mercoledì, 25 Maggio 2022

Società in Romania ma gestita in Italia: scoperta evasione da oltre 29 milioni di euro – VIDEO

Società delocalizzata in Romania per abbattere i costi della manodopera e delle tasse. Tutta l’attività era gestita in Italia, ma i redditi non erano soggetti ad imposta italiana. I 2 amministratori sono stati denunciati e rischiano la reclusione.

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Ha cercato di diminuire il carico fiscale nazionale sfruttando le legislazioni estere più favorevoli. La Guardia di Finanza di Ascoli Piceno ha scoperto una frode fiscale messa in atto da un noto brand operante nel settore calzaturiero marchigiano. A seguito delle indagini, è emerso un reddito imponibile non dichiarato per oltre 114 milioni di euro e un’imposta evasa di oltre 29 milioni di euro.

L’azienda avrebbe costituito un’attività economica in Romania allo scopo di canalizzare i flussi commerciali dell’impresa italiana e quindi sottrarre reddito al fisco. È un sistema adottato soprattutto dalle medie compagnie perché, a differenza dei piccoli artigiani, non possono evadere le imposte con i sistemi più classici come l’omissione della ricevuta o dello scontrino. La prassi è quella della “esterovestizione”, ovvero di collocare una o più società, riconducibili allo stesso soggetto economico, al di fuori del territorio nazionale; la questione diventa rilevante se la ditta costituita all’estero, in realtà, è amministrata interamente in Italia.

Le indagini

Le indagini della Guardia di Finanza, all’interno dell’operazioneVento dell’Est”, sono partite dalla verifica fiscale eseguita nei confronti di un’azienda picena. È emersa una complessa ragnatela di società, anche di diritto rumeno, riconducibile allo stesso nucleo familiare residente in un comune del fermano, che intrattenevano rapporti tra loro. La società, mediante l’interposizione di una Fondazione senza scopo di lucro, era stata simulatamente delocalizzata in Romania col fine di sfruttare illecitamente i vantaggi derivati dalla manodopera a basso costo e dalla minore tassazione applicata in quello Stato, violando in questo modo le vigenti norme nazionali e internazionali in materia fiscale. Attraverso nuovi mezzi tecnologici e d’intercettazione, la GdF ha raccolto indizi gravi come prova del fatto che la società straniera in realtà veniva gestita, sotto il profilo contabile, finanziario e decisionale dall’Italia.

L’influenza dominante” sull’azienda rumena, che non aveva autonomia nella struttura decisionale, si è concretizzata con la redazione di contratti ad hoc con le imprese italiane e flussi finanziari limitati ad alimentare le strette necessità aziendali tramite l’emissione pianificata di fatture, anche allo scopo di “aggiustare” la situazione economico-patrimoniale della società italiana. Attraverso dei veri e propri “schermi” giuridici, dall’Italia veniva gestita tutta la fabbricazione e la vendita delle calzature da parte della ditta straniera, motivo per cui i redditi percepiti dovevano essere sottoposti ad imposta in Italia, stato di “direzione”, e non in quello di “produzione”, come invece è accaduto. In questa fase di indagini preliminari, i 2 amministratori di fatto sono stati denunciati perché responsabili del reato di omessa presentazione delle dichiarazioni per gli anni dal 2013 al 2018; rischiano la reclusione da 2 a 5 anni.

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