venerdì, 1 Luglio 2022

Palermo, collusioni fra Cosa Nostra e l’imprenditoria: confiscati beni per 150 milioni di euro

Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di Prevenzione su richiesta della Procura, sulla base delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia. I Finanzieri del Comando provinciale di Palermo hanno confiscato il patrimonio di Carmelo Lucchese, noto imprenditore operante nel settore della grande distribuzione alimentare, per un valore di 150 milioni di euro.

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I Finanzieri del Comando provinciale di Palermo hanno confiscato il patrimonio di Carmelo Lucchese, noto imprenditore operante nel settore della grande distribuzione alimentare, per un valore di 150 milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di Prevenzione su richiesta della Procura, sulla base delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.

I sigilli sono state apposti, tra le altre cose, alle quote societarie e al compendio aziendale della GAMAC group srl, con sede legale a Milano che, all’epoca del sequestro nel febbraio 2021, gestiva 13 supermercati tra Palermo e provincia, ad esempio Bagheria, Carini, Bolognetta, San Cipirello e Termini Imerese.

Gli esercizi commerciali, nell’ambito delle linee guida approvate dal Tribunale, sono stati nel frattempo ceduto a terzi dall’amministratore giudiziario e, pertanto, oggetto della confisca è il ricavato della vendita.

Secondo le indagini della Dda e sulla base degli accertamenti svolti dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e dal riscontro delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, l’imprenditore, pur essendo incensurato, secondo gli investigatori “sarebbe da ritenere colluso al sodalizio mafioso, posto che il medesimo ha operato almeno dal 2004 sotto l’ala protettiva di Cosa Nostra”, traendo vantaggio per scoraggiare la concorrenza con atti di danneggiamento, acquisire imprese concorrenti, risolvere problematiche insorte nella gestione delle sue imprese, dirimere controversie con i propri soci, ottenendo la possibilità di rilevare l’impresa ed evitare di pagare il pizzo.

Grazie all’aiuto delle famiglie mafiose, l’imprenditore avrebbe registrato una crescita esponenziale del fatturato dell’azienda, trasformata in un impero economico, arrivando a fatturare oltre 90 milioni di euro nel 2020.

Nel corso degli accertamenti è anche emerso che l’impero imprenditoriale era stato devoluto a un trust e le possidenze societarie e immobiliari trasferite a un professionista incaricato di gestirle come se fosse il proprietario. Tuttavia, dagli approfondimenti è emerso che questo era un spediente fittizio per schermare la titolarità delle proprietà; l’imprenditore aveva trasferito solo sulla carta i poteri gestori, ma in realtà non aveva mai perso il controllo e la disponibilità.

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