martedì, 24 Maggio 2022

Corruzione per 23 milioni di euro: 7 ai domiciliari anche 2 dipendenti del Miur

Tra il 2018 e il 2021 l'imprenditore avrebbe ottenuto affidamenti nelle scuole per 23 milioni di euro. In cambio, avrebbe offerto motorini, computer, affitti pagati e ristrutturazioni.

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Devono rispondere di corruzione a vario titolo sei persone finte ai domiciliari su disposizione del Gip di Roma. Gli arresti sono stati eseguiti questa mattina dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza. Il Gip ha disposto anche il sequestro preventivo di beni pari alla somma della corruzione. L’indagine riguarda un imprenditore, tre dipendenti del Ministero dell’Istruzione e altre tre persone collegate all’uomo d’affari nell’editoria.

Le indagini per corruzione al Miur

Secondo le indagini, l’imprenditore avrebbe ottenuto in anticipo i contenuti dei bandi per le scuole e si sarebbe organizzato di conseguenza, ottenendo così l’affidamento degli incarichi. In più, avrebbe partecipato anche a delle riunioni del Miur per concordare la divisione dei finanziamenti ad alcune scuole. Il valore di questi affidamenti sarebbe di circa 23 milioni di euro.

Il Capo Dipartimento avrebbe ricevuto il pagamento di affitti per 40mila euro di Roma, oltre ad altri 15mila euro per la ristrutturazione di un suo altro immobile. Una dipendente del Miur avrebbe ricevuto il pagamento di una camera di un B&B per suo fratello per un valore di 69mila euro tra febbraio 2019 e giugno 2020. Un altro dipendente del Miur sarebbe coinvolto nella vicenda. Per lui è stata disposta la sospensione temporanea per un anno dai pubblici uffici. Avrebbe ricevuto un motorino e un computer per un valore di 5mila euro.

L’imprenditore li avrebbe poi favoriti con altre utilità con l’aiuto di tre persone a lui riconducibili. Per loro sono stati disposti i domiciliari. Per l’uomo d’affari, attivo nel settore dell’editoria, è già la seconda volta. Infatti, era già sottoposto agli arresti per aver favorito il Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali dello stesso Ministero dell’Istruzione. Solo dopo le indagini hanno messo in evidenza gli altri dipendenti. Sarebbe coinvolto anche un imprenditore di Marcianise (CE), che avrebbe favorito la corruzione emettendo fatture false che giustificavano le spese sostenute dall’imprenditore nell’editoria per corrompere il Capo Dipartimento.

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