martedì, 24 Maggio 2022

Fatture false e truffa, sequestrati beni per 3 milioni: 2 arresti. Concessionaria e impresa trasporti nei guai – VIDEO

Il provvedimento prevede la custodia cautelare in carcere per due imprenditori operanti nel territorio romagnolo e il sequestro preventivo del valore di 3 milioni di euro nei confronti di tre imprese.

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La Guardia di Finanza e i Carabinieri di Forlì, alle prime luci dell’alba di oggi, 9 marzo, hanno dato esecuzione a un’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Forlì, Massimo De Paoli, su richiesta di Francesca Rago e Laura Brunelli Sostituti Procuratori della locale Procura, per le ipotesi di reato di truffa aggravata, calunnia, appropriazione indebita, autoriciclaggio, riciclaggio ed esercizio abusivo di attività finanziaria. Il provvedimento prevede la custodia cautelare in carcere per due imprenditori operanti nel territorio romagnolo e il sequestro preventivo del valore di 3 milioni di euro nei confronti di tre imprese, coinvolte nel meccanismo illecito. Lo rende noto l’ufficio stampa delle Fiamme Gialle con un comunicato arrivato in redazione.

Le misure sono frutto dell’attività investigativa, coordinata dalla Procura forlivese, che vede la convergenza tra le indagini condotte dal Reparto Operativo Nucleo Investigativo dei Carabinieri in merito ai rapporti tra la nota concessionaria di automezzi pesanti VIOCAR S.p.A. e una parte della sua clientela, e le attività di polizia giudiziaria avviate dal Nucleo Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Forlì per approfondire talune operazioni commerciali mai effettivamente compiute, in grado di influire seriamente sulla stabilità finanziaria dell’impresa di Bertinoro. Le indagini si sono articolate nell’incrocio dei dati risultanti dalle intercettazioni telefoniche e telematiche, dai tabulati telefonici, dalle escussioni di persone informate sui fatti, dalla documentazione sottoposta a sequestro a seguito dell’esecuzione di perquisizioni locali, nonché in una minuziosa analisi dei dati bancari.

L’impostazione accusatoria accolta dal G.I.P. ha permesso di disvelare la frode, perpetrata dall’imprenditore attraverso la sistematica presentazione allo sconto bancario di fatture per vendite di automezzi pesanti mai compiute dalla VIOCAR. Sono stati circa una quindicina gli istituti di credito coinvolti, che hanno erogato anticipi per complessivi euro 58 milioni sulla base di false fatture emesse per operazioni fittizie per un valore di circa 63 milioni di euro. La disponibilità delle somme derivanti dal reato ha determinato la commissione di condotte autoriciclatorie, che hanno interessato la CINA S.r.l., società immobiliare amministrata dallo stesso imprenditore e, sempre all’interno della VIOCAR, lo svolgimento di una strutturata e sistematica attività illecita di finanziamento al 9 marzo 2022 a favore di terzi, tutti esercenti l’attività di trasporto stradale, perpetrata attraverso la compravendita simulata di automezzi (esercizio abusivo dell’attività finanziaria).

Gli stessi accertamenti svolti hanno messo in luce, inoltre, come il noto concessionario, dopo aver ideato e messo in atto il sistema di truffa ai danni degli istituti bancari, abbia distratto dai conti correnti societari somme per oltre euro 3 milioni movimentandole a favore dell’impresa individuale ravennate Adriatica Trasporti, cliente/fornitore della VIOCAR, mediante erogazioni di denaro del tutto ingiustificate, prive della benché minima evidenza documentale. Di tale condotta, l’imprenditore forlivese aveva incolpato, con denuncia presentata presso la locale Procura della Repubblica, un proprio dipendente, accusandolo del delitto di appropriazione indebita. Ciò anche al fine di giustificare presso gli istituti di credito, l’impossibilità di coprire gli insoluti generati dalla presentazione allo sconto delle false fatture. In merito a quest’ultima vicenda, le indagini esperite hanno permesso di acquisire circostanziati elementi comprovanti il delitto di calunnia commesso dall’imprenditore forlivese e di ascrivere in capo a quest’ultimo anche il reato di appropriazione indebita in concorso con il trasportatore ravennate, resosi a sua volta responsabile di ulteriori condotte riciclatorie ed autoriciclatorie, portate a compimento mediante l’impiego delle somme indebitamente ricevute. Sono in corso di acquisizione le querele delle parti offese, nello specifico gli Istituti di credito truffati.

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