lunedì, 4 Luglio 2022

Investire in tempi di crisi, le statistiche: vince chi ragiona a lungo termine

Uno studio di Moneyfarm sostiene che gli investimenti a lungo termine, nei periodi di crisi economica come pandemia e guerra, sono quelli vincenti. Secondo le statistiche, chi esce dal mercato e reinveste dopo la crisi ha meno successo di chi mantiene l'investimento iniziale.

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Nei periodi di forte cambiamento del mercato finanziario gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Assistere alla perdita di valore dei propri investimenti è un’esperienza traumatica, anche se la perdita non si concretizza fino al momento in cui si decide di vendere i propri asset finanziari. Durante la crisi ucraina, così come allo scoppio della pandemia, abbiamo assistito a una volatilità fuori dalla norma sui mercati ed è proprio in queste situazioni che si amplificano i bias (distorsioni) cognitivi più comuni tra gli investitori.

È in questi momenti che l’educazione finanziaria e il supporto di un esperto possono fare la differenza, perché aiutano l’investitore a gestire l’emotività e rappresentano l’unico vero appiglio per non perdere di vista il senso dell’investimento che si è fatto, l’orizzonte temporale e i propri obiettivi. Le scelte dettate dall’emotività possono portare a compiere errori che hanno un costo, che Moneyfarm ha calcolato analizzando il comportamento di tre categorie di investitori.

Lo studio Moneyfarm

Moneyfarm ha analizzato il comportamento di 33.500 clienti e ha individuato 3 tipologie di investitori:

  • “Lungimirante”, che è rimasto fedele al proprio piano di investimento di lungo termine.
  • “Speculatore”, che ha provato a “battere il mercato”, ad anticipare la presunta fase negativa, disinvestendo almeno un terzo del proprio portafoglio tra marzo e giugno 2020 per poi rientrare con un nuovo investimento.
  • “Spaventato”, che ha disinvestito completamente.

Per dimostrare i risultati concreti di questi tre comportamenti adottati durante la pandemia, Moneyfarm ha paragonato la performance mediana dei portafogli di questi clienti in una finestra temporale che va da gennaio 2019 a dicembre 2021: gli investitori Lungimiranti hanno ottenuto un rendimento mediano del 16,8%, gli Speculatori un rendimento del 12,8%, mentre gli Spaventati sono usciti con un 3,2%.

Non stupisce che la scelta di uscire dal mercato, durante o subito dopo lo scoppio della pandemia, sia risultata quella peggiore, perché non ha consentito agli Spaventati di beneficiare del recupero dei mesi successivi, un recupero la cui portata era decisamente difficile prevedere. Particolarmente interessante è invece il paragone tra Lungimiranti e Speculatori: gli Speculatori hanno provato a “battere il mercato” disinvestendo temporaneamente per poi provare a reinvestire in un momento che hanno giudicato più favorevole. Ma individuare questo momento è estremamente complesso e i loro rendimenti sono stati inferiori a quelli dei Lungimiranti.

Possono essere diversi i fattori che entrano in gioco a determinare un comportamento piuttosto che un altro, ma in genere sono le distorsioni cognitive come l’overconfidenceloss aversion e present bias a giocare un ruolo chiave. A far credere agli Speculatori di poter azzeccare i momenti giusti per uscire e poi rientrare sul mercato è spesso un’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità predittive, l’overconfidence . Loss aversion e present (o short) term bias sono costati ancora più cari agli investitori: l’avversione alle perdite e il peso eccessivo attribuito al presente piuttosto che al futuro hanno plausibilmente fatto uscire gli Spaventati dal mercato la paura di perdite nel breve periodo.

Gli investimenti passati no possono aiutare a prevedere i futuri investimenti, ma servono a rendersi conto che nelle fasi di volatilità sui mercati, anche quelle più estreme e difficilmente replicabili, agire sulla scia delle emozioni o “uscire e rientrare” sui mercati può rivelarsi una scelta costosa. È vero che durante la pandemia abbiamo visto i mercati recuperare in modo straordinariamente rapido, ma è vero anche che il mercato si è sempre ripreso da tutte le crisi avvenute in passato, anche le più drammatiche.

Una strategia d’investimento lungimirante, che minimizza la volatilità nel tempo, unita al supporto di una consulenza professionale che aiuta a gestire la pressione emotiva rappresentano l’antidoto migliore agli imprevisti. Molti investitori hanno potuto capirlo e apprezzarlo, come si evince dalla seconda parte dell’analisi Moneyfarm, che è andata a indagare come si sono comportati quegli stessi investitori durante la crisi scatenata dall’invasione dell’Ucraina: il 100% dei Lungimiranti ha scelto il medesimo approccio adottato durante la pandemia mentre il 91% degli Speculatori questa volta ha scelto di non uscire dal mercato ed è diventato Lungimirante in seguito all’esperienza della crisi precedente e, ovviamente, ai risultati.

È interessante invece vedere il comportamento dei nuovi investitori, coloro che hanno iniziato a investire nei portafogli Moneyfarm nel 2021 e non avevano fatto esperienza della crisi innescata dalla pandemia sui mercati: la loro propensione al disinvestimento è risultata 16 volte superiore a coloro che invece avevano già vissuto lo stress test della pandemia.

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