mercoledì, 18 Maggio 2022

Vicenza, soldi per essere assunta: frode da 40 milioni scoperta dalla denuncia di una badante

Maxi truffa per frode fiscale messa in atto da 19 società e 20 persone fisiche. Le indagini sono state avviate dopo la denuncia di una badante costretta a versare una somma di denaro dell'atto dell'assunzione e del primo stipendio.

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Le Fiamme Gialle di Vicenza hanno eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 39 milioni di euro, nei confronti di 19 società e di 20 persone fisiche indagate per frode fiscale. Le indagini dei finanzieri della Compagnia di Schio hanno tratto spunto dall’esposto di una badante, al lavoro nell’altovicentino, che ha raccontato come una dipendente di un’agenzia di Padova l’abbia costretta a corrispondere una somma di denaro all’atto dell’assunzione e alla riscossione del primo stipendio. I militari hanno, così, scoperto che dietro l’operatività dell’agenzia si celava una vasta frode fiscale.

I fatti

Sebbene la stessa agenzia fosse il front office sul territorio per la fornitura della manodopera, le badanti risultavano formalmente inserite in Società Cooperative con sede a Roma e operative a Milano, ma che in realtà non esistevano. Le Cooperative, risultavano amministrate da soggetti prestanome, tant’è che le sedi sia romane che milanesi sono risultate del tutto fittizie. I militari hanno individuato 17 Società Cooperative attive su tutto il territorio nazionale che riforniscono manodopera: al loro interno non sono inquadrate solo badanti, ma anche infermieri, personale paramedico, autotrasportatori, braccianti stagionali, operai edili, per un totale di 3mila posizioni lavorative, risultati tutte irregolari.

La frode

In Veneto è stata riscontrata la principale Società Cooperativa grazie alla quale oltre 1400 badanti hanno trovato lavoro, attraverso le agenzie di Padova, Vicenza, Camposampietro e Dolo, per un valore d’affari di oltre 5 milioni di euro. Le Cooperative, ai fini I.V.A., utilizzavano e dichiaravano fatture per operazioni inesistenti pari a 27 milioni di euro, emesse da due Società di capitali, attive nel settore immobiliare, che a loro volta hanno operato disdegnando gli obblighi dichiarativi e di versamento.

Il notevole credito I.V.A., conseguito in maniera fraudolenta, è stato utilizzato per la compensazione orizzontale, tramite Modello F24, delle ritenute I.R.Pe.F, sulle retribuzione dei lavoratori; inoltre i crediti fittizi sono stati ceduti, a titolo oneroso, a soggetti terzi, accomunati dal pesante indebitamento nei confronti del Fisco, realizzando una monetizzazione di oltre 8 milioni di euro. In sostanza non sono mai stati effettuati versamenti afferenti le posizioni lavorative.

L’organizzazione

Ulteriori indagini hanno permesso di individuare tre figure professionali che gravitano intorno ai soggetti giuridici di comodo: un dottore Commercialista ad Ascoli Piceno, responsabile della trasmissione telematica di tutte le dichiarazioni I.V.A.; un ragioniere, con studio a Roma, gravato anche da precedenti sempre per frode fiscale, che si è occupato delle trasmissioni telematiche di indebite compensazioni per molti milioni di euro; un imprenditore che fungeva da amministratore di fatto di gran parte delle Cooperative.

Il sequestro di beni per 39 milioni

Le attività investigative hanno permesso di sottoporre a misura cautelare reale 36 immobili nelle province di Lucca, Pistoia, Latina, Roma e Ascoli, 2 imbarcazioni da diporto, 3 autoveicoli di pregio, 2 orologi di pregio e disponibilità finanziarie e 27 partecipazioni societarie.

Le 20 persone fisiche indagate dovranno rispondere di reati di dichiarazione fraudolenta, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento I.V.A. e indebita compensazione. Il G.I.P. ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, per un totale di 39.225.280,11 di euro.

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