giovedì, 19 Maggio 2022

Destra al Quirinale, la lenta débâcle dell’ “operazione scoiattolo”

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La telenovela “Destra al Quirinale” riserva anche oggi, come ogni soap che si rispetti, colpi di scena prevedibili e corsi e ricorsi storici. La puntata odierna, intitolata “Ore buie in casa Forza Italia” preannuncia la lenta débâcle del Cav. L’operazione scoiattolo, nome che lo stesso Silvio Berlusconi ha dato alla sua campagna di reclutamento ‘uno ad uno’ dei Grandi elettori che dovrebbero gentilmente segnare il suo nome sulla scheda per il Quirinale, in queste ore si è “oggettivamente arenata” secondo Vittorio Sgarbi. Ma Silvio, almeno ufficialmente, non ha ancora mollato. Anzi, agli amici di Forza Italia che per tutto il giorno gli hanno telefonato assetati di novità, Berlusconi avrebbe risposto con la sua consueta verve: “Non ho deciso, ma sono molto ottimista e non deluderò chi mi ha dato fiducia”.

Pare effettivamente che il Cav abbia continuato come ormai di consueto a telefonare ai parlamentari per testare la loro disponibilità, senza ovviamente sciogliere la riserva sulla sua ipotetica candidatura. Ma nonostante questi timidi segnali, l’operazione scoiattolo rischia di essere a un passo dal precipizio; questo perché grava su di essa come una spada di Damocle l’ultimatum lanciato lunedì da Matteo Salvini. Il leghista aveva infatti concesso poco tempo a Silvio per chiudere la claudicante conta dei voti, e il tempo scadeva domenica 16 gennaio. Dopo di che, sarebbe scattata una proposta alternativa, anche se in realtà quest’alternativa, Salvini, vecchia volpe, non solo non l’ha svelata, ma continua a negarla sfacciatamente. “Non ho piani B, C e D a lui e non commento i ‘se’. Stiamo lavorando per una scelta veloce e di alto livello“, ha dichiarato.

Secondo ciò che è stato riferito da Sgarbi Rasputin, l’umore di Berlusconi, sotto la brillante maschera, è piuttosto basso: “Ci devono essere delle inquietudini di natura psicologica, non degli elettori, ma nel candidato, perché è rimasto a Milano”. Per il fidato consigliere Sgarbi, Berlusconi sarebbe vicinissimo ad un ripensamento, consapevole del fondo di verità sul fino ad ora fantomatico piano B di Salvini che non comprende naturalmente più lui come candidato del centrodestra. Berlusconi, nato ben prima di Salvini, sarebbe anche a conoscenza dei rumors che individuano i suoi sostituti nei nomi della presidente del Senato Elisabetta Casellati o dell’assessora al Welfare di Regione Lombardia Letizia Moratti, oltre che in Marcello Pera e Pierferdinando Casini. “Credo che questa, come dire, ‘pausa’ dipenda dal fatto che starà pensando se c’è una via d’uscita onorevole, con un nome che sia gradito a lui, forse Mattarella“, ha aggiunto Sgarbi.

Ma “via d’uscita onorevole” per un istrionico Cavaliere come Silvio, può davvero significare solo tirare le fila dei burattini e scegliere il nome del candidato di centrodestra? Può davvero contemplare il suo cedere il passo a qualcun altro? Senza voler cadere nell’ottica cospirazionista a tutti i costi, Silvio è troppo rodato, per non rendersi conto di essere finito per avere in mano un’arma a doppio taglio, molto complicata da maneggiare. E se fosse un coup de théâtre? Se Berlusconi rinunciasse in queste ore, o al massimo giorni, probabilmente per lui ne deriverebbero solo benefici. Lo beatificherebbero d’ufficio, immolato come un agnello sacrificale per il bene dell’Italia; e chissà, la buttiamo lì, scatterebbe la carica da senatore a vita in tempo zero.

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