martedì, 25 Gennaio 2022

Tampone negativo, epidemia colposa evitata col buon senso: “Non ci siamo fidati abbiamo pagato il molecolare”

Nella sfida contro il Covid non dovrebbero esserci vinti, ma solo vincitori. Un papà e una mamma non aspettano la Asl e scoprono di essersi contagiati di tasca propria nonostante un test in farmacia negativo 24 ore prima.

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“Se non avessimo avuto una buona coscienza, il giorno dopo ci sarebbe stata una pandemia colposa“. In questa sfida contro il Covid non dovrebbero esserci vinti, ma solo vincitori. Per ottenere il risultato basterebbe migliorare in qualunque parte d’Italia, dalla grande metropoli di Milano al paesino sconosciuto della Nazione, la gestione della pandemia in ogni sua forma. È da marzo 2021 che le televisioni, le pagine dei giornali, i gruppi facebook sono pieni di nuovi decreti legge, di numeri e di statistiche che agli occhi di chi legge appaiono solo come percentuali fredde che non onorano quello che realmente sta accadendo, o almeno non se teniamo conto del valore umano ed empatico. Sono passati quasi due anni, non è praticamente cambiato nulla. La gente si lamentava, la gente si lamenta. Come in ogni situazione, la colpa va sempre addossata a qualcuno. Le Istituzioni la danno ai cittadini, questi la danno ai “più grandi”, i quali, togliendosi da tutte le responsabilità – seppur apparentemente – la scaricano a chi lavora in sordina ma che, in realtà, fa parte di un sistema troppo complicato da gestire. Se dovessimo chiedere ad ogni singolo cittadino italiano cos’è che non va bene, non basterebbe un articolo di giornale, potremmo solo scoprire che ci sono dei comuni denominatori: i vaccini, i posti letto, gli Ospedali, le Asl, le mascherine e i tamponi.

“Quella mattina scegliere quale tampone fare, dopo aver scoperto di aver avuto contatto con un positivo, è stato quasi più difficile di quando ho dovuto decidere che facoltà prendere all’università. Per non parlare del prezzo che oscilla dai 10 euro, il più semplice ma anche il meno attendibile, ai 60 di quello più sicuro ma che, in una famiglia di tre persone, può anche significare non fare la spesa per tre giorni”. Ad oggi i tamponi hanno forse più “varianti” del virus stesso: quello fai da te – che poi se vogliamo dirla tutta sono quelli che spesso si usano in farmacia, ma che vengono venduti a 10 euro; quello rapido; quello antigienico; quello antigienico di terza generazione ed il molecolare. Senza dimenticarci del test sierologico, grazie al quale è possibile individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. Con una bambina piccola poi, il tutto si amplifica ancora di più. Alla fine opto per quello antigienico da fare in farmacia, costa 15 euro, ha una percentuale di attendibilità superiore al 70% e dopo quindici minuti si ha già il risultato. Ne prendiamo due, perché per fortuna la più piccola di casa non ha avuto nessun contatto. Almeno così sembra.

Il solito iter; tampone, attesa anche di 30 minuti e via con un bel risultato negativo, degno di essere festeggiato. Il giorno dopo, però, il mio compagno inizia a stare male, e dovendoci fidare di quell’esito, pensiamo ad un’influenza. Ma in questa pandemia nulla si da per scontato perché i numeri, così come i sintomi, vanno e vengono e per far sì che la notte possiamo dormire tranquilli senza pensare di causare una “strage” il giorno dopo, l’unica soluzione è quella di sottoporci ad un altro test, ma non tutte le farmacie lo effettuano senza prenotazione. Questo è un altro elemento comune alle lamentele dei cittadini: file chilometriche fuori ai Drive-in, alle postazioni Asl, ai laboratori e alle farmacie. I numeretti sono passati di moda, ormai ci sono i cartelli per dividere le code, quella per acquistare i farmaci e quelle per prenotare e pagare i tamponi. Così siamo costretti a comprare un tampone “fai da te”, veloce ed economico, ma sempre con meno attendibilità. L’esito è positivo.

In quel momento la frase più confortante da dire sarebbe stata: “Ma no, questo è un falso positivo. Figuriamoci è uno dei tamponi meno attendibili”; invece così non è stato. Tra di noi abbiamo dato la colpa a chi il giorno prima aveva eseguito il tampone; ma ciò non avrebbe comunque cambiato le cose. Il giorno dopo, un test antigienico in laboratorio, pagato 25 euro, ha confermato l’esito positivo. La strage in città l’abbiamo scongiurata, quella nella famiglia ancora no. Seguendo il modus operandi da due anni a questa parte, la prima cosa che avremmo dovuto fare sarebbe stato segnalarci alla Asl e poi attendere la loro chiamata dopo almeno dieci giorni. Le cose però sono cambiate, l’Azienda Sanitaria Locale di Brindisi – l’episodio è accaduto proprio lì – sulla sua pagina Facebook ha scritto: A partire da mercoledì 12 gennaio, le persone con sintomi da Covid-19 verranno prese in carico direttamente dai medici di medicina generale, come previsto dall’accordo con Regione Puglia stipulato lo scorso 7 gennaio”. In questo momento particolare d’emergenza sanitaria, la Asl “on può rispondere in tempo reale ai messaggi, non può prenotare tamponi o vaccini, controllare gli esiti dei tamponi perché ci sono ritardi per l’immensa mole di lavoro. Si scusa per il disagio e chiede a tutti i cittadini di avere pazienza”. Perciò, per uscire dai giorni di isolamento, non sarà necessario attendere la chiamata di un operatore sanitario per fare il tampone ai Drive-in, si potrà effettuare un molecolare nei laboratori. Quindi, per chiudere il cerchio: al Drive-in ore ed ore di attesa, ma lì il tampone almeno è gratis, nei laboratori bastano 20 minuti, si paga 60 euro.

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