martedì, 25 Gennaio 2022

Scuola, Italia divisa dal covid tra scioperi e lezioni in classe. Ricorso del Governo contro la dad in Campania

C'è chi torna tra i banchi e chi sciopera. Da Napoli ad Ancona, da Rho a Parabiago, da Legnano a Busto Arsizio per arrivare a Saronno gli studenti invocano altre settimane di Dad. Questa mattina è stato depositato il ricorso del Governo contro la didattica a distanza in Campania.

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È caos sul ritorno a scuola: c’è chi è tornato in classe per puro senso del dovere e chi, invece, ha deciso di non varcare la porta del proprio Istituto come segno di protesta nei confronti della decisione del Governo, quello di fare lezione in presenza, seguendo tutte le norme anti-Covid19. Per questo viene invocata la Dad, nonostante fino a poco tempo fa questa nuova modalità d’istruzione era stata ben criticata da grandi e piccoli. Ma si sa “ognuno se la racconta come gli conviene”. Le scuole, gli studenti, parte del personale scolastico se da un lato si innalzano a paladini nelle decisioni del Governo, dall’altro sono quelli che comunemente chiameremmo “cambia bandiera”. L’anno scorso la Dad era “distante e poco didattica”, oggi invece viene proposta come “unica possibile rivendicazione, ma temporanea e non definitiva”. Forse l’aggettivo temporaneo rende tutto più leggero e più coerente. Fatto sta che sono oltre 200mila le classi in tutta Italia che andranno in Dad, una piccola percentuale rispetto al totale che rimane comunque perplesso per la gestione e la mancanza del personale.

“La scuola è pronta” del Ministro Patrizio Bianchi e “la scuola è un luogo sicuro” di Francesco Figliuolo non sembrano combaciare col pensiero dei quasi 8milioni di studenti ed altrettanti insegnanti. L’Andis – associazione nazionale dirigenti scolastici – prima di questo 10 gennaio aveva scritto al Premier Mario Draghi, scongiurandolo di non arrivare al punto in cui ognuno, autonomamente, avrebbe preso le proprie decisioni: “Non ci sono le condizioni per rendere operative le misure previste”. Così le Regioni, in questa occasione, hanno preso le distanze da Palazzo Chigi e dalla loro politica: il governatore della Puglia Michele Emiliano ha più volte invocato la Dad, Roberto Occhiuto della Calabria ha ripetuto la sua intenzione di posticipare la riapertura delle scuole, mentre Nello Musumeci, governatore della Sicilia, e Vincenzo De Luca, della regione Campania, hanno ritenuto opportuno rimandare la riapertura degli Istituti di tre giorni il primo e di un mese il secondo. Il Governo di fronte a questa autonoma e discutibile decisione, già da ieri aveva predisposto il ricorso contro l’ordinanza di De Luca. Ricorso depositato stamani contro la Dad in Campania.

Il Covid non si è smentito neanche stavolta, è riuscito a dividere anche il mondo della scuola. Questa volta però – forse ingenuamente o forse no – a prendere in mano la situazione sono stati i ragazzi che con il loro slogan “In presenza sì, ma in sicurezza” e con i loro scioperi in giro per l’Italia pretendono di essere ascoltati. Il loro obiettivo è mandare un segnale affinché gli studenti non subiscano passivamente la gestione della pandemia. Ogni richiesta fatta, in realtà, non è solo per la scuola di oggi, ma anche per quella di domani: tamponi gratuiti nelle scuole per il tracciamento dei contagi; rafforzamento del trasporto pubblico; garantire veramente distanziamento nelle aule e in tutti gli spazi scolastici; personale medico ed infermieristico nelle scuole; assunzione di docenti e personale scolastico per diminuire le dimensioni delle classi. Ma se il Covid divide, gli scioperi uniscono.

Caserta, Avellino, Napoli con gli Istituti Mazzini, Giustino Fortunato, Galilei, Comenio, Alberti, Gentileschi, Volta, Cavalcanti, Sbordone, Galiani, Caruso, Nitti, Mercalli, Pagano, Vittorini, De Nicola, Vico, Siani, Morante, Elena Di Savoia, Serra, Galileo Ferraris, Marie Curie, Vittorio Emanuele II, Fonseca, Genovesi.  Ancona ed Ascoli Piceno. Da Rho a Parabiago, da Legnano a Busto Arsizio per arrivare a Saronno. E poi ancora al Nord, gli studenti del Liceo Classico Manzoni di Milano hanno occupato la scuola contro le politiche del governo. Altri lo hanno fatto in silenzio, posticipando autonomamente le riaperture, altri ancora – causa maltempo, come in provincia di Brindisi in Puglia, non hanno potuto portare avanti la protesta nei pressi delle scuole. Risalta all’occhio un post pubblicato l’8 gennaio da una docente di Legnano sulla sua pagina Facebook che però rimane sempre attuale, nonostante lì le scuole siano aperte dal 7: “Lo sciopero è un diritto. Le scuole vivono certamente un momento stra-difficile. E i DS mi pare si siano già esposti. Ma questo non è un problema vostro (degli alunni). A scuola dovete tenere la mascherina. E con quella siete protetti. Questa è la sfida vera, dai?! Non diciamoci storie! Se invocate sciopero per la DAD con l’obiettivo di non frequentare un luogo sicuro almeno di regola, avete un altro obiettivo. Quale? Insegnanti riflettiamo! Genitori collaboriamo. La scuola per ora è in presenza. Le regole possono non piacerci, questo non ci esime dal non rispettarle. Noi all’Istituto Superiore Carlo Dell’Acqua abbiamo iniziato il 7. Vi aspettiamo muniti di mascherina tanta voglia di imparare”. Il Covid ha diviso anche il mondo dei docenti e degli alunni, almeno così pare.

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