venerdì, 1 Luglio 2022

Vaiolo delle scimmie, gay a rischio stigma. ONU: “Evitare informazioni razziste e omofobe”

L'elevato numero di uomini omosessuali fra i contagiati rischia di generare una ondata di discriminazione, ma gli scienziati sottolineano che la trasmissione non avviene sessualmente.

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«É un errore considerare il vaiolo delle scimmie una malattia sessualmente trasmessa.» lo ha dichiarato all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

La prevalenza di omosessuali fra i soggetti colpiti, nonchè l’ipotesi di un focolaio al Gay Pride Malaspalomas, svoltosi tra il 5 e il 15 maggio nell’isola turistica di Gran Canaria, hanno subito dato luogo ad errati collegamenti fra il virus e la comunità LGBTQ+. Il vaiolo delle scimmie non è però, una malattia a trasmissione sessuale, spiega l’infettivologo: «Noi consideriamo questo genere di patologie quando il contagio avviene prevalentemente attraverso la via sessuale e questo non è il caso del vaiolo delle scimmie che si trasmette per contatti stretti tra persone o per via aerea con le goccioline di saliva. E’ ovvio che qualsiasi patologia che si trasmette con un contatto stretto vede nel rapporto sessuale un possibilità che aumenta il contagio, ma dobbiamo fare attenzione, altrimenti dovremmo considerare la varicella o il morbillo o anche il Covid come malattie sessualmente trasmissibili

Il rischio è quello di trasformare il vaiolo delle scimmie in una nuova fonte di stigma e discriminazione contro una comunità già fortemente segnata dall’esperienza dell’HIV. L’omogeneità del primo gruppo colpito da un virus è molto frequente, ma questo non implica che l’elemento comune fra i contagiati sia causa di diffusione. Risultano, dunque, fortemente fuori luogo i generici inviti alla prudenza nei rapporti omosessuali, come quello  del Centro europeo di controllo delle malattie, che in un comunicato identificava come a rischio «uomini che fanno sesso con uomini o che hanno molti partner sessuali», dicitura fortemente criticato dalla comunità LGBTQ+ e prontamente corretta nel comunicato successivo. Anche l’ONU, tramite UNAIDS, ha chiesto l’utilizzo di un linguaggio differente da parte degli organi competenti, senza precipitare nello stigma omofobo e razzista. «Sono stati identificati diversi casi di vaiolo delle scimmie tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma non è una malattia omosessuale, come hanno cercato di etichettare alcune persone sui social network» ha dichiarato Andy Seale, consulente strategico per i programmi globali dell’OMS su HIV, epatite e infezioni sessualmente trasmissibili.

Rosaria Iardino, presidente della Fondazione The Bridge, protagonista del famoso bacio all’immunologo Ferdinando Aiuti, ha spiegato come un maggiore rischio di trasmissione non sia da ascrivere ad un orientamento sessuale, ma a pratiche sessuali che sono possono essere adottate anche da coppie etero: «Non sono le persone ad essere imputabili. L’orientamento sessuale non determina malattia, bisogna essere chiari. Anche in questo caso il preservativo è un importante strumento di protezione. Serve fare prevenzione in tutti quei luoghi dove c’è promiscuità.»

Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all’Università di Salento, ha provato a frenare gli allarmismi sul  parlando ai microfoni di Radio24: «Di questo virus sappiamo tanto. È un virus ormai diventato endemico in diverse regioni dell’Africa subsahariana, in particolare in Nigeria e nella Repubblica Democratica del Congo. Per la prima volta troviamo tanti casi al di fuori delle zone endemiche, cioè in Europa e negli Usa. Questo solo ne fa un evento un po’ particolare, però noi conosciamo questo virus e sappiamo che non causa una malattia grave. »

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