mercoledì, 25 Maggio 2022

Tasse non pagate per 3 anni, società di Messina nei guai: sequestrati beni per 1 milione di euro – VIDEO

La società attiva nel trasporto marittimo e costiero di passeggeri avrebbe sottratto il reddito derivante da una particolare forma di noleggio di una nave iscritta nel registro internazionale senza alcun diritto. Le Fiamme Gialle hanno dato così esecuzione a un sequestro di oltre 1 milione di euro finalizzato al recupero delle imposte sottratte a tassazione.

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Importante sequestro per reati fiscali, del valore di oltre 1 milione di euro, eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, nei confronti di una società di trasporto marittimo e costiero di passeggeri con sede nello stesso capoluogo. Nel dettaglio, si tratta di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca “per equivalente” disposto dal GIP del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica, volto ad assicurare il reale recupero delle imposte sottratte a tassazione.

In tale ottica, infatti, è possibile ricorrere – nei casi più gravi e con specifico provvedimento dell’Autorità Giudiziaria – all’esecuzione di mirati sequestri penali di beni: detti sequestri, peraltro, possono essere effettuati non soltanto sui beni ottenuti mediante le condotte illecite penalmente rilevanti sotto l’aspetto tributario, ma anche nella forma “per equivalente”, ovvero aggredendo beni di cui la società, ovvero l’imprenditore, nel caso di
incapienza, abbia comunque la disponibilità, indipendentemente dall’essere gli stessi “frutti” diretti delle condotte illegali.

I militari del Gruppo di Messina, con il provvedimento, hanno sequestrato provviste finanziarie riconducibili alla società per un valore di oltre 1 milione di euro, importo pari all’evasione posta in essere negli anni 2016, 2017 e 2018 e constatata a seguito di apposito controllo fiscale. Salvo diverse valutazioni giudiziarie nei successivi gradi di giudizio e fermo restando il generale principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato, l’evasione sarebbe scaturita dall’indebita fruizione di agevolazioni fiscali, consistenti nella detassazione del reddito che il legislatore tributario prevede nello specifico comparto della navigazione.

Più in particolare, la società avrebbe sottratto a tassazione -nella misura dell’80% – il reddito derivante da una particolare forma di noleggio di una nave iscritta nel registro internazionale al quale, secondo ipotesi d’accusa, non avrebbe avuto diritto. Al termine dei riscontri eseguiti, seppur in una fase cautelare – che solo attraverso il contraddittorio tra le parti e le decisioni di Giudici ulteriori e diversi rispetto al G.I.P., si potrà trasformare in una decisione definitiva in ordine alle responsabilità sino ad ora ipotizzate – le fonti di prova assicurate al procedimento sono state considerate dal competente Giudice confermative della commissione del reato di “Dichiarazione  infedele” dei redditi, punita dall’art. 4 del D.lgs. 74/2000, così disponendo l’odierna misura cautelare reale.

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