sabato, 28 Maggio 2022

Sanremo 2022, la gara dell’outfit più stravagante: libertà d’espressione o mossa di marketing?

Sanremo 2022 si sta differenziando per i numerosi outfit insoliti indossati dagli artisti in gara: si tratta davvero di libertà d'espressione o è una strategia di marketing?

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Il Festival di Sanremo 2022 si sta identificando maggiormente per la varietà di outfit insoliti indossati dai cantanti in gara, che per le canzoni degli artisti stessi. Ma è possibile che nel Festival della canzone italiana, un pezzo di storia della nostra Nazione e che viene trasmesso in mondovisione, si dia maggiore importanza al modo in cui l’artista si presenta sul palco piuttosto che all’inedito che presenta?

È doveroso premettere che la struttura, le coreografie e l’ingegno che si applica per presentare al meglio una canzone abbiano notevole importanza. Basti pensare a movenze, balli e outfit stessi che hanno reso celebri e iconici alcuni dei più grandi artisti che abbiano mai calcato un palco: chiunque veda una persona cantare in canottiera, non può che pensare a Freddie Mercury, un indumento tanto semplice quanto identificativo per la voce dei Queen. Ma anche il suo modo di stare sul palco, quello che in tanti hanno provato ad imitare, senza successo alcuno, in quanto fosse impossibile forzare le movenze che aveva Freddie mentre cantava. O basti pensare ad altri accessori divenuti iconici, come il cappello e il guanto bianco di Micheal Jackson e i balli che, insieme alla sua inimitabile voce, hanno reso celebre il re del pop, come ad esempio il moonwalk.

Da sempre ogni artista prova a differenziarsi dagli altri inventando uno stile proprio, che sia legato all’outfit o al carattere che viene plasmato per il proprio personaggio, e negli ultimi anni se ne sono viste di tutti i colori anche sul palco dell’Ariston: dall’indimenticabile scimmia che ballava durante l’esibizione di Francesco Gabbani con il suo pezzo vincente “Occidentali’s Karma”, fino agli stravaganti e talvolta esagerati outfit indossati da Achille Lauro nelle ultime edizioni del Festival. Da un po’ di anni, ormai, più che una gara finalizzata a decretare la migliore canzone del panorama musicale italiano, quella del Festival di Sanremo appare come una gara a chi indossa l’outfit più unico, insolito e che mai, anni fa, si sarebbe pensato di poter vedere su un palco di tale importanza.

Non mancano dunque i confronti e le pesanti critiche provenienti da chi per decenni ha visto il palco dell’Ariston come un luogo sacro, sul quale era vietato salire, si fa per dire, senza un abito che costasse qualche migliaio di euro, ed oggi lo vede invece calcato da artisti mezzi nudi, con indumenti fuori dall’ordinario o semplicemente in canottiera (e magari ugualmente criticato da chi venerava il sopracitato stile di Freddie Mercury). E non si parla solo di Achille Lauro, che sul suo particolare personaggio ci ha costruito una carriera, ma anche degli outfit presentati, tra i tanti, da Blanco, Orietta Berti, Rettore, Sangiovanni. Dal “pigiama” di quest’ultimo fino alla “rete della porta da calcio” indossata da Irama, sono tante le critiche, ma anche i meme che spopolano sul web, con il pubblico diviso tra persone indignate e gente divertita.

Ma qual è la realtà dei fatti? Perché tanti artisti preferiscono salire sul palco più importante d’Italia agghindati nei modi più bizzarri piuttosto che in maniera elegante? Secondo molti si tratta del “voler rompere gli schemi”, voler andare contro l’ordinario per non sottostare a quelli che, a tutti gli effetti, sono divenuti degli stereotipi. Perché sì, il fatto di doversi necessariamente presentare al Festival con costosissimi abiti firmati delle migliori marche di lusso, anche se l’essenza dell’artista fosse totalmente discostante da essi, appariva ormai come una forzatura, una regola che era effettivamente necessario rompere. Le esibizioni degli scorsi anni di Achille Lauro, uno dei primi a rompere queste regole sul palco dell’Ariston, hanno provocato scalpore, sorpresa, attirato numerosissime critiche per l’esagerazione dei suoi outfit o dei suoi gesti, fino a quello di poche sere fa in cui si è auto-battezzato sul palco, scatenando l’ira della Curia che lo ha “scomunicato” e che ha fatto finire sotto accusa la Rai per “aver permesso all’artista di profanare i testi sacri“.

Non ci sono solo critiche, però, perché Achille Lauro, come predetto, su queste azioni ci ha costruito una carriera: da semplice rapper di strada a “simbolo dell’anarchia”, simbolo dell’esagerazione e del poter essere ciò che ci si sente di essere. Quello che si domandano in molti, a questo punto, è: questi artisti che si vestono in maniera bizzarra o creano coreografie ancora più insolite, lo fanno davvero perché, anche su quel palco, vogliono essere sé stessi e vogliono in qualche modo lanciare un messaggio, oppure è diventata ormai una banale mossa di marketing ed una gara a chi lo applica nella maniera migliore tramite bizzarri espedienti, in modo da attirare l’attenzione del pubblico, dei media e per far parlare di sé?

Difatti, in questa edizione sembra che la situazione si sia rovesciata: gli artisti che salgono sul palco con un semplice outfit elegante si possono contare sulle dita di una mano, mentre quasi ogni cantante pare che provi a superare l’originalità dell’outfit dell’artista che si è esibito prima di lui. Fino a pochi anni fa, qualche cantante cercava di differenziarsi vestendosi in modo “strano”, adesso quelli diversi sono coloro che si vestono in maniera normale, ammesso che sia corretto applicare delle etichette come “strano” e “normale” alle scelte degli indumenti di qualsiasi persona (e non lo è). Dunque la domanda resta quella iniziale: si tratta di libertà d’espressione, di voler salire sul palco come si preferisce senza badare ad alcuno stereotipo, o di una mossa di marketing progettata dalle decine di persone che lavorano dietro il singolo artista che vediamo salire sul palco?

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