domenica, 29 Maggio 2022

Il lupo, la capretta e Putin. Per fermare la guerra non bastano le lacrime di un soldato russo

La paura di morire, in una guerra assurda come assurde sono tutte le guerre, accomuna russi e ucraini. Riconoscersi nelle stesse paure rende umani, rende simili, avvicina, perché solo la conoscenza genera coscienza.

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In una notte di temporale, di Yuichi Kimura, racconta la storia di un lupo e una capretta che, spaventanti da un forte temporale, si rifugiano in una grotta, incontrandosi. Intorno a loro è buio. Non si vedono. Cominciano a parlarsi, ed entrambi credono di essere in compagnia di un loro simile. Scoprono infatti di avere molte cose in comune, oltre alla paura. E che dialogare e starsi vicino è davvero piacevole. Scampato il temporale, i due nuovi amici vanno via senza mai scoprire la loro vera identità di vittima e carnefice.

Cosa succederebbe se i soldati russi e ucraini si incontrassero in una notte di temporale? Si scoprirebbero spaventati, intimoriti, persi in una guerra che non è la loro. In una guerra che non vogliono. Si scoprirebbero esseri umani impauriti da una pioggia di missili, spaventati dal buio che accompagna la morte, infreddoliti, affamati. Con le lacrime agli occhi. Come le lacrime di quel giovane soldato russo, preso prigioniero in Ucraina. Quello che nell’immaginario doveva essere il lupo cattivo, finisce nelle mani delle sue prede. Che a loro volta potevano trasformarsi in lupi. Ma non lo hanno fatto. Perché si sono incontrati nella loro notte di temporale.

Si sono visti, si sono guardati aldilà della tuta mimetica, aldilà degli abiti civili. Accomunati dal terrore, si sono conosciuti come persone, si sono riconosciuti nella stessa sofferenza e nelle stesse paure. Le donne ucraine gli hanno dato un bicchiere di tè per riscaldarlo, del cibo per sfamarlo. E un telefono, per chiamare la sua mamma e dirle che non è morto. Che non è morto, ma vivo. La paura di morire, in una guerra assurda come assurde sono tutte le guerre, li ha accomunati. Riconoscersi nelle stesse paure ci rende umani, ci rende simili, ci avvicina, perché la conoscenza genera coscienza.

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