domenica, 23 Gennaio 2022

Sanità, fuggi fuggi generale: +44% di dimissioni nel settore rispetto al 2020

Oltre 2.000, tra infermieri e OSS, hanno rassegnato le proprie dimissioni tra il primo ed il secondo semestre del 2021

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Sono dati allarmanti quelli giunti dal Ministero del Lavoro. Numeri che segnalano le difficoltà oggettive di professionisti del settore sanitario logorati fisicamente e stressati psicologicamente. Parliamo di oltre 2.000, tra infermieri e OSS, che hanno rassegnato le proprie dimissioni tra il primo ed il secondo semestre del 2021.

In particolare, solo nei secondi tre mesi dell’anno appena concluso, sono 507.000 le unità lavorative che hanno lasciato il proprio posto, di cui 485.000 uomini e 191.000 donne. In pratica, il 19,6% del totale.

Tutto questo non può dipendere solo dalla pandemia – dichiara il presidente nazionale del sindacato Nursing Up Antonio De Palma – E’ quanto mai necessario consentire agli infermieri e agli operatori sanitari di sentirsi parte integrante di un progetto, e non uno strumento da utilizzare solo quando ce n’è bisogno. Una delle cause principali di queste dimissioni di massa pare essere la cosiddetta sindrome da burnout, ossia una condizione lavorativa percepita come insostenibile da un punto di vista psicofisico. Le soluzioni esistono, e vanno declinate in un piano di valorizzazione del lavoratore mai messo in pratica dal Governo. Per non parlare del comportamento sconsiderato delle Regioni, che spremono all’osso i dipendenti sanitari”.

Analizzando i dati forniti da associazioni ed enti locali, poi, ci si è resi conto che i numeri più preoccupanti si registrano al Centro-Nord Italia, dove la pandemia si è fatta sentire particolarmente.

“I numeri parlano chiaro, – conclude De Palma – ma è inutile nascondersi. Il sistema era già fortemente compromesso, e lì dove si doveva investire maggiormente sulla valorizzazione delle risorse umane si sono preferiti i contratti a termine. Sono queste politiche scellerate che hanno comportato le dimissioni di massa”.

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