domenica, 22 Maggio 2022

Messi abdica al Parco dei Principi, gli dèi del calcio incoronano Mbappè: lunga vita al nuovo re

Il dado è tratto. Gli dèi del calcio hanno sentenziato. Due giorni fa è avvenuto lo storico passaggio di consegne tra Messi e Mbappé.

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Il dado è tratto. Gli dei del calcio hanno sentenziato. Nel farlo, hanno scelto la  pittorica cornice del Parco dei Principi di Parigi, e affidato le sorti della vicenda ad una narrazione romantica degna del miglior Dumas. La scorsa notte, infatti, è avvenuto lo storico passaggio di consegne tra il sovrano indiscusso dell’ultimo ventennio calcistico, Lionel Messi, e l’astro nascente di questo sport, Kylian Mbappé.

Accettarlo richiede una certa dose d’impegno e di tempo. Soprattutto se si è cresciuti nel mito di Messi, cominciando a masticare calcio agli albori del nuovo millennio, e se alla figura dell’argentino è legata gran parte della propria giovinezza sportiva. Eppure, quello che è andato in scena nella notte di Champions durante la sfida tra il PSG di Mauricio Pochettino e il Real Madrid di Carletto Ancelotti segna, ineluttabilmente, un discrimine decisivo nella storia contemporanea di questo sport, e non può essere ignorato.

Dopo un’ora esatta dall’inizio del mach, l’arbitro dell’incontro, Daniele Orsato, fischia un calcio di rigore in favore dei parigini sul risultato di zero a zero. Sul dischetto si presenta Messi. Di fronte c’è Courtois, a cui le recenti prodezze europee hanno consegnato la fama di “pararigori”. L’argentino è abituato a pressioni di questo tipo. Nel corso della sua carriera ne ha vissute tante. Soprattutto in nazionale, alla Pulce sono sempre state richieste doti da condottiero, da trascinatore, da capopopolo. Una sorta di novello Maradona, di cui si sono cercate a più riprese la stessa leadership e la stessa esuberanza, rimanendovi puntualmente delusi.

Messi ne è sempre uscito a testa alta. Anzi, altissima. A chi, negli anni, gli ha rimproverato di non possedere il carisma del suo predecessore, ha risposto a suon di gol, prestazioni e record frantumati. Nel confronto col suo rivale di sempre, Cristiano Ronaldo, ha tenuto botta nei numeri, ma lo ha ampiamente messo alle spalle per classe ed eleganza, sia dentro che fuori dal terreno di gioco (che la magia, se non la possiedi, non la trovi in palestra). L’argentino, nel tempo, non ha fatto altro che collezionare trofei, infischiandosene delle critiche ingiuste al suo modo di giocare, e forse persino degli stessi premi. Riduttivi, per racchiuderne il talento. L’estate scorsa ha portato il suo Paese sul tetto d’America, scacciando via definitivamente i fantasmi del passato che lo volevano vincente solo con addosso una maglietta blaugrana.

I dissapori col Barça, però, e il successivo trasferimento a Parigi, ne hanno in qualche modo offuscato l’effigie. All’ombra della Tour Eiffel, la Pulce ha segnato appena due gol, e sul quel dischetto, ieri sera, ha portato con sé tutta la frustrazione e la rabbia del momento. Spogliato del suo mantello, la maglietta numero 10, e con indosso la 30 delle origini, quasi a volersi rifugiare nel suo glorioso passato e a voler battezzare un nuovo e più spregiudicato inizio, Messi quel rigore lo ha calciato in maniera fiacca, prevedibile. Come se conoscesse già l’esito di quel tiro. Come a voler dimostrare a suo modo, con un gesto concreto e silenzioso, che questa volta non ne ha davvero più. Che al calcio ha offerto tutto sé stesso, e che è giunto il momento di cedere il passo.

La partita il PSG l’ha vinta uno a zero. A consegnare la vittoria ai padroni di casa ci ha pensato Kylian Mbappé, il ragazzo prodigio che da qualche anno a questa parte si è messo in testa di diventare il numero uno al mondo e che, dati alla mano, ci sta pure riuscendo. Lo ha fatto con uno spunto brevilineo, rapido, che non ha lasciato scampo alla difesa spagnola. Lo slalom fulminante del giovane francese ha rimarcato la differenza di condizione atletica e mentale col suo compagno di squadra e di reparto, e ha messo in luce l’abisso che in questo momento separa i due. 

Personalmente, dubito che Messi non abbia alcun rigurgito d’orgoglio a seguito di questo errore. E fatico a credere che le movenze maccheroniche del centometrista francese, per quanto devastanti, possano competere con l’armonico “moto celeste” della Pulga di Rosario. Eppure, il rettangolo verde ieri ha detto altro, e al campo, si sa, non si contesta mai nulla. L’era Messi, parallelamente a quella di Ronaldo, sembra giunta al tramonto, e all’orizzonte si scorge appena la figura dorata di un ventiquattrenne francese che porta allegramente a spasso le difese avversarie. Se sarà in grado di prendere il posto dell’argentino, oltre che nelle statistiche, anche nell’immaginario collettivo e nei cuori della gente, sarà il tempo a dircelo. Intanto, prendiamo atto che un nuovo regno è appena cominciato, e non possiamo non augurarci che ci regali almeno in parte le emozioni offerte dal precedente. Lunga vita a Kylian Mbappé, allora. Lunga vita al re.

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