mercoledì, 25 Maggio 2022

Livorno, 16 ore al giorno per meno di 3 euro l’ora: centinaia di braccianti agricoli sfruttati da 3 imprenditori – VIDEO

Sottoponevano i braccianti a condizioni di lavoro opprimenti: a fronte di 15/16 ore lavorative, venivano retribuiti con 2,50 euro l'ora. I tre, a seguito dei rispettivi avvisi di garanzia, avrebbero proceduto nell'immediato al pagamento di sanzioni amministrative, versando all'Erario all'incirca 5,8 milioni di euro. 

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Reclutavano centinaia di lavoratori in nero, sia di nazionalità italiana che straniera e, per di più, li sottoponevano a condizioni di sfruttamento. È successo in Maremma, precisamente tra Livorno e Grosseto, dove i Militari della Compagnia di Piombino, assieme alla Procura della Repubblica di Livorno, hanno individuato tre aziende agricole attive sulla rinomata Costa degli Etruschi. Le indagini, avviate nel mese di luglio 2019 e quasi in fase conclusiva, hanno permesso di smascherare 3 soggetti che sottoponevano i braccianti a condizioni di lavoro a dir poco opprimenti: a fronte di 15/16 ore lavorative, venivano retribuiti con 2,50 euro l’ora.

Pare, inoltre, che gli agricoltori non avessero alcun contratto con copertura previdenziale e assicurativa e, di fronte a una lamentela avanzata anche per una richiesta di giorni di ferie non retribuite, rischiavano il licenziamento oltre a una serie di minacce verbali. Di questi, molti di nazionalità straniera erano costretti a vivere in affitto in alcuni capannoni abusivi siti nelle vicinanze, tra l’altro in condizioni igienico-sanitarie piuttosto precarie. Nel mirino delle Fiamme Gialle, dunque, 3 imprenditori che, a seguito dei rispettivi avvisi di garanzia, avrebbero proceduto nell’immediato al pagamento di sanzioni amministrative, versando all’Erario all’incirca 5,8 milioni di euro.

Per di più, i tre indagati non avrebbero dichiarato redditi per oltre 2 milioni di euro e omesso versamenti di Iva e altre imposte per circa 600mila euro. Ricostruito anche l’ammontare degli affitti in nero che sarebbero stati imposti a numerosi lavoratori per i capannoni abusivi di proprietà dei 3, da cui è emersa un’ulteriore sanzione che supera i 150mila euro. Le operazioni hanno riguardato infine i contributi ottenuti dai tre imprenditori dall’Unione europea, tramite fondi strutturali FEASR, nell’ambito della PAC (Politica Agricola Comune). Sono stati quindi altresì denunciati per il reato di “truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione europea in relazione all’indebita percezione di erogazioni pubbliche comunitarie di matrice FEASR, per un ammontare di oltre 151mila euro. Peraltro, i medesimi finanziamenti non sarebbero stati destinati all’incremento dello sviluppo rurale, ossia a finalità pubbliche, così come previsto dall’UE, bensì sarebbero stati “distorti” e utilizzati per il pagamento degli stipendi dei lavoratori“.

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