domenica, 29 Maggio 2022

Milano, studentessa spiata per anni dal proprietario di casa: aveva messo telecamere anche in bagno

L'uomo di 43 anni è a processo. Durante l'ultimo dibattimento il magistrato ha deciso di rinviare la causa, nell'attesa che il consulente tecnico d'ufficio possa stabile che uso è stato fatto delle immagini.

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Trasferirsi in un nuovo appartamento, entrare nella propria stanza e venire spiati dal padrone di casa. Sembra la trama di un thriller americano anni ’90, ma è purtroppo un’inquietante realtà. L’assurda vicenda è accaduta nel 2019 a Milano, in uno stabile in zona Villapizzone, e ha visto come protagonista una ragazza straniera, ex studentessa dell’Università Cattolica di Milano, oggi 23enne, che all’epoca dei fatti ha denunciato l’allora proprietario di casa, poiché l’avrebbe osservata a sua insaputa, attraverso l’occhio di alcune telecamere nascoste in stanza e in bagno.

La vicenda

Il 22 novembre del 2019 la ragazza si è presentata in questura a Milano per sporgere querela contro l’uomo che le aveva subaffittato la stanza. L’amara scoperta sembrerebbe fosse avvenuta poche ore prima, quando la ragazza è entrata nella camera del locatore per dargli una mano con una traduzione, come le aveva chiesto lui stesso. L’occasione ha permesso alla 21enne di scorgere sullo schermo del computer dell’uomo le immagini in tempo reale provenienti dalla sua camera. La giovane ha pensato bene a quel punto di chiamare un amico e setacciare tutta l’abitazione, scovando una telecamera in bagno, abilmente nascosta sotto un faretto. Dopodiché la vittima non ha potuto fare altro che scappare e recarsi dalla Polizia, assieme al suo avvocato. I poliziotti avevano così provveduto al sequestro di vari dispositivi, quali il computer, 5 hard disk, un cellulare, 9 sim  e 12 chiavette usb, contenenti immagini inequivocabili.

Il processo

Il pm Ilaria Perinu nel luglio 2020 ha disposto la citazione diretta in giudizio nei confronti dell’accusato, oggi 43enne, chiamato a rispondere del reato di “interferenze illecite nella vita privata”. Qualora l’uomo dovesse essere condannato per tale capo d’imputazione rischierebbe una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione, prevista per “chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata”. Dopo aver visionato le prove il magistrato ha confermato per iscritto che l’imputato “si procurava indebitamente video e foto attinenti alla vita intima e privata della persona offesa attraverso delle videocamere poste nella camera da letto e nel bagno dell’immobile”.

Durante la prima udienza, tenutasi nel luglio 2021, l’imputato ha offerto 2mila euro di risarcimento, rimandati al mittente, aggrappandosi poi alla richiesta di rito abbreviato che gli garantirebbe così di scontare un terzo della pena. L’ultimo dibattimento del processo è avvenuto la scorsa settimana, mercoledì 16 febbraio, occasione in cui il Giudice del Tribunale di Milano ha rinviato la sentenza per chiedere di integrare ulteriori prove, che saranno valutate da un consulente tecnico d’ufficio. Il perito verrà nominato il prossimo 3 marzo. A quest’ultimo toccherà il compito di analizzare se nel materiale sequestrato vi siano effettivamente immagini intime dell’ex studentessa. Questa prova servirà inoltre a capire come il 43enne abbia utilizzato le videoregistrazioni della 23enne e se le abbia anche diffuse.

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