domenica, 22 Maggio 2022

Caso Cucchi, Cassazione conferma: Stefano morto per il pestaggio

Dopo la sentenza di condanna dello scorso 5 aprile, nei confronti di Di Bernardo e D'Alessandro, ieri sono state rese pubbliche le motivazioni della decisione. Per la Cassazione la causa primaria della morte del ragazzo è da ricercarsi nel pestaggio subito.

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La Corte di Cassazione ha confermato che il pestaggio subito da Stefano Cucchi nella caserma dei Carabinieri è stata la causa primaria della sua morte. Secondo le motivazioni della sentenza, in merito alla condanna di Di Bernardo e D’Alessandro, le botte subite dal ragazzo sono “la causa principale di una serie di fattori, tra cui sono presenti anche le negligenti omissioni dei Sanitari” che hanno portato al decesso del geometra Romano.
“La questione della prevedibilità dell’evento” si legge nelle motivazioni della sentenza, “è certamente fuori discussione, date le modalità con le quali gli imputati hanno percosso la vittima, con colpi violenti al volto e in zona sacrale, ossia in modo idoneo a generare lesioni interne che chiunque è in grado di rappresentarsi come prevedibile conseguenza di tale azione”.

Se da un lato la condanna per gli autori del pestaggio resta confermata senza ulteriore appello, dall’altro la Suprema Corte di Cassazione ha annullato quella per falso nei confronti di Roberto Mandolini e Francesco Tedesco i quali erano stati processati e condannati in appello rispettivamente a 4 e 2 anni. A seguito della decisone è stato disposto un nuovo esame presso la Corte d’Assise d’appello di Roma con il rischio che il tutto cada in prescrizione il 25 luglio. Secondo i giudici della suprema corte i ricorsi sono stati accolti poiché fondati visto che la Corte d’Appello “nell’affermare l’oggettiva falsità del verbale di arresto di Cucchi e la colpevolezza degli imputati ha dato per scontato che la preoccupazione di occultare quanto accaduto palesata dal medesimo in quel contesto fosse già insorta nell’immediatezza dei fatti”.

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