giovedì, 20 Gennaio 2022

La leggenda del pirata che amava correre in bici, buon compleanno Marco Pantani: per sempre Il Migliore

Nel giorno del 52esimo compleanno del Pirata, alle ore 20.45 al Teatro Astra di Bellaria Igea-Marina l'anteprima de “Il migliore”, il docu-film sulla vita di Marco Pantani.

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È sempre e solo bastato un suo sguardo per sorprenderci, poco prima del buio. Un eroe umano, troppo umano da rendere le tappe più noiose piene di vita, tra una pedalata folle e un gesto inconsulto. Marco Pantani ha rappresentato il sogno prima della notte, la scintilla prima dell’oscurità. Amabile in cima alla Marmolada con la mantellina tolta sotto una pioggia battente. Sacrale con le mani alzate al cielo e gli occhi chiusi una volta varcato il traguardo. Sensazioni di chi, pur non avendolo vissuto, si è innamorato di quel ragazzo nato sul mare e diventato icona in cima al Santuario di Oropa. Domani è il giorno del suo compleanno e al Teatro Astra di Bellaria-Igea Marina sarà proiettato per la prima volta “Il Migliore”, il film sulla sua vita. Un viaggio in pellicola per ripercorrere le gesta di Marco Pantani e sullo sfondo la sua Cesenatico, luogo dell’anima di chi non ha mai smesso di credere che “uno così non cade”. “Il primo vero film su Marco”, lo ha definito la mamma del ciclista, Tonina Pantani. Un omaggio all’uomo, nel giorno del suo compleanno. Per l’occasione saranno presenti i famigliari di Marco, il regista Paolo Santolini e la scrittrice Milena Magnani.

Marco Pantani, www.pantani.it

5 giugno 1999: la discesa agli inferi

Come spiegare un legame così viscerale tra i fan e il ragazzo di Cesenatico quando quest’ultimo cade? Il 5 giugno 1999 è una data cardine per la vita di Marco. In quel momento corre il Giro d’Italia, è in cima al mondo anche se in verità si trova sui tornanti di Madonna di Campiglio. È la stella più fulgida di tutto lo sport italiano, uno scalatore che veniva dal mare. Un ragazzo nato sulla costa a cui piacevano le montagne, forse a voler segnalare la sua volontà di fuga dal reale. Forse perché da ragazzini è più bello farsi scivolare il vento in faccia durante le discese, mentre quando affronti una salita sei diventato uomo e hai bisogno di dimostrare qualcosa a te stesso, più che agli altri. Quel 5 giugno, però, Marco Pantani si ritrova per aria, a pezzi, in briciole. La gioia della vittoria a Madonna di Campiglio trasformata subito in infinita tristezza con l’espulsione per quei valori troppo alti trovati nei risultati dell’ematocrito. “Così aeronautica gli sembrava la vita quando impugnava il manubrio, così infernale gli apparve dopo quelle analisi”, scriverà Marco Pastonesi, autore di “Pantani era un Dio”. Colpevole o innocente? Tradito o traditore? Vittima o Delinquente? Domande cavalcate dai media, pronti a distruggere l’immagine di un campione.

Marco Pantani, www.pantani.it

13 luglio 2000: la rinascita

Marco in sella ci ritorna per disputare il Tour de France del 2000. Le chiome arboree, che delineavano e accompagnavano l’asfalto stando a bordo strada, facevano da sfondo ad una sfida di altrettante chiome, in questo caso umane. C’era Armstrong, c’era Ullrich e c’era, fino ad allora più assente che presente, Marco Pantani. Solo che al Mont Ventoux – sopra i 1500 metri – non c’è nulla e quel paesaggio bucolico si ferma all’istante. Armstrong è in forma, Ullrich – solo per l’importanza che aveva già assunto quel nome – dà fastidio e Marco continua ad essere assente per potersi ritrovare. Aspettava da tempo il Tour per poter rinascere, dopo quella straziante giornata a Madonna di Campiglio di un anno prima.
Mentre i pensieri appesantiscono la pedalata del Pirata, gli altri due prendono vantaggio e Marco li segue. La speranza di una rimonta si riaccende, quando, i secondi di distanza si riducono e la coscienza trasforma quella piccola speranza in indolenza verso un presente che stenta ad evolversi. Marco si eleva sui pedali e con tre accelerazioni riprende il gruppo, continuando a danzare rabbiosamente sulla bicicletta. Ullrich non reagisce, Armstrong riprende Pantani e via così fino alla volata, con la bici dell’uomo con la maglia rosa e la scritta Mercatone uno sul petto a tagliare per prima il traguardo. Il bisogno di gridare al mondo che quell’espulsione dal Giro era sbagliata. La legge del Mont Ventoux, che per conformazione geomorfica rispecchia l’animo desolato del Pirata, rispettata con il texano in maglia gialla tenuto a bada al secondo posto.

Una vita che non ha pace

Nella mente di chi lo ha vissuto con lo stesso trasporto con il quale la domenica aspettava in trepidante attesa le gesta di Ayrton Senna, Marco Pantani è ancora vivo. Un sogno ricorrente che si agita e che pretende la verità. Sullo sfondo l’Adriatico come una striscia di malinconia pronta a mescolarsi su di un cielo livido. La Riviera con la sua agonia per l’inverno. Scenari di un amore finito, senza aver trovato un colpevole. Resta quindi l’amarezza per un sogno infranto, la rabbia per ciò che poteva ancora essere ma non è più stato in quella maledettissima stanza di hotel, da quel 14 febbraio 2004.

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