domenica, 29 Maggio 2022

Parco del Pollino, escursionisti salvati dai Soccorso alpino: “Segnaletica del Cai ricoperta dalla neve”

Durante il giorno della Festa della Liberazione, 2 ragazzi hanno deciso di fare un’escursione sul Pollino. Sulla strada del ritorno hanno perso l’orientamento. Polemiche per la segnaletica del CAI non visibile.

Da non perdere

Mentre l’Italia festeggiava la sconfitta del fascismo, anche Paola e Andrea hanno festeggiato la loro personale “liberazione”. Quella del 25 aprile per questi 2 ragazzi baresi è già diventata una giornata memorabile. La loro escursione sul Pollino si è trasformata in un’odissea. Si sono persi lungo il sentiero, a loro dire per colpa della segnaletica del CAI (Club Alpino Italiano) occultata dalla neve, sono stati salvati dal Soccorso Nazionale Alpino con non poche difficoltà. In quella giornata molti italiani hanno approfittato del ponte di festa più lungo per una gita fuori porta, loro due hanno scelto come meta il Pollino, situato tra Basilicata e Calabria nelle province di Cosenza, Potenza e Matera. Il parco nazionale offre svariati percorsi per tutti gli appassionati del trekking. Scenari mozzafiato, come il massiccio montuoso che presta il nome al Parco, accompagnano l’escursionista per tutto il percorso.

Segnaletica del CAI

Intorno agli ultimi decenni del secolo scorso, per iniziativa di singole persone prevalentemente iscritte al CAI, è iniziata la segnalazione dei sentieri. Inizialmente, il sistema di segnaletica era composto prevalentemente da una pennellata di colore rosso, successivamente si è evoluto. C’è stata la divisione tra segnaletica orizzontale e verticale. La prima, posizionata solitamente al suolo, su sassi o tronchi, utilizza principalmente:

  • segnavia Bianco e Rosso che indica la continuità del sentiero, posto solitamente prima di un’area accidentata dove è facile perdere il sentiero;
  • segnavia Rosso-Bianco-Rosso con sigla di un itinerario escursionistico, posto solitamente in corrispondenza di bivi e in altri punti significativi;
  • picchetto segnavia, utilizzato soprattutto sui sentieri che attraversano prati, pascoli o terreni aperti;
  • ometto di pietre, tratta di un cumulo di pietre che viene utilizzato soprattutto sulle Alpi e sulle Dolomiti, a differenza del segnavia a vernice, questo segnale è visibile anche in condizioni meteo difficili come nel caso di forti nevicate.

Nella segnaletica verticale, che si trova solitamente su appositi sostegni, il più utilizzato è il tabellone o pannello di insieme che molti avranno visto diverse volte perché posizionati frequentemente nei paesi o all’inizio di un percorso. Sono pannelli di grande formato con struttura portante in legno, che forniscono informazioni di carattere geografico, storico e ambientale, evidenziando anche l’insieme degli itinerari della zona.

 

La (dis)avventura

Paola e Andrea, i 2 protagonisti, sono capi scout del gruppo Bari 12. Da sempre si sono cimentati con escursioni anche con percorsi impervi, ed essendo scout hanno anche un ottimo senso dell’orientamento, insomma non sono 2 sprovveduti. Sono partiti insieme da Bari verso le ore 7. Avevano scelto come percorso quello che parte dal Rifugio “Pino Loricato”, destinazione Serra di Crispo. Si sono incamminati seguendo il percorso indicato in rosso sul tabellone del CAI.

Tabellone

Il sentiero scelto è il 931. “Nessuna difficoltà nell’orientarci per il primo tratto. Era principalmente boschivo, quindi i segnali erano ben visibili perché erano sugli alberi”, spiega Andrea. Arrivati poco prima della Fontana di Pitt’accurc’, hanno deciso di deviaretagliare sulla sinistra per poi ricongiungersi nuovamente sul percorso tracciato in rosso, pensando di accorciare i tempi. Così è stato, nonostante l’impervio tratto in salita che hanno dovuto affrontare, si sono fidati di alcune orme fresche sulla neve e le hanno seguite. Arrivati a destinazione, dopo aver scattato alcune foto ed essersi goduti il panorama, è arrivato il momento di tornare. Verso le 15 hanno iniziato a scendere la vetta del Monte Serra di Crispo. Qui sono iniziati i problemi. Per il ritorno dovevano seguire il percorso segnalato sulla cartina da Serra di Crispo verso Fontana Pitt’accurc’ (che non avevano seguito all’andata), questo perché la discesa dalla strada intrapresa precedentemente sarebbe stata difficoltosa, e poi continuare fino al Rifugio. “Quel tratto del sentiero non era segnalato, o meglio la segnaletica non era per nulla visibile”, racconta Paola.

I soccorsi

I ragazzi si sono incamminati. Dopo 2 ore di tentativi per cercare la strada corretta, si sono resi conto di aver perso totalmente l’orientamento, la neve aveva coperto i segnali. “Abbiamo deciso di avvertire il 118”, hanno spiegato l’emergenza e la chiamata è stata inoltrata al Corpo Nazionale Soccorso Alpino. Inizialmente hanno trovato difficoltà nella geolocalizzazione perché “chiedevano dei punti di riferimento per trovarci, ma attorno a noi non c’era segnaletica o un punto particolare da indicare perché c’era solo la distesa di neve ”, dice Paola, “abbiamo trovato solo un tronco con appeso un bacino di una carcassa animale e l’unico picchetto segnavia”, li hanno fotografati e inviati su WhatsApp alla guida alpina che li avrebbe liberati di lì a poco. Alle 18 circa, gli alpini sono riusciti a localizzarli con precisione. Prontamente si sono messi in auto per raggiungerli perché “non se la sentivano di dare indicazioni telefoniche, con la neve è difficile orientarsi”, dice la ragazza.

La squadra degli alpini era composta da 3 persone, la guida alpina si è messa in auto prima degli altri, ha parcheggiato la vettura al Rifugio (punto di partenza del percorso) e si è messo in marcia per raggiungere i ragazzi, gli altri 2 lo hanno raggiunto poco dopo. Verso le 19:30 Paola e Andrea sono stati trovati e passo dopo passo sono arrivati insieme al Rifugio, più o meno dopo 1 ora.

Sotto “accusa” la segnaletica

Se la disavventura dei 2 ragazzi è finita bene, bisogna però porre l’attenzione sul problema della segnaletica, unita alla situazione meteorologica della zona. L’area del Pollino è interessata da forti nevicate, “fino a maggio la neve con molta probabilità ancora non si sarà sciolta”, hanno riferito gli alpini ai 2 ragazzi, quindi ci si aspetterebbe una maggiore cura per indicare al meglio i percorsi. Le nevicate non sono un caso eccezionale, ce ne sono ogni anno, probabilmente i segnavia biancorossi su pietre posti al suolo non sono la soluzione più indicata visto che la neve può occultarli facilmente: “La neve era molto alta . ci ha detto Paola -. Andrea in un tratto è letteralmente sprofondato fino al ginocchio”. Stessa cosa per il picchetto segnavia il cui cartello con le indicazioni è posto molto in basso. Dalla foto si può ben notare come la neve lo aveva ricoperto, tanto da doverci scavare intorno per ripotarlo alla luce. “Servirebbero più segnali che indichino il sentiero” hanno sottolineato di due escursionisti nel tragitto di ritorno con gli alpini, “e pensare che – a detta degli stessi soccorritori – questo percorso è tra i più segnalati rispetto agli altri”.

Ultime notizie