domenica, 22 Maggio 2022

Fondi neri per pagare il pizzo: sequestrati beni per 30 milioni a 2 imprenditori vicini al Belforte

Sotto sequestro 3 società, 99 rapporti bancari, diverse auto di lusso, terreni, opifici, per un totale di 30 milioni di euro. Tutto grazie a fatture gonfiate per creare fondi neri utili a pagare il pizzo al clan.

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La Guardia di Finanza in collaborazione con la Direzione Investigativa Antimafia e la Divisione Anticrimine della Questura di Caserta, dopo accurate e scrupolose indagini, ha eseguito il sequestro di beni e ha sottoposto ad amministrazione giudiziaria alcune aziende dal valore complessivo di circa 30 milioni di euro a carico di due fratelli imprenditori. Si tratta di 3 società, 75 immobili situati nelle province di Caserta, Benevento, Salerno, L’Aquila e Parma (18 terreni, 18 abitazioni, 2 opifici industriali, 36 garage/magazzini ed 1 multiproprietà in costiera amalfitana), nonché 99 rapporti finanziari e 10 beni mobili registrati (5 autovetture, tra cui una Ferrari ed una Porsche, 3 imbarcazioni e 2 rimorchi). Invece, l’amministrazione giudiziaria è stata disposta per un periodo di 1 anno per le aziende riconducibili ad uno dei due imprenditori indagati.

I due soggetti, stando ad un’inchiesta iniziata nel 2014, sono vicini al Clan “Belforte” che opera nella periferia ovest di Caserta. Per uno dei due fratelli era stata definita processualmente nel 2016 la condanna di 8 anni di reclusione ed 8mila euro di multa, poi confermata nel 2017 e diventata irrevocabile nel 2018, dalla Corte di Appello di Napoli che gli ha disposto una condanna a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione con a carico circa 5 mila euro di multa.

L’operazione si è avvalsa di collaboratori di giustizia, che hanno aiutato i militari a ricostruire il modus operandi dei fratelli. La modalità era ben organizzata: i due imprenditori sovrafatturavano gli importi dovuti “gonfiando” i costi rispetto alle effettive forniture, quindi dichiaravano importi superiori rispetto a quelli realmente corrisposti; così facendo avevano la possibilità di creare dei “fondi neri” destinati al pagamento delle estorsioni attraverso anche l’organizzazione di incontri tra gli estorti e gli appartenenti al Clan. Questo meccanismo era così collaudato che gli imprenditori che avviavano nuove attività molte volte si rivolgevano spontaneamente ai due fratelli affinché gli indicassero i referenti dell’organizzazione da contattare per “mettersi a posto”.

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