sabato, 28 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, a Mariupol 170mila senza cibo. Morti mille russi, Putin a corto di soldati centinaia rifiutano di combattere

Per l'Oms, tra il 23 febbraio e l'11 maggio, sono stati segnalati 211 attacchi alle strutture sanitarie ucraine, che hanno causato 75 morti e 55 feriti. I russi sferrano raid aerei su Azovstal; la resistenza ucraina colpisce un ponte nel Donbass. Erdogan contro Svezia e Finlandia: "Errore entrare nella Nato". Secondo Kiev più di 210mila bambini ucraini sono stati deportati.

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Siamo al 79esimo giorno di conflitto e si aggrava il bilancio degli orrori commessi dagli invasori. Più di 210mila bambini ucraini sono stati deportati contro la loro volontà dai russi, in totale 1,2 milioni di persone pare siano state portate via dal Paese. Lo ha denunciato Lyudmyla Denisova, commissaria ai Diritti umani del parlamento ucraino. “Quando i nostri figli vengono deportati, si distrugge l’identità nazionale e si priva il nostro Paese del futuro”, ha detto Denisova ai microfoni di un’emittente televisiva nazionale, non fornendo, però, prove a sostegno di queste stime. Lo ha riferito il Guardian, specificando che non è stato possibile in nessun modo verificare la cosa. A Mariupol la situazione si fa sempre più critica e “quasi 170mila residenti che sono rimasti nella città temporaneamente occupata stanno patendo la fame“. La catastrofica notizia è stata data sempre dalla commissaria Denisova su Telegram. “Gli occupanti si vantano di aver distribuito e consegnato in un giorno 3.500 kit alimentari e fornito cibi caldi a 6mila persone. Questo è il 6,5% di tutti i residenti nella città. Durante questi due mesi i razzisti non hanno permesso ad alcun convoglio umanitario alimentare ucraino o da organizzazioni internazionali di entrare in città”, ha aggiunto.

Aggiornamenti dal fronte militare

Intanto proseguono senza sosta gli attacchi tra Kiev e Mosca; mentre presso l’acciaieria Azovstal i russi continuano a sferrare colpi d’artiglieria e raid aerei sulla città di Mariupol, la resistenza ucraina ha colpito un ponte nel Donbass, mandando a monte il tentativo dell’esercito nemico di attraversare il fiume Siverskyi Donets nella regione di Lugansk. Pare che a seguito di quest’ultima controffensiva siano morti fino a mille soldati della Federazione russa e siano state distrutte decine dei loro carri armati. Se molti militari di Putin stanno perdendo la vita sul campo di battaglia ucraino, “centinaia e centinaia” si rifiutano invece di andare al fronte. Lo ha raccontato al Guardian Mikhail Benyash, l’avvocato che sostiene i renitenti. Quest’ultimo ha spiegato che al momento quella in Ucraina è ufficialmente un’operazione speciale, ciò starebbe a significare che chi si rifiuta di combattere rischia nel peggiore dei casi il licenziamento. Per ora nessuno dei ritenenti è stato arrestato dal governo russo. Tuttavia, il Cremlino si trova ora a dover fare i conti con un numero sempre più esiguo di soldati disposti a combattere.

Oms: 211 attacchi confermati a sanità, 75 morti e 55 feriti

Ospedali, centri di accoglienza, strutture di assistenza umanitaria e medica completamente rasi al suolo. Secondo l’Oms tra il 23 febbraio e l’11 maggio, sono stati segnalati ben 211 attacchi alle strutture sanitarie ucraine, che hanno causato 75 morti e 55 feriti. L’aggiornamento diffuso dall’organizzazione mondiale via Twitter, arriva dopo la conferma e verifica da parte dell’Agenzia Onu per la salute di altri 25 episodi di questo tipo accaduti tra il 4 e l’11 maggio.

Erdogan: “Un errore Svezia e Finlandia nella Nato”

La richiesta di adesione alla Nato di Finlandia e Svezia sta turbando non poco gli equilibri, già delicatissimi, tra le potenze mondiali. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato di non avere “un’opinione positiva” in merito al desiderio dei Paesi scandinavi di entrare nell’alleanza militare, accusandoli di essere una sorta di “pensione per le organizzazioni terroristiche”, in quanto ospiterebbero militanti curdi fuorilegge. Erdogan ha precisato di “non volere che si ripeta lo stesso errore commesso con l’adesione della Grecia“.

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