sabato, 28 Maggio 2022

Contenuti no vax, Spotify prova a fermare le polemiche: “condanna” per il comico Rogan ma il podcast resta

Non si placa la polemica che ha investito il colosso dello streaming. Il comico, tra i più gettonati negli States, aveva lanciato su Spotify "Joe Rogan Experience", in cui palesava apertamente le proprie posizioni no vax.

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“Dispute come questa sono inevitabili se vogliamo diventare la prima piattaforma globale per contenuti audio”. Parole del CEO di Spotify, Daniel Ek, dopo che nei giorni scorsi è esplosa la polemica sul podcast del commentatore televisivo statunitense Joe Rogan. Il comico, tra i più gettonati negli States e che su facebook ha quasi 7 milioni di follower, aveva lanciato sulla piattaforma il suo contenuto dal titolo “Joe Rogan Experience”, in cui palesava apertamente le proprie posizioni no vax. Nelle registrazioni, inoltre, sono emerse alcune battute a sfondo razziale, che hanno indignato non poco diversi personaggi del mondo dello spettacolo. Tra questi, Neil Young su tutti, che ha espressamente detto: “Voglio che facciate immediatamente sapere a Spotify che ho intenzione di rimuovere tutta la mia musica dalla loro piattaforma. Lo faccio perché stanno diffondendo false informazioni sui vaccini e, di conseguenza, stanno causando la morte di tante di quelle persone che credono alla loro disinformazione”.

Il cantante si è poi scagliato direttamente contro il commentatore, affermando “Possono avere o Neil Young o Joe Rogan. Non entrambi”. Situazione piuttosto sui generis, soprattutto se si considera che il colosso internazionale ha le mani legate da questo punto di vista, avendo siglato nel 2020 un contratto dal valore di 100 milioni di dollari con il comico per avere i suoi podcast in esclusiva. Lo scorso 31 dicembre, poi, una delegazione di oltre 250 medici ha inviato alla piattaforma una missiva richiedente l’immediato intervento sui propri contenuti audio al fine di tamponare la disinformazione dilagante che alcuni di essi proponevano.

D’altronde, Rogan nell’ultimo anno ha dato spazio a diversi esponenti di teorie cospirazioniste, come il virologo Robert Malone, che hanno indispettito non poco i vertici di Spotify, messi in cattiva luce agli occhi dell’opinione pubblica. Essi sono intervenuti con una dichiarazione ufficiale rilasciata al Wall Street Journal da un portavoce, in cui si rammaricano della decisione presa da Neil Young, ma non prendono posizione nei confronti di Rogan: “Vogliamo che tutti i contenuti audio del mondo siano disponibili per gli utenti di Spotify. Questo determina una grande responsabilità sia nel bilanciare la sicurezza degli ascoltatori, sia la libertà dei creatori. Siamo rammaricati dalla scelta di Neil, ma speriamo di dargli presto il bentornato”.

Al dissenso di Neil Young si è unito, nei giorni successivi, quello di altri esponenti del mondo dello spettacolo, tra cui la cantante India Arie, indispettita dal continuo utilizzo da parte del commentatore del termine “negro” per riferirsi agli afroamericani, e Joni Mitchell, che ha aspramente criticato i contenuti del podcast e la scelta di Spotify di non sopprimerli.

“Dobbiamo avere linee guida chiare sui contenuti e agire quando vengono valicate”, ha dichiarato da parte sua il CEO della piattaforma. Ma su queste linee guida ha avuto da ridire uno dei principali investitori del colosso musicale, Thomas Di Napoli, capo del fondo pensione dello Stato di New York, che ha chiesto a Spotify di introdurre un sistema che permetterà agli utenti di denunciare eventuali contenuti che violano queste regole.

Non è tardata ad arrivare la risposta di Daniel Ek: “Condanno con forza quel che Joe ha detto, e concordo con la decisione di rimuovere passate puntate del podcast, ma non sono d’accordo con chi chiede di più. E voglio essere molto chiaro su questo: non credo che metterlo a tacere sia la soluzione al problema”. Per farsi perdonare, in qualche modo, il CEO ha annunciato un investimento di 100 milioni di dollari da destinare allo sviluppo e al marketing di prodotti musicali che definisce storicamente marginalizzati ma, a detta degli osservatori, il caso pare essere ancora lontano dalla risoluzione.

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