venerdì, 20 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, camera di tortura a Husarivka: civili e un bimbo seviziati e arsi vivi

Aumenta il numero delle vittime anche a Chernihiv: in 700 hanno perso la vita e 40 sono considerate disperse. Mentre la Russia continua a negare la paternità degli attacchi, Zelensky chiede all'Europa "armi e un cocktail di sanzioni come molotov".

Da non perdere

L’attacco missilistico che si è abbattuto oggi sulla stazione di Kramatorsk, nella ragione del Donbass, ha ucciso e ferito troppi innocenti. Le immagini dei corpi inermi tra zaini e valigie è destinata a diventare l’ennesimo brutale simbolo di questo insensato conflitto. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ricorda quanto il massacro di Bucha in realtà fosse “solo un esempio”, poiché non è chiaro quanti civili siano stati uccisi fino ad ora. “Tantissime persone mancano all’appello, credo si parli di migliaia. Abbiamo trovato 300 civili morti a Bucha, ma anche a Borodyanka, Gostomel e Irpin c’è una distruzione totale“, così il primo cittadino della capitale a “Live In” su Sky TG24. Gli scontri continuano anche a Chernihiv. Qui circa 700 persone tra militari e civili hanno perso la vita e 40 sono considerate ufficialmente disperse. Il terribile bilancio è stato dato dal sindaco della città ucraina Vladyslav Atroshenko al quotidiano Ukraynska Pravda. Secondo la polizia ucraina a Husarivka, villaggio liberato il 4 aprile nella regione di Kharkiv, l’esercito di Putin aveva allestito una camera di tortura in cui le persone sono state arse vive dopo esser state seviziate. Da una prima indagine sembrerebbe che in questa stanza sia stato torturato un bambino; tra l’altro sui cadaveri ritrovati sono state rivelate tracce di abusi prolungati.

Zelensky alla Finlandia: “Cocktail di sanzioni come molotov”

Vi chiedo di mostrare ancora più leadership, sia a livello di Unione Europea che nelle relazioni bilaterali con i Paesi europei, per sostenere la nostra lotta per la libertà. Per la nostra comune libertà. Quando la tirannia perderà la guerra contro l’Ucraina, sarà uno dei maggiori contributi alla sicurezza dell’Europa degli ultimi decenni. Ecco perché abbiamo bisogno delle armi di cui dispongono i vostri partner dell’Ue. Ecco perché abbiamo bisogno di sanzioni davvero efficaci e potenti contro la Russia. Permanente. Un tale cocktail di sanzioni che sarà ricordato come un cocktail molotov“. Si è espresso così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo ultimo intervento al parlamento finlandese. Quest’ultimo ha inoltre mostrato la sua solidarietà a Kiev decidendo di espellere 2 diplomatici russi e di non rinnovare il visto a un terzo. Se Zelensky chiede artiglieria e ulteriori misure per atterrare definitivamente l’economia di Mosca, l’Unione Europea, pur avendo approvato un quinto pacchetto sanzionatorio, non è ancora pronta a sentenziare sull’embargo del petrolio russo. Il prossimo Consiglio dei ministri degli Esteri Ue è atteso per lunedì 11 aprile, ma in questa sede non verrà neppure discussa la questione. “Abbiamo appena completato il quinto pacchetto di sanzioni, che ha aggiunto misure economiche e individuali alla Russia. Ma il petrolio richiede l’unanimità tra gli Stati membri e l’Europa è dipendente dall’energia russa, dunque si tratta di una questione complicata dal punto di vista tecnico e politico”, ha chiosato un funzionario Ue.

Slovacchia fornisce difesa aerea S-300 a Kiev

Arrivano aiuti militari per l’Ucraina anche dalla Slovacchia. Mentre Ursula von der Leyen è arrivata a Bucha, il primo ministro di Bratislava Eduard Heger si è recato oggi in visita a Kiev e ha dichiarato che il suo Paese “ha donato il sistema S-300 sulla base della richiesta ucraina di ricevere aiuto per difendersi dall’aggressione armata della Federazione Russa”. “È una decisione responsabile con la quale la Slovacchia, in quanto Paese sostenitore della pace, della libertà e della protezione dei diritti umani, fornisce aiuto all’Ucraina e ai suoi cittadini innocenti. Speriamo che questo sistema possa aiutare a salvare da un’ulteriore aggressione del regime di Putin il maggior numero possibile di ucraini innocenti”, ha così concluso.

Cremlino: “Operazione speciale potrebbe finire presto”

Mosca continua a negare la paternità dei massacri a Bucha e a Kramatorsk, ribadendo di esser vittima di complotti americani e fake news occidentali. “Continuando a fornire armi all’Ucraina, la Nato contribuisce al prolungamento del conflitto. L’Alleanza sta portando a un prolungamento del conflitto e supporta la convinzione del regime di Kiev nell’impunità per i crimini di guerra e la crudeltà verso i civili commessi non solo nel Donbass, ma in tutta l’Ucraina”, ha denunciato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, rilasciando un commento in merito al summit dei ministri degli Esteri della Nato tenutosi ieri. Si leva poi la voce di Dmitri Peskov, braccio destro di Putin, che fa addirittura sapere ad alcuni giornalisti che “gli obiettivi dell’operazione speciale russa in Ucraina saranno raggiunti sia militarmente che nel quadro del processo negoziale e l’operazione speciale potrebbe essere completata nel prossimo futuro“. Questo conflitto sta danneggiando non poco politici e magnati della Federazione russa sparsi per il mondo. Tra gli atti sanzionatori dell’Occidente vi è il fiume di espulsioni di oligarchi e il Cremlino si trova così a dover controbattere buttando fuori dal proprio territorio 45 dipendenti dell’ambasciata e del consolato della Polonia. Un atto che arriva in  risposta alla decisione del ministro dell’Interno polacco Mariusz Kaminski di espellere ‘’45 spie russe che si spacciano per diplomatici”.

Ultime notizie