sabato, 28 Maggio 2022

Mai più donne sole in strada: la tecnologia ti accompagna a casa

"Ti accompagno io, così non torni sola": la donna è ancora nel mirino delle aggressioni verbali e sessuali dell'uomo. Nessuna applicazione, campagna o numero antiviolenza le renderà davvero libere e sicure di vivere la propria vita.

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Dalle aggressioni fisiche al cat calling – molestia verbale che rientra nell’insieme delle “street harassment” – le donne non riescono più ad essere sicure, soprattutto in strada. Secondo i dati Istat infatti oltre il 30% di loro non esce di casa la sera per paura. Ed ecco che la frase “Ti accompagno, così non torni da sola” si rivela, soprattutto di questi tempi, una delle dichiarazioni d’amore più bella di sempre. A dirla tutta non dovrebbero esserci tempi giusti o sbagliati, mai nessuna dovrebbe avere paura di tornare da sola a casa perchè prima o poi qualcuno è pronto dietro l’angolo ad approfittarsi di lei, anche solo con un commento poco apprezzabile. Questo comportamento che, secondo alcuni – forse i meno “informati” – è considerato come psicologia del vittimismo è solo la goccia che fa traboccare quel vaso pieno di disparità sociali, negazione dei diritti e divario tra uomo e donna che pensavamo si fosse già ricongiunto quel famoso 24 marzo 1947.

Un aiuto dai Comuni

“C’è bisogno di una radicale trasformazione della cultura e dell’educazione” direbbero alcuni, ma nel concreto chi fa la cultura e l’educazione è pur sempre l’uomo, inteso come essere umano in generale. Finché lui non sarà disposto a cambiare allora nessuna trasformazione renderà giustizia a quello ottenuto finora. Davanti a questi dati, le Istituzioni hanno fatto ben poco; si sono mossi solo alcuni Comuni e con iniziative sporadiche. A Trento, Milano, Ferrara e Bologna con “voucher taxi”, tariffe agevolate per alcune categorie di persone tra cui le donne che si spostano durante la notte.

Wannabesafe

Le vere rivoluzioni però sono avvenute online: nuove applicazioni e la nascita della campagna “Wannabesafe” in cui tre amiche, accomunate dalle stesse esperienze, hanno creato un sito che, siamo sicuri, accomunerebbe un bel po’ di donne. “Con il buio, le poche persone in giro durante la notte e la paura di non riuscire a fare molto per difendersi, aumenta sicuramente la percezione del pericolo” – così la psicologa Laura Epifani fotografa una situazione, tutta al femminile, della donna in strada. E non ha tutti i torti. Già è difficile denunciare in generale di aver subito un evento traumatico, figuriamoci con la possibilità di non saper riconoscere chi c’è dietro ad un’aggressione, verbale o fisica che sia, notturna. Se da un lato affidarsi ai nuovi servizi online si rivela una tranquillità, dall’altro farlo significa ammettere che c’è un problema: “Sono soluzioni palliative, che sottolineano che le donne hanno ancora bisogno di protezione e che sono una categoria discriminata”, sottolinea la dottoressa. Il problema di fondo è come viene considerato tutto quello che, purtroppo, una donna può subire.

Il catcalling

C’è chi ha timore a denunciare perché convinta di non essere creduta; madri che pur di ‘salvaguardare’ il concetto spesso effimero di famiglia, chiudono quell’occhio nero provocato dal marito e ragazzine terrorizzate dall’idea di fare il nome del ragazzo che, ubriaco, ha allungato una mano o si è lasciato andare a un commento di troppo. Finché tutto questo non verrà concretamente considerato reato e punito come tale la paura regnerà sovrana in tutte le loro vite. Il catcalling ancora non lo è, anzi culturalmente non è nemmeno una molestia. La 19enne Linda Guerrini, studentessa di economia e gestione della arti a Venezia, questo lo sa bene: “La prima volta che ho subito molestie in strada avevo 12 anni, non sapevo nemmeno cosa stesse accadendo”. Anche la sua amica Maria Anouk Benin, la stessa con la quale sui social ha promosso la campagna Wannabesafe, ha dato testimonianza di quello che poco tempo fa ha subito lungo le strade della sua città: “Quel giorno ero uscita di casa in tuta, in pieno lockdown, per andare a fare la spesa e nell’arco di dieci minuti ho subito otto molestie. Quando sono tornata a casa sono scoppiata a piangere”. Non importa come si è vestiti o truccati, se sei bella o meno, niente e nessuno può e deve giustificare tutto ciò: i complimenti sono una cosa, le molestie sessuali altre.

Le app che ti accompagnano a casa

Per sentirsi al sicuro, si spera, basterà un click. Oltre al numero antiviolenza e stalking 1522, sono state create diverse applicazioni attive h24. Il SecurWoman 2.0 è una di quelle: una sorta di guardia del corpo virtuale che, in caso di ansia, situazioni anomale o aggressione e scippo, scuotendo il telefono il sistema ti metterà in contatto con un operatore, così come buttando la borsa a terra. Se chi c’è dall’altra parte non riceve nessuna risposta, allora farà subito partire una chiamata d’emergenza a una centrale operativa e la persona viene geolocalizzata. Lo S.h.a.w. ti permette di chiamare direttamente il 112, non è un’applicazione di pronto intervento ma di prevenzione. Meglio di niente, sicuramente. Il bSafe che, come un social, ti permette di creare una rete di amici o parenti che, in caso di pericolo, vengono avvisati. Wher invece consiglia i percorsi migliori da fare a piedi, grazie alle recensioni di altri utenti.

Voglio sentirmi sicura, non coraggiosa

“Finché non si potrà rivoluzionare la società maschilista in cui viviamo, finché un uomo sentirà di avere il diritto di poterti mettere a disagio e umiliare anche con un fischio per strada rendendoti insicura di camminare da sola di notte, le donne avranno paura e avranno bisogno di servizi come queste app per continuare a vivere la loro vita“. Così alcune donne commentano la rivoluzione tecnologica nata in loro difesa. Se da una parte tutto questo è un inizio per alleviare la loro paura, dall’altra tutta questa protezione non le rende libere. La normalità non è questa: la donna deve essere sempre sicura e libera di camminare ovunque e la soluzione non è vincolare una ragazza a dover essere accompagnata fin sotto la propria abitazione. Basti pensare a quello che è successo a Firenze, nella notte tra il 10 e l’11 febbraio scorso: una donna aggredita, secondo quanto rivela, da un cittadino extracomunitario, mentre stava tornando a casa. L’ha colpita al volto con alcuni pugni e le ha strappato il telefono dalle mani per poi fuggire via. Quale è stata la colpa di quella ragazza? Di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato? No, non devono esistere posti o momenti sbagliati.

Il nemico in casa

Il vero nemico però non è solo in strada, il nemico di una donna può essere ovunque, soprattutto in casa: nell’82% dei casi infatti chi fa violenza su una donna è tra le mura domestiche, specifica il rapporto diffuso dalla Polizia di Stato “Questo non è amore”. Come disse Kofi Attan Annan La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace”.

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