giovedì, 27 Gennaio 2022

Covid, da San Siro al Penzo 5mila spettatori allo stadio: un Calcio alla terza industria del Paese

Con un fatturato di cinque miliardi di euro annui, il calcio italiano si ritrova ancora una volta in ginocchio, come davanti ad un gol subìto al 90esimo.

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Stadi aperti sì, stadi aperti no? Capienza ridotta sì, capienza dimezzata, anzi al 75%.
Un bicchiere d’acqua, grazie.
L’aumento dei contagi sta nuovamente introducendo misure restrittive in tutti i settori: non poteva sfuggire all’appello il calcio, nella fattispecie la Serie A. Per i prossimi due turni, nello specifico la terza giornata del 16 gennaio e la quarta giornata del 23 gennaio, sarà consentito l’accesso agli stadi soltanto a 5mila spettatori, con il settore ospiti chiuso.
Stesso numero di tifosi per l’infrasettimanale di Coppa Italia, 50% per San Siro ospitante della finale di Supercoppa tra Inter e Juventus. Il motivo per cui la gara citata poc’anzi sia sfuggita alla “selezione all’ingresso”, è spiegato dalle Lega Calcio attraverso un comunicato ufficiale: “L’introduzione del limite a 5mila spettatori necessita di alcuni giorni affinché possa essere introdotto, per cui sarà effettivo a partire dalla terza giornata di ritorno di campionato (15 gennaio), in ossequio dei biglietti già venduti per gli incontri della settimana prossima (seconda giornata di Serie A, Supercoppa e turno infrasettimanale della Coppa Italia).

È innegabile che le misure restrittive possano cambiare nell’arco di pochi giorni, concedendo tempistiche brevi e compresse a chi gestisce. Nonostante risalgano a novembre, le parole di Valentina Vezzali, sottosegretaria con delega allo Sport, devono continuare a fungere da monito: “Non bisogna dare il messaggio che va tutto bene e che possiamo aprire tutto, ma dobbiamo dare il messaggio che ancora il nostro comportamento incide sulla salute degli altri”.
Se è vero come è vero che per poter assistere ad una partita, dal 23 dicembre, c’è bisogno di indossare la mascherina FFP2, di esibire il certificato di Green Pass rafforzato o di guarigione dal Covid, e di non consumare cibi e/o bevande, è fuori discussione anche che negli stadi vige l’anarchia totale.
Considerando lo studio di Jenifer Smith, vicedirettore medico per Public Health England, con Euro2020 come periodo di riferimento, emerge che lo stadio collabori fortemente all’aumento dei contagi a causa dell’atteggiamento noncurante dei tifosi: Gli spettatori delle partite di calcio si sono rivelati molto meno rispettosi delle regole: abbracci, scarso uso delle mascherine e assembramenti disordinati sono stati comportamenti molto frequenti”.
È matematico quindi che, una volta varcati i tornelli, la mascherina diventi un optional e la distanza sociale un lontano ricordo. Facendo una stima sulla capienza degli stadi italiani, emerge che un impianto della Serie A può ospitare in media 34mila persone, un numero non altissimo, ma nemmeno troppo basso. Ulteriori contraddizioni sono dettate però dalla discrepanza tra impianti come San Siro o l’Olimpico, che permettono l’accesso ad oltre 70mila persone, con il Penzo o il Picco che superano di poco le 11mila unità. Non serve quindi un matematico per accertare che a Venezia così come a La Spezia, 5mila tifosi rappresentino la metà della capienza totale dell’impianto e non una bassa percentuale alla quale si possa garantire il livello più alto di sicurezza.
A cosa serve quindi consentire una capienza ai minimi termini, quando una legge non scritta fa sì che la stragrande maggioranza dei tifosi confluisca in un nugolo compatto? Stesso discorso tradotto in termini economici, in un periodo in cui gli scarsi incassi hanno fatto sprofondare nel baratro dei debiti svariati club, quanto possono influire 5mila paganti, tenendo a mente che soltanto quattro squadre su venti hanno uno stadio di proprietà?
La terza industria del Paese, con un fatturato di cinque miliardi di euro annui, si ritrova ancora una volta in ginocchio, come davanti a un gol subìto al 90esimo.

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