domenica, 29 Maggio 2022

“Auguri alla nostra speranza”: Mattarella ha giurato. Inizia il secondo mandato del Presidente

"La speranza siamo noi". Mattarella cita le parole di David Sassoli. "Auguri alla nostra speranza". Giuramento e discorso di insediamento del Capo dello Stato scandito da 55 applausi.

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“Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano”. Mattarella ha giurato per il secondo mandato alla carica di Presidente della Repubblica. Oggi giovedì 3 febbraio 2022, in forma solenne, si è svolta la cerimonia di giuramento del Presidente della Repubblica a camere riunite.

Ore 15:08 Piazza del Quirinale. Il Presidente parte per il breve e significativo percorso che lo separa da Montecitorio, Mattarella viene scortato partendo dal Quirinale. Intanto la campana di piazza del Montecitorio inizia suonare e cessa solo quando il Presidente raggiunge l’ingresso del Palazzo. Il giuramento avviene davanti al Parlamento in seduta comune dove Mattarella pronuncia la formula di giuramento secondo l’articolo 91 della Costituzione italiana e poi terrà il discorso.

Il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e la Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati aspettano Mattarella all’ingresso di Palazzo del Montecitorio. Con lentezza istituzionale, in una Roma inondata di sole e strade transennate per ragioni di sicurezza dovute al Covid, la macchina presidenziale si lascia alle spalle l’Altare della Patria e procede verso Via del corso. Grandi sono le aspettative per il nuovo mandato, seppur slegato dal precedente, sarà un mandato pieno e il discorso di giuramento del Presidente lascia intendere l’atteggiamento di fondo che assumerà questo settennato.

Ore 15.15 Il Presidente Mattarella con aria tranquilla e solenne arriva in piazza di Montecitorio. Dopo il saluto con le alte cariche dello Stato, le inconsuete immagini dentro il Palazzo, seguono quelle del Presidente nella Sala dei ministri. Immagini che oggi permettono ai cittadini di seguire passo per passo il presidente nell’idea di partecipazione della vita istituzionale.

Ore 15.18 Il Presidente riceve i saluti nella sala dei ministri dal Presidente della corte Costituzionale Giuliani Amato, dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi a cui si aggiungono anche Fico e Casellati le prime 5 cariche dello Stato sono così riunite. Per la prima volta le telecamere assistono ai saluti e alla conversazione delle alte cariche dello stato prima del giuramento.

Ore 15.28 il Presidente si avvia verso il parlamento fa il suo ingresso in aula. Applauso dell’Emiciclo. Alla destra del Presidente del Senato e alla sinistra della camera dei deputati. il Presidente invita ad accomodarsi ma l’applauso continua a ringraziare.

Ore 15.31 Seduta aperta. Su invito di Fico il Presidente presta giuramento. “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne la costituzione”. Ventuno colpi a salve del Gianicolo alla popolazione che il Presidente della Repubblica ha giurato.

Il Presidente comincia il discorso dicendo di essere stato chiamato per la seconda volta a questa responsabilità: “Chiamata a cui non ho inteso sottrarmi”. Il discorso è stato più volte interrotto da lunghi applausi e standing ovation. Diversi gli argomenti trattati e non ha lasciato indietro nessun tema tra quelli che segnano l’attualità italiana. “L’Italia è un grande Paese. Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno consentito di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione”.

Prosegue il Presidente facendo una profonda riflessione sull’Europa “Viviamo in una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea. L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’Europa. Siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale”

Richiama anche l’esigenza di stabilità del Paese e lo sforzo comune a cui gli italiani sono chiamati: “La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune. I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini. L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno. Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati”.

Anche la pandemia e l’emergenza al centro del discorso di insediamento: “Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza. E’ ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte l’Italia, ben oltre le difficoltà del momento. Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano”. Si è soffermato anche sui “i giorni travagliati della scorsa settimana” che hanno messo il Paese in una condizione di “incertezza politica”.

Il Capo dello Stato ha rivolto lo sguardo anche alla Corte Costituzionale “presidio di garanzia dei principi della nostra Carta. Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della nostra società -mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia. Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività” e ai medici, alle forze dell’ordine e ai sindaci. “L’esempio ci è stato dato da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle Forze Armate e dalle Forze dell’ordine, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza”.

“Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti. Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza. È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte l’Italia, ben oltre le difficoltà del momento. Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano. Un Paese che cresca in unità” segna il passo Mattarella. “Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche”

Un sentito passaggio sulla scuola e sull’importanza del ruolo istituzionale e sul rapporto con gli studenti: “Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità” e ancora “É doveroso ascoltare la voce degli studenti, che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni”

Il presidente sul lavoro “Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro. Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere della nostra società” e sulle donne “Dignità è impedire la violenza sulle donne, profonda, inaccettabile piaga che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio” sottolineando la necessità quanto mai attuale delle pari dignità “Le diseguaglianze sono freno a ogni crescita”.

Il ricordo del Presidente Mattarella per il Presidente del Parlamento Europeo “Desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, David Sassoli. La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le istituzioni democratiche ai livelli più alti, e’ entrata nell’animo degli italiani”. “La speranza siamo noi” citando le parole di David Sassoli “Auguri alla nostra speranza”, ha concluso il Capo dello Stato. L’Emiciclo in piedi chiude la seduta con un lungo applauso.

 

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