mercoledì, 29 Giugno 2022

Salone del Libro a Torino, discussione luci e ombre del “Social attivismo”

L'attivismo cambia i mezzi per far arrivare e attivare le sue battaglie, un nuovo volto quello dell'utilizzo dei social.

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Altri eventi al Salone del libro di Torino, per la seconda giornata si è discusso di “Social attivismo”, uno degli impegni degli scrittori e intellettuali in rete.

Sono intervenuti durante questo evento Jonathan Bazzi, Maura Gancitano e Cristina Morales a moderare il dibattito, Loredana Lipperini.

L’attivismo oggi non è lo stesso di decenni fa, ormai si è digitalizzato. Grazie ai social è possibile raggiungere in pochissimo tempo centinaia di migliaia di persone per le battaglie più disparate, dalla lotta al costo degli assorbenti alla comunità LGBTQ.

A parlare nelle diverse prospettive dell’argomento tre scrittori molto diversi tra loro. Jonathan Bazzi, che ha iniziato ad utilizzare i social sin dalla prima adolescenza, non si è voluto sbilanciare su un atteggiamento estremamente critico sull’uso dei mezzi di comunicazione. Partendo da degli articoli d’opinione sui social è riuscito a crearsi il suo “marchio di fabbrica”, con un attenzione particolare sul veicolare il pensiero al pensiero.

Ma sull’altra faccia della medaglia vi è invece il “soffocare” il pensiero e il tentativo di risultare innovativo e nuovo. A detta dell’autore il potenziale creativo è difficile da affermare vista la continua ricerca di creare una bilateralità di pensiero, tutto bianco o nero, senza chiari scuri.

La difficoltà aumenta qualora si parla di politica e attivismo che potrebbero sembrare nettamente in contrapposizione con l’ambito creativo.

Maura Gancitano si allaccia al discorso di Bazzi sui social, parlando principalmente di “luogo naturale” che non risiede dietro a uno schermo. Nella realtà non esistono gli influencer, un semplice nome e cognome, superato un certo numero numero followers, diviene automaticamente un brand.

I social o meglio dire quel numeretto è diventata una corsa a chi arriva prima. Questo atteggiamento, inizialmente, può risultare normale ma a lungo andare “disgusta”.
Si è convinti di essere privati ma ogni cosa della nostra vita è sui social, alla mercè di chiunque.
Tutto ruota su un numero, solo questo conta e non tutto quello che è in realtà la persona.
Su questo punto si è discusso sull’avvicinarsi di Instagram alla grafica di TikTok e di quanto, questa scelta vada a ledere il lavoro degli attivisti sui social. La parola verrà sempre più repressa e sarà “terribile”.

Anche l’autrice spagnola e attivista Cristina Morales si è espressa sull’uso dei social per l’attivismo, con un pensiero nettamente distante da quello degli autori precedentemente citati.

L’autrice, infatti, pensa che l’attivismo sia “invisibile” poiché, come accaduto, co la velocità di ricezione delle notizie, si può avere l’effetto contrario a quello voluto.

La lotta per le case è un tema talmente delicato che, nessun partecipante vengono citati. Inoltre, gli incontri avvengono in spazi privi di cellulari.

Il mondo dei social, in conclusione, può sia far del bene ma, se un influencer scegliesse la parte sbagliata della medaglia, cosa succederebbe? 

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