giovedì, 19 Maggio 2022

“La strada che va in città”, Valentina Cervi incanta al Francigena Live Festival

Straordinaria performance di Valentina Cervi al Francigena Live Festival, con un'interpretazione coinvolgente e molto intensa dello spettacolo "La strada che va in città" tratto dall'omonimo romanzo dell'autrice italiana Natalia Ginzburg.

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Un’ora di puro incanto. Valentina Cervi è stata ieri sera protagonista dello spettacolo teatrale La strada che va in città, per la regia di Iaia Forte, all’interno della rassegna del Francigena Live Festival V edizione. Regina indiscussa del palcoscenico, Valentina ha saputo calcare in maniera misurata e assolutamente perfetta gli spazi a sua disposizione, catturando fin dal suo ingresso in scena, con l’enorme valigia marrone, l’attenzione dell’intero pubblico. È bastato il ticchettio delle sue scarpe sulle assi di legno perché gli occhi di tutti fossero puntati su di lei e non si staccassero fino alla fine del monologo.

L’attrice ha trascinato gli spettatori in un mondo fatto di sofferenza, rimpianti, emozioni in contrasto, personaggi crudeli e lascivi nei confronti della protagonista, che ha subito un’apparente trasformazione, necessaria a sopravvivere in un mondo brutale. Un monologo complesso, un’alternanza tra momenti emotivi, regolarmente accompagnati da una musica dolce e sentimentale, e l’amaro racconto di una vita solitaria. Valentina ha dato magistralmente voce e movenze ai vari personaggi con cui la protagonista si è relazionata durante il suo viaggio nella memoria: sebbene sul palco fosse sola, è stato possibile vedere la critica zia, o l’indifferente madre, o ancora il suo amato Nini con tutte le sue debolezze e i suoi sentimenti per lei. Un lavoro duro su un testo complicato e “una sola settimana di prove”, che ha mostrato le incredibili doti dell’artista.

Valentina ha calcato quel palcoscenico con estrema dimestichezza, sebbene questo spettacolo “è nato con Iaia un po’ come un gioco: all’inizio era solo una lettura da fare una volta o due; poi ho iniziato a imparare dei pezzettini a memoria, poi a studiare tutti i personaggi, poi l’abbiamo arricchito sempre di più perché ci siamo divertite così. In realtà faccio poco questo spettacolo” ci ha detto quando l’abbiamo incontrata dopo, dietro le quinte.

È stato facile seguire ogni passaggio e immedesimarsi in ogni situazione che la protagonista ha vissuto, Valentina Cervi ha trasmesso anche la più piccola delle emozioni, facendola risuonare nell’anima degli spettatori attenti. Momento topico della performance è stata la trasformazione della donna: da ragazza semplice e umile, abituata a subire le angherie delle persone intorno, a moglie sofisticata e menefreghista, che nasconde tuttavia il dolore per il suo perduto amore e non vissuto, trasmesso nell’ultima scena.

Lo spettacolo è basato sul libro della scrittrice italiana Natalia Ginzburg: “L’autrice ti regala questi asset emotivi nella sua letteratura, qui ci sono proprio dei passaggi che è difficile non cogliere. Io mi immedesimo in lei, quando ha scritto questo suo primo romanzo aveva 24 anni, mentre il marito era deportato” ci racconta dopo lo spettacolo l’attrice, che prosegue: “Questa realtà così sentita, questi personaggi che non sono rassicuranti… La Ginzburg non ha paura di indagare quegli aspetti che per difesa sono i più amari dei personaggi, quelli più grezzi, che poi nascondono il bisogno di essere amati. Purtroppo non sempre si riesce a mettere in moto quei meccanismi che permettono di raggiungere la serenità. La protagonista non ci riesce”.

L’interpretazione così intensa, profonda e realistica dell’attrice fa pensare a un coinvolgimento con il personaggio a livello molto intimo e personale, come se la vita di Valentina fosse affine a quella della protagonista, ma abbiamo scoperto che non è così: “Di lei in me c’è molto poco, veramente. È un fatto proprio di immedesimazione, di comprensione e compenetrazione con quel personaggio. Essere franchi con quelle emozioni che ci attraversano rispetto al nostro giudizio sugli altri non sono vicini a me, perché nella mia vita non lo faccio, però tutti noi siamo attraversati da sentimenti alle volte orrendi e poterli dichiarare così liberamente mi emoziona tantissimo, e poi nasconde una fragilità estrema. No, c’è davvero molto poco di me. Forse solo la relazione con questa madre che non l’ha mai veramente guardata, in maniera diversa da come ha fatto la mia, ma questo non sentirsi mai accettati fino in fondo per ciò che si è, forse è l’unica similitudine col personaggio, ma ognuno può declinarlo in mille modi. Il rapporto con la madre mi viene facile poterlo declinare. L’immedesimazione è alla base – ha concluso –, c’è sempre qualcosa che ti tocca, una comprensione profonda del meccanismo che mette in movimento il personaggio e un riconoscimento dentro di noi delle emozioni che prova“.

La rassegna del Francigena Live festival prosegue venerdì 20 maggio alle ore 21 presso il Teatro Francigena di Capranica, in provincia di Viterbo, per lo spettacolo Interno Familiare con Iaia Forte come protagonista e Xavier Girotto al sax.

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