mercoledì, 18 Maggio 2022

“Romanzo Quirinale” il pocast: intervista con Marco Damilano

La rielezione di Mattarella, la politica italiana e la satira che non ci sono più

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Abbiamo incontrato il direttore de L’Espresso in occasione del suo “tour” teatrale di presentazione del pocast “Romanzo Quirinale”, in cui traccia la storia e gli accadimenti spesso occulti, i tradimenti, i negoziati e relativi scandali dietro ogni elezione del Presidente della Repubblica.

L’elezione di Mattarella è stata dettata dalla necessità di stabilità politica o è lo specchio di una classe politica che non è più capace di assumersi le proprie responsabilità?
Sicuramente c’era una necessità, lo ha detto lo stesso presidente, una emergenza, una parola che ha usato in quelle poche righe del messaggio quando Fico e la Casellati, i presidenti delle Camere, gli sono andati a comunicare la rielezione, anche se poi nel discorso dell’insediamento ha detto però che bisogna ricostruire la “post emergenza”. L’emergenza chiama la necessità, lui ha usato anche un altro verbo, l’emergenza impone il senso del dovere, il senso di responsabilità. Nell’emergenza che fa venire in mente a tutti il Covid, l’emergenza economico sociale, c’è un’emergenza meno raccontata che è l’emergenza politica e democratica di questo paese, un paese senza partiti ed in piena emergenza democratica Mattarella ne è la risposta ma anche in parte il sintomo.

Dal libro “Il Presidente” al podcast “Romanzo Quirinale” la storia della Repubblica, le elezioni, sono il risultato di intrighi, complotti, colpi di scena alla stessa stregua di un film alla 007?
Beh certo, si pensi che in questa elezione la direttrice degli 007 è persino entrata in scena come possibile candidata al Quirinale, questo non era mai successo nelle storie che ho raccontato nel libro e nel podcast, e sicuramente siamo ancora troppo vicini agli eventi ma nei prossimi mesi e nei prossimi anni sarà molto interessante ricostruire come è nata e come è caduta la candidatura di Elisabetta Belloni.

La politica dovrebbe essere un “arte nobile” ma oggi sembra che prevalga più la spettacolarizzazione della stessa. Un gioco teso più all’audience che alla sostanza. Dov’è finita la vera politica o i veri politici? E dove è finita anche la vera satira politica!
Questa domanda è molto interessante, perché se non c’è politica non c’è neppure la satira politica, cioè se i politici rubano il posto alla satira e fanno involontariamente ridere, o ancora, perché per esempio, io ero nello studio di Giovanni Floris quando Luca e Paolo hanno raccontato la vicenda della deputata dei Cinque Stelle che aveva denunciato il furto del suo cappotto, non hanno fatto altro che leggere il comunicato della onorevole fino al colpo di scena finale, cioè che il cappotto era dietro ad una sedia, era semplicemente caduto. Ecco nessun autore satirico potrebbe immaginare una scena di questo tipo, però da un altro punto di vista la faccenda si fa maledettamente seria perché vuol dire che la politica non riesce più a rappresentare quello che dovrebbe essere, una ricerca di soluzioni per le richieste dei cittadini.

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