mercoledì, 29 Giugno 2022

Percorsi per uomini violenti, plebiscito per la risoluzione in Senato: il femminicidio non è più un fatto privato

Con 211 voti favorevoli Palazzo Madama apre la strada ad una nuova lettura del femminicidio, non più fenomeno privato, ma problematica strutturale.

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L’indirizzo del Senato è stato unanime: con 211 voti favorevoli ed un lungo applauso l’intera aula ha approvato oggi la risoluzione alla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Femminicidio che riguarda i percorsi di trattamento per uomini autori di violenza. Il documento mira a mettere in sicurezza le donne andando ad intercettare e rieducare gli uomini maltrattanti per mezzo di interventi di legge. Si tratta di un forte segnale politico: per la prima volta si chiede agli uomini di assumersi la responsabilità dei comportamenti violenti, identificandoli come manifestazione di una problematica strutturale, da sradicale attraverso interventi sistemici.

Nuova lettura, nuove soluzioni

Da inizio anno sono 21 le donne vittima di femminicidio in Italia, una anche oggi. Ogni anno si contano circa 70 femminicidi. Dati simili non possono essere presentati come “raptus” ad opera di “mostri”. Su questo punto insiste la risoluzione presentata oggi, definendo la violenza maschile contro le donne «un fenomeno che ha una dimensione pubblica, non esclusivamente privata come spesso viene invece vissuta dalle vittime e dagli autori della violenza». Posta nero su bianco dagli addetti ai lavori anche la problematica della «storica reticenza con cui, ancora oggi, le condotte violente degli uomini contro le donne sono punite in tutto il mondo» nonché la forte presenza «di stereotipi e pregiudizi di genere nell’attività degli operatori coinvolti nei casi di femminicidio». Un nuovo approccio al fenomeno quella approdato oggi a Palazzo Madama, che si pone come obiettivo non solo l’interruzione dei comportamenti violenti e la tutela della vittima, ma anche l’avvio di un processo di cambiamento culturale per il superamento degli stereotipi di genere che portano alla discriminazione e alla violenza. Secondo i dati, inoltre, la violenza contro le donne si manifesta come escalation e presenta recidiva nell’85% dei casi. In questo senso risulta imprescindibile la presenza di un programma volto ad individuare la violenza già dai primi comportamenti spia, rieducandone l’autore al fine di ridurre le percentuali di reiterazione.

I centri per uomini maltrattanti

I Centri per uomini autori di violenza sono una realtà già esistente in Italia, seppur in misura ridotta e con un numero esiguo di accessi. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Femminicidio propone ora di portare l’attività di questi centri «ad un livello di sviluppo superiore che preveda linee guida, livelli di specializzazione degli operatori e standard organizzativi dei trattamenti omogenei a livello nazionale, nonché verifiche sull’efficacia dei programmi e sulle recidive, operate da soggetti terzi». La responsabilità di rendere operativa la linea fornita dal Senato, approvando una normativa di riferimento per le attività di trattamento degli uomini autori di violenza, spetta ora al Parlamento. Come precisato dall’Osservatorio femminicidi, però, «i centri per gli uomini maltrattanti non devono contendere le risorse ai centri antiviolenza, ma far parte di una rete per la quale vanno aumentate le risorse».

Le modalità di intervento

Ferma restando la necessità di sanzionare il comportamento violento, la Commissione nel documento identifica i soggetti cui dovrebbe rivolgersi il programma di rieducazione. In primo luogo  troviamo coloro che, già condannati, accettano di seguire questi percorsi, per i quali si suggerisce di vincolare l’accesso alla libertà condizionata alla fruizione del programma rieducativo. Successivamente troviamo gli uomini che hanno scontato la pena e sono in stato libertà, ma ad alto rischio di recidiva o che hanno iniziato il percorso di riabilitazione in carcere senza concluderlo ed i sottoposti a carcere preventivo e non ancora condannati. Per questi ultimi la Commissione suggerisce di ipotizzare l’accesso ai domiciliari al termine del percorso di riabilitazione. Infine ci sono gli uomini che sono autori di violenza ma non sono stati denunciati o rispetto ai quali non sono state ancora adottate misure restrittive: in questo caso «si opererebbe in autentica prevenzione del reato, piuttosto che nella sua punizione o correzione postuma».

Soddisfazione a Palazzo Madama

Per la relatrice del provvedimento, Donatella Conzatti, senatrice di Italia Viva è «una data storica quella in cui si dice: la violenza è un problema e una responsabilità degli uomini che la agiscono. Se 7 milioni di donne in Italia subiscono una qualche forma di violenza nel corso della loro vita, ci sono altrettanti uomini che la agiscono. Uomini che devono essere intercettati e fermati il prima possibile. Condannare i reati è ovvio ma altrettanto ovvio è che con la condanna certifichiamo che le donne sono già state uccise e hanno già sofferto. Le azioni violente vanno fermate prima».

Alessandra Maiorino, senatrice del Movimento 5 stelle ed anche lei relatrice, ha aggiunto: «Non è sufficiente intervenire con il pur doveroso supporto alle vittime e con la repressione dei colpevoli, è necessario agire sui comportamenti degli autori di violenza e non solo a posteriori, quando cioè la violenza è compiuta, ma prima che si inneschi la nota spirale di violenza che conduce ancora troppo spesso ad esiti tragici e fatali. Cambiare i comportamenti del maltrattante può e spesso significa salvare non solo la vittima del momento, ma le potenziali future, oltre ad essere un valido strumento per evitare che i minori presenti assorbano la violenza vissuta in famiglia e la perpetuino a loro volta da adulti».

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