sabato, 21 Maggio 2022

“Prendete il futuro” e qualche manganellata

Morire di lavoro e manganellate a chi non ci sta. A Milano e a Torino gli studenti che protestavano contro l'alternanza scuola-lavoro sono stati caricati e picchiati dalla Polizia. Immagini che sembrano riportarci indietro di vent'anni.

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Il 28 gennaio poche centinaia di studentesse e studenti hanno manifestato a Torino e a Milano contro l’alternanza scuola-lavoro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la morte di Lorenzo Parelli, 18enne all’ultimo giorno di stage alla Burimec, azienda meccanica di Lauzacco, in provincia di Udine. “Lorenzo è vivo e lotta insieme a noi” gridavano gli studenti torinesi mentre marciavano verso piazza Arbarello. A poco più di 140 chilometri, un corteo di ragazzi e ragazze milanesi si è diretto verso la sede di Assolombarda per lasciare all’ingresso una trave d’acciaio insanguinata fatta con la cartapesta. Dovevano essere semplici e legittime manifestazioni di protesta, invece, come da tradizione italiana, si sono trasformate in qualcos’altro. 

La polizia ha respinto gli sudenti caricandoli più volte, colpendo con i manganelli ragazzi e ragazze; molti di loro erano minorenni. A Torino, 20 giovani sono stati feriti e trasportati al pronto soccorso in ambulanza. Volti insanguinati, ragazze riverse a terra, poliziotti in antisommossa che strattonano: se non fosse per l’abbigliamento invernale, le immagini che circolano sui social potrebbero essere quasi scambiate per quelle di un vergognoso passato.

Perché in Italia siamo così, non ci piace usare due pesi e due misure. Trattare poche centinaia di giovani come si dovrebbe reagire ai neofascisti di Casalbertone. Bloccare con la violenza ragazzi di scuola superiore come si dovrebbe fare con i seguaci di Forza Nuova mentre marciano verso la sede della Cgil. “Spero che qualcuno tra i parlamentari voglia chiedere a chi di dovere perché i poliziotti menano così spesso le mani con i nostri ragazzi”, ha scritto su Facebook Enrico Rossi, esponente del Partito Democratico ed ex presidente della Regione Toscana. Sorge infatti un dubbio attanagliante. Per quale motivosi striglia la testa di Lamorgese solo quando a subire sono le forze dell’ordine?  Perché a nessuno fa sgomento il sangue sulla fronte di un adolescente colpito da un celerino?

“Non fermatevi, non scoraggiatevi, prendete il futuro”, morite per imparare un mestiere per il quale non vi pagheranno mai abbastanza, fatevi picchiare. Non era così il discorso di fine anno del Presidente Mattarella? Ah, no.

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