giovedì, 27 Gennaio 2022

Tirocini extra-curriculari, se aboliti dal Governo il “cetriolo” cambia ortolano

La prima legge di Bilancio del governo Draghi potrebbe cambiare la destinazione dei tirocini extra-curriculari, ma non è ancora arrivato il momento per festeggiare la loro dipartita. Perché sarà pure la fine di un'era, ma non quella della disoccupazione giovanile.

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La nuova legge di Bilancio potrebbe modificare drasticamente i tirocini extra-curriculari. Un emendamento proposto dal ministero del Lavoro prevedrebbe infatti un’applicazione circoscritta ai soggetti con difficoltà di inclusione sociale, ossia persone svantaggiate, disabili, detenuti ed ex detenuti, tossicodipendenti ecc. L’ultima parola spetta però alla Conferenza Stato-regioni, il cui compito sarà quello di trovare un accordo per definire le nuove linee guida. Le associazioni nazionali studentesche cantano già vittoria, ma forse stiamo facendo un po’ tutti i conti senza l’oste: la fine dell’era dei tirocini ci salverà davvero dalla disoccupazione giovanile?

I tirocini tra 2014 e 2019

Un rapporto di monitoraggio nazionale in materia di tirocini extra-curriculari, pubblicato il 30 aprile 2021 dall’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), che analizza le caratteristiche delle esperienze e gli esiti dei progetti realizzati tra il 2014 e il 2019, ha evidenziato che, nel periodo considerato, sono stati attivati quasi 2milioni di tirocini extra-curriculari, che hanno coinvolto oltre 1milione e mezzo di individui e più di 500mila aziende. Secondo lo stesso rapporto, a un mese dalla conclusione del tirocinio, appena il 37,9% dei casi segue l’attivazione di un contratto di lavoro. Il valore del tasso di inserimento lievita dopo i primi tre e sei mesi rispettivamente del 47,3% e del 53,9%, ma restano percentuali fin troppo basse, considerando il numero di tirocini attivati.

Lo dimostra il fatto che, quando i tempi di ricerca di un’occupazione si dilatano al punto da rendere l’esclusione dal mercato del lavoro una realtà, chi ha terminato un tirocinio ne incomincia uno nuovo. Sempre secondo il rapporto ANPAL , l’attivazione di un nuovo tirocinio riguarda il 5,5% delle esperienze concluse al più da 31 giorni, il 9,1% di quelle concluse al più da 3 mesi e l’11,5% di quelle portate a termine da non più di 6 mesi. Infine, rimane “privo di qualsiasi esito il 34,6% dei tirocini anche dopo sei mesi dalla conclusione”.

Garanzia Giovani

Nel 2014 è stato introdotto in Italia Garanzia Giovani, il programma europeo per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei Neet, i giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Il progetto è stato finanziato con 1,5 miliardi di fondi europei per il triennio 2014-2017 e con 1,2 miliardi per il triennio successivo. Secondo il rapporto ANPAL precedentemente citato, in sette anni oltre un milione e 675mila Neet si sono registrati a Garanzia Giovani. Tuttavia, solo 778mila di loro, meno della metà, risultano avviati a una delle misure di politica attiva previste dal progetto. Solo sei su 10 tirocinanti ha trovato lavoro, ma spesso Garanzia Giovani non c’entra. Dunque, ad oggi, non si sa quanti posti di lavoro stabili abbia effettivamente creato il progetto costato 2,7 miliardi.

Servo-padrone

Secondo gli ultimi dati relativi a Garanzia Giovani, in sette anni i tirocini svolti presso le imprese sono stati 543.124 e 167.742 i corsi di formazione svolti; inoltre, sono stati 207.786 gli incentivi erogati alle imprese per l’assunzione della fascia 15-29 anni. Ma chi paga la/il tirocinante? Parte dell’indennità viene erogata dalle Regioni, ed è questo uno dei fattori che fa più gola alle aziende. Il reclutamento di una tirocinante grava pochissimo sulle spalle di un’azienda che, in questo modo, si assicura il massimo rendimento con il minimo sforzo economico, scaricando il barile alla Regione.

Garanzia Giovani. Ma quale garanzia? Quella di una retribuzione misera, che non è direttamente proporzionale all’impegno profuso. Soprattutto, la garanzia di una porta in faccia. Come accennato in precedenza, un alto numero di tirocinanti, a conclusione dello stage, non vengono assunti. Ma c’è di peggio: in alcuni casi, al termine del tirocinio, i giovani sfruttati non ricevono in tempo l’indennità di servizio che spetta loro. In Puglia, ad esempio, nell’estate del 2021, migliaia di tirocinanti hanno denunciato i lunghi ritardi nell’erogazione delle indennità degli stage già conclusi diverso tempo prima.

Hip hip urrà (?)

Dunque, la nuova legge di Bilancio potrebbe strappare i neolaureati e neodiplomati dal loop dello sfruttamento a basso costo.
Tuttavia, in questo modo si corre il rischio che questa sorte venga destinata ai cosiddetti “soggetti con difficoltà di inclusione sociale”. Se non cambia il sistema del tirocinio extra-curriculare, così come la mentalità delle aziende e degli enti che se ne servono, saranno le fasce “deboli” ad essere ulteriormente penalizzate. Non serve una fantasia cinematografica per immaginare quale potrebbe essere la sorte di un ex detenuto che, al termine dello stage, non viene assunto dall’azienda. Un programma per l’inclusione non farebbe fatica a trasformarsi in un piano per lo sfruttamento di chi è considerato socialmente più vulnerabile; il testimone (o per meglio dire, la supposta) passerebbe solo da un servo all’altro.

Non solo. L’eliminazione dello strumento del tirocinio non significa che potremo dire addio alla disoccupazione giovanile. Se da un lato la legge di Bilancio si è ricordata di confermare misure come gli aiuti ai giovani per l’acquisto della prima casa e il sostegno agli affitti, dall’altro si è dimenticata di aiutarli a trovare un lavoro per poterseli permettere. Visto l’addio al tirocinio per tutti, il minimo, da parte degli autori e delle autrici della legge di Bilancio, sarebbe rafforzare forme contrattuali “intermedie”, come l’apprendistato, magari riducendo i contributi per tutti i datori di lavoro che lo utilizzano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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