sabato, 2 Luglio 2022

Caltanissetta, operazione anti-mafia: 12 persone in stato di fermo

Le Fiamme Gialle di Caltanissetta hanno eseguito 12 misure cautelari restrittive. Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di furti ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

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Oggi, lunedì 30 maggio, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone. I soggetti indagati dovranno rispondere alle accuse, in concorso e a vario titolo, per i delitti
di furto ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. A nove degli stessi è stata applicata la misura detentiva in carcere ed agli altri tre quella degli arresti domiciliari. Il provvedimento cautelare, emesso dal Tribunale di Caltanissetta, nel corso delle indagini preliminari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nissena, giunge al culmine di complesse investigazioni, che hanno consentito di accertare gravi indizi in relazione alle presunte “interferenze” nella gestione di beni aziendali.

Le indagini

Le indagini traggono spunto dal complesso comparto investigativo delle “agromafie”. Gli indizi riguardano le persistenti “ingerenze” che sarebbero state perpetrate da due fratelli,
imprenditori agricoli operanti nell’agro della provincia di Enna, sulle aziende agli stessi confiscate a seguito di procedimento di prevenzione. Dal comunicato stampa delle Fiamme Gialle si legge anche i due germani, attraverso dipendenti “fidelizzati”, avrebbero inciso nelle dinamiche aziendali a più livelli. Inoltre, in danno delle stesse aziende, oltre ai ricorrenti furti, sarebbero state accertate diversificate forme di intimidazione nei confronti dei lavoratori assunti dall’amministrazione giudiziaria, configurandosi, in danno di
questi ultimi, una singolare forma di estorsione aggravata dal metodo mafioso, perché sarebbero stati indotti ad interrompere precocemente il rapporto di lavoro.

Infine, sono stati raccolti gravi indizi circa l’attualità di una vera e propria rete di presunti “sodali” e “fiancheggiatori”, con ramificazioni nelle province di Enna, Catania e Messina, che avrebbe agevolato la pervicace interferenza dei fratelli nelle quotidiane attività aziendali delle imprese confiscate.

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