sabato, 2 Luglio 2022

Tortura la compagna e la costringe a tatuarsi il volto: in manette un 41enne

L'ha picchiata, costretta a leggere testi sacri e a tatuarsi il suo nome sul volto affiancato dalla scritta «Ti amo». La Cassazione lo ha condannato a 6 anni e 8 mesi.

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Maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e deformazioni dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso: questi i reati contestati ad Andrea Lombardi, 41enne romano. Per i pm l’uomo ha «maltrattato la compagna aggredendola quotidianamente, sia verbalmente sia fisicamente» e marchiandole permanentemente il volto per mezzo di diversi tatuaggi, fra i quali il proprio nome. Con queste accuse l’11 maggio scorso la Cassazione ha confermato la condanna a 6 anni e 8 mesi, che l’uomo sta attualmente scontando nel carcere di Frosinone.

La vicenda risale al 2019, quando i due si erano conosciuti online, avviando una relazione che aveva portato ad una convivenza. Ben presto, però, quella che doveva essere una storia d’amore è diventata un incubo per la giovane donna, residente a Rieti. Costretta in casa e sorvegliata, minacciata di morte, torturata fisicamente e psicologicamente, al punto da annullare la sua volontà, da assoggettarla completamente. La donna era, per il 41enne, una sua proprietà e, probabilmente per renderlo noto a tutti, il 3 dicembre 2019 l’ha condotta in uno studio di tatuaggi per farle imprimere il nome «Andrea» sul sopracciglio destro. Lo stesso giorno le aveva anche fatto tatuare la frase «Odio tutti» sulla mandibola sinistra. Poche ore dopo, poi, un’aggressione fisica: colpita con una mannaia, riportando lesioni da taglio, e con pugni sulla giugulare.

Le violenze di quell’uomo, che la costringeva a leggere i testi della Bibbia e del Vangelo, erano proseguite nei giorni successivi fino a raggiungere il culmine della ferocia il 9 dicembre 2019, con un’aggressione in un bar, davanti a tutti, che ha poi condotto alla denuncia. Qui, secondo quanto ricostruito dalla Procura, la donna è stata colpita con un pugno sullo zigomo, sbattuta su una ringhiera e poi trascinata in mezzo strada, dove le è stata strappata una ciocca di capelli. Le minacce a lei e alla sua famiglia sono continuate anche davanti alle forze dell’ordine, che nel frattempo erano giunte sul luogo. Il giorno successivo ancora nuovi deturpamenti sul volto: le ha fatto tatuare una linea verticale al centro del mento e una orizzontale, una risata sul tatuaggio «Odio tutti» e la scritta «Ti amo» accanto al suo nome.

L’avvocato della difesa, Vito Alberto Calabrese, ha commentato la sentenza dicendosi intenzionato a fare ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo perché: «la persona offesa è stata sentita senza dare una minima comunicazione al difensore dell’imputato».

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