venerdì, 20 Maggio 2022

Fine vita, la legge passa alla Camera per 253 voti: ora tocca al Senato

I voti contrari sono stati 117 e c'è stato un astenuto. La questione passa ora al Senato. L'esito è incerto per via dei numeri. Se fosse approvata, il paziente dovrebbe fare una richiesta e passare dalla valutazione di una commissione prima del fine vita.

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La legge sul fine vita supera il banco di prova della Camera. I 253 voti, però, non bastano per sciogliere alcuni nodi. La norma ha messo d’accordo i deputati sugli articoli 4 e 5, che indicano i requisiti che il paziente deve avere per poter richiedere il fine vita, la modalità di richiesta, e quella per la morte volontaria medicalmente assistita. Il primo articolo, invece, crea qualche perplessità in Parlamento e indica cosa si intende per fine vita.

I nodi da sciogliere in Parlamento

“La facoltà della persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta o da una condizione clinica irreversibile di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita” non convince Fratelli D’Italia. Il voto è compatto e a favore da parte di PD, Movimento 5 Stelle, Leu e Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi ha dato libertà di scelta ai suoi deputati.

La soluzione per sbrogliare la matassa sarebbe permettere l’obiezione di coscienza per il personale sanitario. In più, i requisiti per richiedere il suicidio assistito sarebbero più stringenti approvando le modifiche proposte dal partito di Giorgia Meloni. Un emendamento in tal senso era stato bocciato il mese scorso. La legge sul fine vita e sul suicidio assistito non va confusa con la pratica dell’eutanasia. Questa prevede che il medico somministri al paziente farmaci per causare la morte o per avvicinarla ed è a oggi illegale in Italia. Invece si discute se recepire la sentenza della Corte di Cassazione nota per il caso Dj Fabo.

Legge sul fine vita: cosa accadrebbe se approvata in via definitiva

Un paziente terminale con una malattia irreversibile, sofferente, mantenuto con trattamenti palliativi e che dichiara di voler morire potrebbe ottenere il suicidio assistito senza che il medico rischi in prima persona, staccando la spina. Questo accadrebbe se la legge venisse approvata. In più, il paziente dovrebbe essere maggiorenne e la malattia dovrebbe causare sofferenze non solo fisiche, ma anche psicologiche.

Il paziente dovrebbe fare una richiesta al medico curante e a quello di famiglia. Alla fine, a decidere sarebbe un comitato di valutazione clinica. Gli ospedali devono essere in grado di seguire tutta la procedura, mentre il controllo spetta alle Regioni. Si sta valutando anche l’ipotesi di una sanatoria per chi è già stato condannato dalla Magistratura per casi di suicidio assistito.

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