sabato, 28 Maggio 2022

Riforma della Giustizia passa in Consiglio dei Ministri

Diverse le novità, a partire dal divieto di svolgere cariche elettive e giurisdizionali nello stesso momento. In più, chi ha assunto ruoli di giudice o Pubblico Ministero in una Regione non potrà poi candidarsi a un ruolo politico se non avrà lasciato il ruolo precedente tre anni prima delle elezioni.

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“La riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm era ineludibile per la scadenza a luglio del Consiglio ora in carica”. Con queste parole il Premier Mario Draghi inizia la conferenza stampa alla presenza del Ministro Marta Cartabia a seguito dell’approvazione degli emendamenti della Riforma della Giustizia da parte del Consiglio dei Ministri. Ora si attende la presentazione ufficiale in Parlamento. Il Consiglio Superiore della Magistratura torna a trenta membri, venti togati e dieci politici. Per i giudici, ci saranno tra gli altri due toghe della Cassazione e cinque pubblici ministeri. Cambia il metodo di elezionequattordici membri saranno eletti con il maggioritario tra i collegi. Due per ogni collegio diventeranno membri del Csm. Il terzo più votato in tutti i collegi sarà un Pm. Gli altri cinque saranno eletti con il proporzionale a livello nazionale.

Non ci saranno indicazioni o liste. Per i cinque giudici eletti con il proporzionale, potranno esserci dei candidati correlati, ma non c’è obbligo e comunque non ci saranno liste. La Riforma della Giustizia prevede che gli incarichi direttivi e semidirettivi restino su nomina. Si andrà in ordine cronologico, con una valutazione più bassa per l’anzianità, ma più alta per merito e abilità. Chi ha un incarico come giudice, Pm, per elezione o per nomina non potrà presentarsi alle elezioni nazionali e regionali. Per potersi candidare, sarà necessario aver lasciato la toga entro tre anni prima della data delle elezioni. L’idea della Riforma della Giustizia è di evitare il fenomeno delle porte girevoli, dove i togati sono passati dopo poco tempo alla politica. Una volta concluso l’incarico, i giudici e i Pm saranno riassegnati dal Ministero o dalle amministrazioni di riferimento. Chi si candida alle elezioni, ma non ha successo, non potrà tornare in magistratura prima di tre anni. Questa legge sarà valida anche per capi di gabinetto, segretari generali o capi dipartimento dei ministeri.

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