sabato, 22 Gennaio 2022

Palermo, disabili picchiati e umiliati: indagate 35 persone di una Onlus

Avrebbero dovuto prendersi cura di 23 pazienti affetti da grave disabilità, invece li stordivano, li picchiavano e umiliavano.

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Sequestro di persona, corruzione, truffa aggravata, malversazione e frode: di questo sono accusati i 35 indagati dell’Operazione Relax della Guardia di Finanza condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo. Gli indagati fanno parte di una Onlus – di cui è stato disposto il sequestro preventivo – che, in convenzione con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, dichiarava di fornire servizi di riabilitazione “a ciclo continuo” in favore di 23 pazienti con gravi disabilità fisiche e psichiche. Avrebbero dovuto prendersi cura di loro invece, come emerso dalle indagini delle Fiamme Gialle, gli indagati picchiavano e deridevano i degenti, li umiliavano trascinandoli sul pavimento, offendendoli, chiudendoli in isolamento senza né cibo né acqua. Il personale della struttura, pagata con i fondi pubblici, sottoponeva quotidianamente i pazienti a gravose ed immotivate limitazioni della propria libertà personale rinchiudendoli all’interno della “sala relax”, un locale di pochi metri quadrati completamente vuoto e privo dei servizi igienici: qui i disabili rimanevano rinchiusi per diverse ore, al buio e senza assistenza; imploravano di uscire, supplicavano per avere dell’acqua o del cibo, ed erano costretti a espletare i propri bisogni fisiologici sul pavimento. Le vittime venivano stordite con la somministrazione una massiccia terapia farmacologica del tutto ingiustificata, che rendeva “innocui” i pazienti riducendo di conseguenza il rischio di potenziali complicazioni nel corso dei turni di lavoro dei torturatori.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro dell’organizzazione, nonché di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 6,7 milioni di euro. L’amministratore e i soci dell’Associazione, attraverso la simulazione della forma no profit dell’ente, e grazie all’utilizzo di documentazione falsa (planimetrie, relazioni tecniche, rendiconti trimestrali delle prestazioni erogate), avevano conseguito l’accreditamento istituzionale con la Regione Sicilia ed il successivo convenzionamento con l’ASP di Palermo ottenendo, nell’ultimo quinquennio erogazioni pubbliche per 6,2 milioni di euro. Oltre 470mila euro di questi fondi, invece di essere destinata ai pazienti o reinvestita nell’adeguamento della struttura, erano entrati direttamente nelle tasche dei soci e venivano usati per fini privati, come liquidazione di compensi non dovuti, autovetture, viaggi e soggiorni in strutture ricettive, prodotti enogastronomici, gioielli e regali.

Oltre all’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di malversazione, gli indagati sono accusati anche di corruzione: nella rete è caduto un funzionario dell’ASP di Palermo che avrebbe asservito stabilmente la propria funzione agli interessi economici dell’Associazione, ottenendo, come ricompensa, l’assunzione del figlio e della nuora. Contestato anche il reato di frode nelle pubbliche forniture, considerate le “prestazioni sanitarie” destinate ai pazienti, ben lontane non solo dagli standard qualitativi previsti, ma anche da quelli dell’umanità.

Delle 35 persone indagate, 10 sono finite in carcere, sette agli arresti domiciliari; per cinque di loro è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza e per 13 indagati l’interdizione dall’esercizio di attività professionale.

 

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