venerdì, 20 Maggio 2022

Roma, il viaggio della speranza poi il dramma: donna ucraina muore davanti ai figli

Il viaggio della speranza da Ternopil' alla Capitale. Poi il dramma. Una donna ucraina, 46 anni, è morta davanti gli occhi dei suoi due figli.

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In fuga dall’Ucraina per concedere ai suoi due figli la possibilità di vivere una vita troppo innocente per assistere agli effetti della guerra. Da Ternopil’, città ad ovest del Paese, a Roma. Un viaggio di 2.040,03 chilometri, durato 30 ore. Un viaggio interminabile e il capolinea visto come nuovo inizio. Il motore del pullman si spegne, il portabagagli si apre e il rumore dei trolley sull’asfalto dà ritmo ai passi incerti di donne e bambini che giungono in un luogo sicuro. C’è il piazzale 12 Ottobre 1492, alla Garbatella ad accoglierli. I volti sono disorientati e stanchi. A rompere il rito del nuovo inizio, un dramma. Una donna, dopo essere scesa dal pullman, si accascia a terra e inizia ad accusare dolori al torace. Il personale del 118 la soccorre in maniera tempestiva ma non c’è nulla da fare. Natalia Kretova, 46 anni, muore davanti gli occhi attoniti dei figli, un maschio e una femmina di 11 e 12 anni.

Il tentativo di salvarla

I soccorritori, intervenuti per salvare la 46enne, tramite una nota stampa di Ares 118 hanno spiegato l’accaduto. “Alle ore 7.36 è arrivata nella centrale operativa 118 di Roma una richiesta di soccorso da parte della polizia di Stato, che ci allertava per una signora colta da malore. Alle ore 7.37 è stata attivata l’ambulanza della postazione del Cto, che è giunta sul posto alle ore 7.46, seguita dall’automedica della postazione San Camillo. All’arrivo sul posto, la signora era non cosciente ed in arresto cardiocircolatorio. L’equipe sanitaria ha provato a rianimare il paziente, ma tutti i tentativi sono stati purtroppo vani. Alla famiglia della signora ed a tutta la comunità ucraina vanno le più sentite condoglianze da parte di tutta l’azienda”.

Figli della guerra

La famiglia Kretova è giunta in Italia senza avere parenti o conoscenti che la potessero ospitare. Da qui la proposta, di una suora – anch’essa in fuga da Ternopil’ – che aveva offerto alla profuga e ai suoi due figli alloggio nella struttura dove risiede a Castel Gandolfo. Natalia, purtroppo, a Castel Gandolfo non ci è arrivata. I due ragazzi rimasti orfani saranno accolti negli alloggi dei Castelli Romani. Tra gli effetti collaterali della guerra c’è anche questo: famiglie distrutte, ragazzi privati di una giovinezza spensierata. Senza la propria madre che li ha portati in salvo.

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