mercoledì, 25 Maggio 2022

Motorsport, a 15 anni porta in pista i bolidi del Centro Porsche Catania: Giuseppe Guirreri tutto testa piede e cuore

Appena 15 anni e un sogno nel cassetto: arrivare un giorno in F1, inseguendo il mito di Charles Leclerc. Faccia d'angelo, diavolo in pista, ma ragazzo genuino e con la testa sulle spalle fuori.

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Partito da Santa Margherita di Belice (Agrigento), Giuseppe Guirreri ha davanti a sé un cammino radioso in pista, impreziosito dall’approdo nel Centro Porsche Catania. Appena 15 anni e un sogno nel cassetto: arrivare un giorno in F1, inseguendo il mito di Charles Leclerc. Faccia d’angelo, diavolo in pista, ma ragazzo genuino e con la testa sulle spalle fuori. Abbiamo avuto il piacere di poterci scambiare quattro chiacchiere.

Faccia d’angelo e furia in pista, ma com’è Giuseppe una volta che sfila il casco e abbandona la sua monoposto?
Una volta lasciati tuta e casco nei box sono Giuseppe, siciliano, pragmatico e appassionato. Studio, amici e tanto sport, il calcio un’altra mia grande passione e il kart che, sin da bambino, è presente nella mia vita. Tante le domeniche di gare fuori casa con mio papà Vito, sempre al mio fianco. Oggi giro tutta Italia per gare e qualifiche ma l’odore di asfalto e benzina mi fanno sentire sempre a casa ed evocano in me tanti ricordi.

Lewis Hamilton vedeva Ayrton Senna come il suo supereroe. Per te, ad oggi, chi è il tuo supereroe della Formula 1 e perché?
Leclerc! In lui rivedo la mia stessa determinazione nel raggiungere la linea del traguardo. Charles è un mito per me, anche lui ha cominciato con i kart e poi ha spiccato il volo nelle massime categorie mondiali. Seguo le sue gare di Formula 1 in Ferrari con grande entusiasmo. Un esempio per la mia generazione, è il pilota più giovane della storia ad aver vinto un Gran Premio con la vettura della scuderia del cavallino rampante. Poter ambire a una carriera come la sua è un sogno per moltissimi piloti.

Se dovessi immaginarti in Formula 1 tra qualche anno, in quale circuito sogneresti di vincere? Uno casalingo come Monza oppure uno storico come Montecarlo?
Montecarlo è un circuito pazzesco ma anche molto complesso. Si snoda fra gli edifici del centro cittadino della bellissima Montecarlo. Sogno un giorno di trovarmi anche io ad affrontare la celebre “curva del Tabaccaio” nel Gran Premio di Monaco con la mia rampante monoposto. Nell’attesa di Montecarlo, sarò presto sul circuito di Monza al volante della Porsche di Raptor Engineering.

 

Sei da pochissimo approdato nel Centro Porsche di Catania, che ringraziamo per aver creduto in te prima di chiunque altro, sotto l’ala protettrice di Andrea Palma. Quali sono i vostri obiettivi e cosa ti aspetti da quest’avventura?
Una grande opportunità di crescita che mi è stata offerta da Andrea e il suo team. Ho la possibilità di lavorare insieme a Raptor Engineering con il brand Porsche. Guardo la livrea della Porsche 911 GT3 Cup 991 e provo un’emozione indescrivibile, la sintesi perfetta tra potenza e aerodinamica in pista. Centrare il mondo Porsche alla mia età, ho ancora 15 anni, è una grandissima opportunità. Dal 10 maggio inizierò i test sul circuito di Cremona e a seguire Misano Adriatico. La preparazione è fondamentale per la prossima stagione della Porsche Carrera Cup Italia.

Come ci si prepara ad una gara?
La calma e la tranquillità sono sicuramente la migliore preparazione. Il miglior modo per rimanere tranquilli è quello di controllare minuziosamente l’auto, i suoi componenti e renderla supercompetitiva. Non ho rituali specifici o portafortuna. Solitamente sono molto concentrato e cerco di arrivare in gara riposato e preparato. Amo studiare ogni variabile della gara, spesso lavoro sul kart per ore immaginando la gara dopo aver analizzato ogni centimetro della pista. Il confronto pre e post gara più importante è con mio padre Vito, con lui condivido gioie e dolori. Spesso il recupero da infortuni o qualche piccolo incidente mi buttano giù, ma trovo sempre nuovi stimoli.

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