domenica, 3 Luglio 2022

Salvini a Mosca, Razov: “Nessun ostacolo”. Tranne l’etica della responsabilità

Fonti vicine a Palazzo Chigi confermano che nessuno era al corrente degli incontri tra Salvini, Capuano e Razov. Intanto, il Copasir ha aperto un'indagine per chiarire la vicenda.

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Matteo Salvini sta provando, ancora una volta, a diventare protagonista di un problema di complessa risoluzione. Ecco che, dopo aver fallito nel ruolo di kingmaker durante le elezioni al Quirinale, il leader della Lega prova a rilanciarsi come mediatore e paciere nel conflitto tra Russia e Ucraina. Un lavoro che però non è di recente fattura, ma risale all’inizio dell’invasione. Come ha riportato il quotidiano Domani, Salvini e il suo consulente per la politica estera Antonio Capuano hanno incontrato, il primo marzo, l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov. Oltre alla cena avvenuta a 6 giorni dall’inizio dell’invasione, però, ci sono stati altri tre incontri tra la coppia leghista e l’uomo di Vladimir Putin a Roma.

L’incontro decisivo del 19 maggio

L’idea del viaggio a Mosca, emerso negli ultimi giorni, pare sia nata il 19 maggio. Quel giovedì, dopo poche ore dall’intervento del segretario della Lega in Senato, ci fu l’incontro con l’ambasciatore Sergei Razov. Un colloquio che ha portato a tentare l’azzardo. Salvini ha posto sul tavolo “un cessate il fuoco di almeno 48 ore per avviare dei negoziati seri”. Razov ha poi fatto da garante per il Cremlino. Il tutto ovviamente alla presenza del sempre più presente Antonio Capuano.

La reazione delle altre forze politiche

Un piano costruito ad arte e all’insaputa di tutti gli altri partiti che formano la maggioranza del Governo Draghi. “Di cosa hanno parlato? Perché lo hanno incontrato? Salvini chiarisca“, è stato il commento della responsabile Esteri del Pd, Lia Quartapelle. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del segretario dem Enrico Letta, che subito ha chiesto al leader della Lega di fornire delle risposte: “Non può finire a tarallucci e vino“. Si sollevano dubbi anche dal centrodestra per quanto riguarda l’incontro con Razov. La stessa persona, bisogna ricordarlo, che in tempi non sospetti avrebbe querelato alcuni giornalisti della Stampa, dicendo che “è brutto mordere la mano a chi te l’ha tesa in passato“. Un modus operandi che non è piaciuto neanche all’interno del Carroccio, come sostenuto dal ministro Giancarlo Giorgetti: “Idea suggestiva ma ci si muove col Governo”.

La reazione di Draghi

A margine del Consiglio Europeo, tenutosi ieri 31 maggio, anche il premier Mario Draghi ha voluto chiarire la sua posizione sulla vicenda: “Il Governo da quando si è formato è fermamente collocato nell’Ue, nel rapporto storico transatlantico. E si è mosso sempre su questo binario e continua a muoversi. È allineato con i partner del G7 e intende continuare su questa strada. Questo è quanto, non si fa spostare da queste cose“.

L’indagine del Copasir

Intanto, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), ha confermato l’apertura dell’indagine. Il presidente Adolfo Urso (FdI) ha spiegato che “il Copasir come consuetudine non esprime mai valutazioni politiche sull’attività dei parlamentari, conferma di aver avviato le usuali procedure informative previste, a norma della legge 124/2007, in merito all’attività che sarebbe stata svolta, come emerge da notizie stampa, dall’avvocato Antonio Capuano nei confronti di alcune rappresentanze diplomatiche presenti nel nostro Paese su temi inerenti la sicurezza nazionale“.

Inoltre, il deputato di Forza Italia Elio Vito, anche lui membro del Copasir, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio Draghi e al ministro Di Maio per chiedere “se fossero stati informati o comunque fossero a conoscenza degli incontri e delle iniziative del senatore Salvini e dell’avvocato Capuano con ambasciate straniere e quali siano le loro valutazioni sugli effetti della vicenda“. Gli animi a Palazzo Chigi sembrano tesi. Di questi presunti incontri dovrà risponderne Draghi in persona, provando a spiegare perché uno dei componenti della sua maggioranza abbia deciso di procedere con questo atto unilaterale, senza consultare prima il governo o la Farnesina.

Razov sugli incontri con Salvini: “Non ho altro da aggiungere”

Come sapete, il senatore Matteo Salviniè leader di un grande partito politico, rappresentato in Parlamento e inserito nella maggioranza di Governo. Non ci sono ostacoli per il suo ingresso nella federazione russa“. Sono queste le prime parole rilasciate ad Adnkronos da parte di Sergej Razov. “Quanto allo scopo del viaggio lo stesso senatore Salvini e le persone che lo accompagnavano hanno espresso pubblicamente le loro opinioni in merito”, ha aggiunto l’ambasciatore. Ma sugli incontri avvenuti con il leader della Lega, il diplomatico non si sbottona: “Non ho altro da aggiungere su questo”.

Cosa c’è di sbagliato?

Alcune precisazioni sono in ogni caso dovute. In un tempo fragile come questo, una mossa del genere potrebbe renderci inaffidabili agli occhi del resto dell’Europa. Perché se il leader di una forza della maggioranza agisce in proprio, stringendo legami (già noti) con un paese responsabile di una invasione militare e sottoposto a sanzioni, non è difficile immaginare il calo di credibilità sulla nostra iniziativa diplomatica, da intendersi in veste “ufficiale”. Salvini pare essersi dimenticato del ruolo che ricopre. Perché la pace è un traguardo che non può essere realizzato con un’iniziativa del singolo, ma richiede un’unità di intenti a livello internazionale.

L’etica della responsabilità

L’etica della responsabilità, attribuita a Max Weber, si distingue dall’etica dei principi perché costringe a guardare alle conseguenze che le nostre azioni possono avere sugli altri o sul mondo. Secondo Weber le due etiche non sono, comunque, “antitetiche ma si comple­tano a vicenda, e solo congiun­te, formano il vero uomo, quello che può avere la vocazione per la politica“. L’etica della responsabilità, però, è indissolubilmente connessa alla politica, proprio perché non perde mai di vista, anzi le assume come guida, le conseguenze dell’agire. Di tutto questo, Salvini sembra essersene dimenticato.

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