giovedì, 19 Maggio 2022

L’antiabortista Metsola presidente del Parlamento europeo. Alle donne serve sempre più un’alleata

Un'antiabortista alla testa dell'organo che rappresenta i popoli di quasi tutto il continente, in un periodo storico in cui i diritti delle donne sono appesi a un filo, non fa presagire nulla di positivo

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“Nessuno esulterebbe se venisse eletta come presidente della Repubblica la reincarnazione di Ilse Köhler Koch solo perché si tratterebbe di una donna”. Nemmeno il tempo di spiegare che affidare una carica a una donna solo perché tale non equivale a fare un passo avanti verso la parità di genere. A prendere il posto del compianto David Sassoli, ultimo presidente del Parlamento europeo, è la vice Roberta Metsola. Finalmente una donna, dirà qualcuno. E invece no. L’avvocata Metsola è stata la prima donna a diventare europarlamentare a Malta, il Paese dell’Unione europea che detiene il triste primato del più basso numero di donne in Parlamento (appena il 13%). Una donna competente, dirà sempre quel qualcuno. E invece no, di nuovo.

Roberta Metsola infatti appartiene al Ppe, il Partito Popolare Europeo, nazionalista, cristiano-democratico, conservatore e liberalconservatore. Inoltre, nel 2015 la neoeletta presidente ha votato contro un rapporto del Parlamento che inseriva l’aborto fra i diritti umani, dichiarandosi “categoricamente contraria” e insistendo sul fatto che i contenuti del report non rispettavano il diritto di Malta di decidere autonomamente sulla questione. L’isola infatti, dallo scorso settembre, è rimasta l’ultima enclave antiabortista dell’Unione. Come biasimare i cugini maltesi: sappiamo benissimo che un ovulo fecondato vale più di un bambino già nato e che rischia di morire sul fondo del Mediterraneo prima ancora di poter imparare a dire “pappa”.

La presidenza del Parlamento europeo, fortunatamente, non ha il potere di cambiare o mettere lo zampino sulle legislazioni nazionali in merito all’accesso all’aborto, insisterà sempre il fantomatico signor qualcuno. E invece no, ancora una volta. Un’antiabortista alla testa dell’organo che rappresenta i popoli di quasi tutto il continente, in un periodo storico in cui i diritti delle donne sono appesi a un filo, non fa presagire nulla di positivo. Basti pensare alla situazione polacca, dove dallo scorso gennaio non è più possibile ricorrere all’IVG (fatta eccezione per la gravidanza conseguente uno stupro); ma non c’è bisogno di andare troppo lontano, considerando che nel nostro Paese sette medici su 10 sono obiettori di coscienza.

L’elezione di una donna non può farci tirare un sospiro di sollievo solo perché tale. Non solo non significa fare un passo avanti verso la parità di genere, ma non equivale nemmeno avere un’alleata “ai piani alti”. Metsola, così come Cartabia (notoriamente contraria ad aborto, eutanasia e matrimonio egualitario) o Coney – Barrett (giudice associata della Corte suprema degli Stati Uniti d’America succeduta alla storica magistrale Ruth Bader Ginsburg), non sono alleate delle donne solo perché condividono con loro (con noi) il genere. Mentre le auto che si guidano da sole non sono più una fantasia e comincia l’era del turismo spaziale, ancora una volta, le donne dovranno lottare per custodire i diritti fino a oggi conquistati con fatica. Benvenute e benvenuti nel 2022.

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