milioni di anni con la clonazione, per poi aprire un parco tematico con attrazioni in carne e ossa. Tutti sappiamo com’è andata a finire e, come sottolinea Ian Malcolm nella pellicola, “Se c’è una cosa che la storia dell’evoluzione ci ha insegnato è che la vita non ti permette di ostacolarla. La vita si libera, si espande in nuovi territori e abbatte tutte le barriere dolorosamente, magari, pericolosamente, ma… Tutto qui”.

Con il primo film di “Jurassic World“, uscito nel 2015, l’idea geniale è stata traslata nel 21esimo secolo, in cui il progresso tecnologico ha permesso la creazione di un parco di livello nettamente superiore rispetto al precedente, con attrazioni di ultima generazione, attrezzature avanzate e la creazione di dinosauri sempre più intelligenti e pericolosi, che portano alla rovina anche di questo secondo parco a tema. Nonostante la storia si sia ripetuta, il film è stato a dir poco meraviglioso, sia per la trama che per i riferimenti nostalgici al vecchio “Jurassic Park”, che hanno fatto emozionare tutti i fan presenti nelle sale.

Con il secondo capitolo già si era arrivati a un livello più alto di surrealismo e molto più basso di genialità: i dinosauri vengono salvati dall’isola in cui è stato costruito il parco di Jurassic World, che sta per essere distrutta dall’eruzione di un vulcano, e vengono venduti all’asta nella tenuta del secondo fondatore di Jurassic Park, Benjamin Lockwood, di cui però per quattro film non si è sentito parlare. Nella tenuta dove vengono portati gli animali vive la nipote del fondatore, che in realtà è un clone della figlia morta. La bambina, nel momento in cui vede i dinosauri tenuti in cattività che stanno per morire soffocati e sentendosi in empatia con loro per via della clonazione, decide di salvarli e lasciarli liberi di vagare per il mondo. Questo apre le porte all’ultimo capitolo “Jurassic World – Il dominio”, capitolo di cui i fan, per come è stato realizzato, potevano anche fare a meno.

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