domenica, 29 Maggio 2022

Brunetta-Messa, il nuovo divario italiano: “Lauree e corsi pagati ai dipendenti della pubblica amministrazione”

Nuovo protocollo d'intesa Brunetta-Messa: collaborazioni e convenzioni con le Università d'Italia per potenziare la formazione, lo sviluppo delle competenze dei dipendenti pubblici e l'aggiornamento professionale. A spese dello Stato.

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La Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa e il Ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta hanno siglato il mese scorso un protocollo d’intesa a Palazzo Vidoni: grazie a collaborazioni e convenzioni con tutte le Università d’Italia si potranno potenziare la formazione, lo sviluppo delle competenze dei dipendenti pubblici e per finire, ma non meno importante, l’aggiornamento professionale. Nel dettaglio, rientrano in queste novità l’elaborazione di programmi di ricerca; l’individuazione di percorsi formativi al fine di un degno orientamento professionale; la partecipazione a master di primo e secondo livello; la valorizzazione delle esperienze di dottorato nelle amministrazioni; nuove misure per favorire l’iscrizione dei dipendenti pubblici a corsi di laurea anche magistrali col conseguente apprendistato. Ma tutto questo, a che prezzo? O meglio, chi lo paga?

Facciamo un passo indietro. Renato Brunetta, ultimamente, è al centro di critiche e polemiche per la frase pronunciata qualche giorno fa in merito allo smart working: Basta fare finta di lavorare a casa con il telefonino sulla bottiglia del latte”. Per quanto l’Italia sia un Paese democratico, nessuno dovrebbe permettersi di giudicare il modus operandi del lavoratore italiano. Con la sua frase Brunetta ha sparato nel mucchio, finendo per rinverdire il vecchio luogo comune che vuole gli impiegati pubblici tutti fannulloni. Ma non è finita qui. Brunetta rilancia: “Chi più si forma, più viene pagato, più fa carriera. È la chiave per un salto di qualità della Pubblica amministrazione”. L’istruzione e la formazione sono alla base della vita di ogni cittadino, ma non per questo lui merita di essere pagato di più rispetto a chi non ha avuto la possibilità di arrivare fino in fondo, ma possiede comunque padronanza di linguaggio, passione e dedizione per il lavoro. “Daremo a tutti i dipendenti pubblici, a partire dai neo-assunti con contratti di apprendistato, la possibilità di laurearsi, frequentare master e corsi di perfezionamento a condizioni speciali e agevolate, seguire programmi di studio e di lavoro all’estero”. Per fare ciò, il Pnrr ha messo a disposizione quasi un miliardo. Un miliardo di euro per “regalare” una laurea a un selezionato gruppo di persone, già di gran lunga più fortunate in virtù di un invidiabile contratto di lavoro statale a tempo indeterminato. Noi comuni mortali la laurea invece l’abbiamo ottenuta sì studiando, ma pagando regolarmente libri, tasse, iscrizioni e perché no anche bus, treni e appartamenti fuori sede. Parte il progetto “Ri-formare la Pa. Persone qualificate per qualificare il Paese”: in questo modo ci sarà sempre qualcuno che andrà avanti e qualcuno che, invece, rimarrà indietro. Da questo mese, più di 3milioni di dipendenti pubblici saranno coinvolti nel più grande piano di formazione per conseguire laurea, master e corsi di formazioni per acquisire le competenze necessarie con transizioni, in primis quella digitale. Tra i primi ad aderire al progetto ci sono l’Università La Sapienza di Roma, Tim e Microsoft.

“Oggi l’offerta formativa, anche per i lavoratori, è attrattiva: i corsi sono più flessibili e interdisciplinari, le modalità per seguire le lezioni sono varie e sono pensate per andare incontro all’esigenza di conciliare lavoro e studio”. Ogni giorno milioni di studenti provano a conciliare lo studio, pagandolo attraverso un lavoretto a volte anche notturno. Eppure in questi casi nessuno fa sconti, nessun docente alleggerisce il materiale d’esame, così come nessuno modifica le date o gli orari degli appelli. Se da un lato il protocollo d’intesa si prefigge l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi offerti per la pubblica amministrazione, dall’altro crea un ulteriore e ancor più ampio divario tra gli studenti e i lavoratori. E in questo momento l’Italia non può permetterselo.

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