giovedì, 27 Gennaio 2022

Sassoli, con la furia dei no vax 2.0 abbiamo toccato il fondo

In molti archivieranno la questione bollando come crudeli o ignoranti questi accaniti no vax 2.0. Purtroppo limitarsi a pensare "dovevamo uscirne migliori, ma non è così", non basta. Dietro questi mostruosi tweet o post, non ci sono personaggi dagli improbabili nickname, ma persone.

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Che meraviglia!“, “Che buonissima notizia!“, “Sono tanto felice“. Da questa notte, da quando cioè il mondo ha saputo della morte di David Sassoli, oltre ai messaggi di cordoglio, non è per niente raro leggere di gente che si dichiara “felice” per la dipartita del Presidente del Parlamento europeo e che twitta frasi da brivido del tipo: “Una notizia che fa iniziare la giornata con il piglio giusto“. Non è gente a caso. Non sono i soliti leoni da tastiera che sfogano la propria frustrazione commentando la foto in vacanza del famoso di turno. Sono i no Vax 2.0.; sono persone molto più preoccupanti di quelle che dietro lo schermo del proprio smartphone invidiano qualcuno per la propria celebrità; questo perché parliamo di gente non solo ottenebrata dalla cieca convinzione che difendere la propria personale libertà costituzionale sia più importante che garantire la libertà comune.

Parliamo di persone che sono arrivate allo step successivo, quello del non ritorno; parliamo di mamme, papà, di donne e uomini che probabilmente fino a meno di un anno fa mai si sarebbero sognati di arrivare ad esultare sfacciatamente per la morte di qualcuno. Un qualcuno che poi era colpevole solo di aver cercato di far uscire l’Europa il prima possibile da una pandemia mondiale, colpevole di aver visto nel vaccino una speranza per uscire da questo incubo. Un qualcuno che ha messo davanti a tutto il suo dovere civico, prima ancora del suo ruolo istituzionale. Quel qualcuno che, in una lettera scritta nel 2019, quando era Presidente dei parlamentari del Partito Democratico a Bruxelles, chiese all’allora Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani di aprire le porte dell’Europarlamento ai senza tetto che di notte dormivano fuori dal Palazzo. Un qualcuno che prima da giornalista e poi da politico, non si è mai limitato a fare discorsi retorici, ma gesti concreti.

In molti archivieranno la questione bollando come crudeli o ignoranti questi accaniti no Vax 2.0. Purtroppo, però, limitarsi a pensare “dovevamo uscirne migliori, ma non è così”, non basta. Dietro questi mostruosi tweet o post, non ci sono personaggi dagli improbabili nickname, ma persone. E quello che fa più paura è che, nella stragrande maggioranza delle volte, non parliamo certo di “ignoranti”. A comporre le fila di coloro che oggi non si sono vaccinati, non ci sono solo persone con la licenza di quinta elementare, disoccupati o emarginati sociali. I circa sei milioni di italiani no Vax sono anche medici, avvocati, architetti, notai, insegnanti, professori universitari, liberi professionisti, per fare qualche esempio. Non vuole essere certo discriminatorio fare un identikit di lombrosiana memoria del no Vax, ma è significativo soffermarsi a pensare che questa ondata d’odio gratuito si è ormai impossessata del vicino di casa, piuttosto che del dentista o della dottoressa di base e non serve assolutamente a nulla rispondere con altro odio. David Sassoli ci ha insegnato qualcosa che va oltre il suo operato politico: il suo staff ha ricordato che “anche quando, recentemente, di fronte ai suoi gravi problemi di salute, si erano diffuse in rete deliranti malevolenze su Covid e affini“, Sassoli aveva scelto di non replicare, “di non inasprire i toni, gli era sembrata l’unica scelta possibile“.

Se questo orrore privo di umanità rappresentato dai post che seguono può servire a qualcosa, sicuramente potrebbe essere utile a mettere un punto. Di fronte alla cecità, non serve etichettare buoni e cattivi. Non serve fare una guerra civile quando intanto ce ne è una mondiale che si muove invisibile tra tutti noi. Serve fermarsi e guardarsi in faccia, oltre la mascherina, tentando una campagna di comunicazione atta a sedare gli animi fomentati in quel tutto contro tutti, in cui ognuno crede di avere ragione ed essere paladino della libertà comune. “O ci salviamo tutti insieme o non si salverà nessuno“, disse proprio Sassoli. Serve quindi pensare, al di là delle proprie posizioni o convinzioni, cosa è meglio per i cittadini del mondo intero. Serve a ricredersi e a riflettere che se è vero ciò che diceva Martin Luther King, ovvero che la libertà personale finisce quando inizia quella dell’altro, è vero anche che felicitarsi per la morte di una brava persona, a prescindere dal suo ruolo nella politica, è il punto del non ritorno. Da dove, si spera, non si possa fare altro che risalire.

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