sabato, 22 Gennaio 2022

Omicidio del piccolo Di Matteo, 26 anni dopo il Prefetto di Palermo visita i luoghi della prigionia

Nicola Di Matteo, fratello del piccolo Giuseppe, accompagna il Prefetto sul luogo del sacrificio.

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Il Prefetto di Palermo, Giuseppe Forlani, visita i luoghi dove ormai 26 anni fa venne brutalmente assassinato il piccolo Giuseppe Di Matteo, il primogenito di Santo Di Matteo detto “Santino”, che aveva collaborato con la giustizia. Nicola Di Matteo fratello di Giuseppe accompagna il Prefetto nelle campagne di San Cipiriello in contrada Gambascio, l’ultimo luogo di un lungo e tragico “pellegrinaggio” da una prigione all’altra. Il 23 novembre 1993 fu rapito da un commando di mafiosi, strangolato e disciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia per mano dell’uomo che lo aveva visto crescere, il boss latitante Giovanni Brusca, quando capì che Santino non avrebbe mai ritrattato le dichiarazioni sui boss.

“Pensare a quello che è accaduto in questo luogo e a quello che ha dovuto subire un bambino induce a riflettere – ha detto il prefetto Forlani – ma soprattutto conferma che bisogna mantenere altissima la guardia nei confronti della criminalità organizzata in questi territori”. Tra le tante iniziative organizzate per ricordare l’efferato omicidio del piccolo, sono stati piantati degli alberi fuori dall’edificio in cui è stato ritrovato il corpo ed è stato presentato il parco urbano che sorgerà sui terreni confiscati alla famiglia Brusca. “Siamo fermamente convinte – ha affermato Ester Mammana, commissaria prefettizia di San Giuseppe Jato – che tutto ciò possa cambiare con azioni concrete, non con parole e proclami, ma con piccoli gesti quotidiani compiuti da ognuno di noi”.

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