domenica, 29 Maggio 2022

Addio a Maurizio Zamparini, il “mangiallenatori” che ha portato il Palermo a giocarsi l’Europa

Imprenditore nel campo dell'edilizia e della grande distribuzione, lo ricordiamo in particolare per la sua vicenda sportiva da presidente del Venezia e del Palermo

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L’ex presidente delle squadre di calcio di Venezia e Palermo, Maurizio Zamparini, è deceduto questa notte intorno alle due. Aveva 80 anni ed era ricoverato presso l’Ospedale Cotignola di Ravenna per l’aggravarsi delle condizioni di salute in seguito ad una peritonite. L’imprenditore friulano era già stato ricoverato d’urgenza alla vigilia di Natale per un problema all’addome presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dove era stato anche diversi giorni in terapia intensiva. Lo scorso ottobre aveva subito il grave lutto della perdita del figlio più piccolo Armando, avuto dalla seconda moglie Laura Giordani, scomparso a Londra appena ventitreenne a causa di un’ischemia. Lascia i quattro figli avuti dalla prima moglie.

Gli anni a Venezia

Imprenditore nel campo dell’edilizia e della grande distribuzione, lo ricordiamo in particolare per la sua vicenda sportiva da presidente del Venezia e del Palermo. Con i veneti ottenne la promozione nella massima serie al termine della stagione 1997/98 con Walter Novellino in panchina. Nel 1987, dopo aver rilevato il Venezia, lo fonde con il Mestre, scatenando l’insurrezione di entrambe le tifoserie, acerrime rivali. Sull’argomento dirà anni dopo: “Ho fatto una cavolata, non ho tenuto conto dell’aspetto sentimentale della faccenda”. Antesignano in merito ai discorsi riguardanti gli stadi di proprietà delle società sportive, in questi anni Zamparini si batte per costruirne uno a Venezia sulla terra ferma. Acquista a tal fine un terreno nei pressi dell’aeroporto e ingaggia un’aspra battaglia con il Comune per l’edificazione del nuovo impianto, uscendone sconfitto. Pittoresco in ogni suo comportamento, raggiunge l’apice nel momento dell’addio. Siamo nell’estate del 2002, quando Zamparini carica su un pullman l’allenatore Ezio Gerlan, il direttore sportivo Rino Foschi e ben quattordici giocatori, direzione Palermo, senza lasciare alcuna motivazione.

Gli anni a Palermo

L’avventura a Palermo inizia nel segno delle polemiche. I tifosi sono convinti che l’imprenditore abbia scelto la Sicilia per i suoi affari personali, ma egli assicura: “La mia non è una mossa commerciale, voglio portare il Palermo in Serie A e poi in Europa”. Detto fatto. La massima serie arriva nel 2004, con Francesco Guidolin in panchina. Per l’Europa bisogna attendere l’anno successivo. Con lui alla guida della società i rosanero infilano dieci stagioni consecutive in Serie A, dal 2004 al 2013, sfornando talenti del calibro di Luca Toni, Edinson Cavani, Andrea Barzagli, Fabio Grosso, El Mudo Vasquez, El Flaco Pastore, Fabrizio Miccoli, Salvatore Sirigu, Andrea Belotti, Josif Ilicic e Paulo Dybala, che definisce il suo preferito. Lascia la Sicilia nel 2018, in un clima tutt’altro che disteso, dopo aver portato per ben sei volte i rosanero in Europa e avergli quasi regalato la gioia di un trofeo nazionale durante la finale di Coppa Italia persa nel 2011 contro l’Inter allo Stadio Olimpico.

Il “Mangiallenatori”

Il primo allenatore lo esonera all’età di sedici anni. Si chiama Rivetti, allena il Sevegliano, dove un giovanissimo Zamparini milita da centravanti, e la sua unica colpa è quella di avergli chiesto dei compiti di copertura. Al termine della partita, persa, Zamparini si sfoga con il suo presidente chiedendo l’esonero di Rivetti. Lui gli dà ascolto e manda via il tecnico. Sarà il primo di 51 esoneri nella vita e nella carriera di Maurizio Zamparini, che gli costeranno l’epiteto di “Mangiallenatori”. Un’etichetta che gli rimarrà addosso per sempre, e che molto spesso gli attirerà le più svariate antipatie nel mondo del calcio. Zamparini, certo, non è stato il più docile dei patron. Spesso sopra le righe e mai troppo cordiale nei modi, a dispetto di ciò che racconta chi lo ha conosciuto più da vicino. Ma nell’epoca delle cordate di investitori esteri, più legati al business della propria società intesa come azienda e sempre meno avvezzi al sentimento sincero e passionale nei confronti del proprio club, di personaggi veraci, e se vogliamo anche un po’ eccessivi, come lui, non potremo fare altro che sentirne la mancanza.

 

 

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